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Michael Jackson Day 2013 – Inaugurata prima statua italiana a MJ

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Ieri (fino a poche ore fa, praticamente) sarebbe stato il 55° compleanno di Michael Jackson.

Per celebrare questa ricorrenza, in Italia si è organizzato il MICHAEL JACKSON DAY: un’intera giornata di eventi in onore del Re del Pop, tra cui l’inaugurazione della prima statua permanente italiana a lui dedicata.
L’evento si è tenuto al parco di divertimenti Rainbow Magicland, vicino Roma.

Durante la giornata, dopo l’accoglienza alle 10:00, ci sono stati vari eventi jacksoniani: il tribute show alle 10:30 nel Palabaleno, le esibizioni di vari performers alle 11:30 e alle 14:30 nell’Area Picnic, il tribute show alle 17:00 al Gran Teatro. Nell’arco della giornata, erano anche presenti degli stand nell’Area Picnic con materiale jacksoniano.

L’evento è culminato con l’inaugurazione della statua dedicata al Re del Pop, la prima in Italia, posizionata davanti al Castello di Alfea.

L’inaugurazione è stata accompagnata dal lancio di centinaia di palloncini bianchi e celesti con su scritte alcune delle frasi più famose di MJ. Prima di scoprire la statua, c’è stato anche il tempo per alcune performance e per gli interventi di Michele Perniola, il giovane che con le canzoni di MJ ha vinto l’ultima edizione del talent show “Ti lascio una canzone”, e Frank Cascio.

Da ricordare anche il profilo internazionale della statua, realizzata in collaborazione tra il maestro italiano Luca Izzo e il maestro tailandese Jusana Hopas.

In quest’opera è molto particolare la raffigurazione di MJ. Opere simili all’estero si erano focalizzate molto o sull’aspetto spettacolare (da show man) di MJ, o sul suo aspetto umanitario-impegnato. In questa statua, invece, si può vedere bene, a parere di chi scrive, un Michael Jackson della Bad Era, l’artista e umanitario, certo, ma il tutto racchiuso all’interno dell’essere umano che era, della persona, nella sua semplicità e umiltà. Una statua davvero bella e significativa.

Oltre a quanto organizzato dal Comitato Michael Jackson Day, non sono mancati omaggi a sorpresa per MJ in spettacoli tradizionali del parco, come la diffusione della sua musica dagli altoparlanti, tipo nell’attesa di qualche attrazione, e il divertente e al tempo stesso toccante omaggio che il cabarettista del Gran Teatro ha effettuato poco prima del tradizionale spettacolo “Tutti pazzi per il musical”. Una gran bella sorpresa.

In passato, sia il comitato organizzatore che Magicland nei loro comunicati hanno ricordato che tra i progetti che MJ non era riuscito a realizzare in vita c’era proprio un parco di divertimenti nei pressi di Roma. Fa piacere che ora questo parco ospiti come istallazione permanente questo monumento alla persona Michael Jackson, oltre che all’artista e umanitario.

Fonti: magicland, mjfs, comitato mjd

Michael Jackson Day al Magicland di Roma

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Il 29 agosto 2013, per il 55° anniersario della nascita di Michael Jackson, il parco di divertimenti di Roma, Magicland, organizzerà un tributo al Re del Pop.

Per tutto il giorno, infatti, verranno realizzati spettacoli ed eventi che esalteranno il “più grande talento della storia della musica moderna”: flashmob, animazione itinerante con Tribute Artists, mostre fotografiche e di pittura. Come ospite d’onore, ci sarà il giovane Michele Perniola, vincitore dell’ultima edizione di “Ti lascio una canzone”.

Inoltre, verrà inaugurata la prima statua in Italia dedicata a Michael Jackson, stabilendo una “location permanente” a lui dedicata.

Quando si annunciò l’apertura del parco nel 2009, l’articolo a riguardo fece un accostamento a MJ che sembrava solo uno dei tanti tentativi di sfruttare l’immagine del Re del Pop e il suo recente assassinio per farsi pubblicità sulla sua pelle. Ora, però, questo evento e l’istallazione permanente sembrano un buon tentativo per riscattare l’immagine di questo parco, offuscata da quell’articolo un pò ambiguo.

Ecco il comunicato ufficiale del parco:

In occasione della ricorrenza dei 55 anni della nascita di Michael Jackson, scomparso tragicamente nel 2009, verrà inaugurata la prima statua in Italia dedicata alla grande Star della musica Pop.

Magicland offrirà una magica opportunità: una location permanente per immortalare il mito.

Tutti coloro che vorranno partecipare possono acquistare il biglietto on line dalla home page: acquista il biglietto inserendo il codice sconto MAGIC MICHAEL.
Il ricavato verrà utilizzato per la costruzione dell’opera.
On progress vi aggiorneremo sui risultati ottenuti.

Acquista subito il tuo biglietto!

La giornata riserverà grandi sorprese, sarà all’insegna della musica del leggendario artista, con coreografie dedicate, Flashmob, animazione itinerante con Tribute Artists, Mostra fotografica e di pittura dedicate a Michael Jackson, un modo per rendere omaggio al più grande talento della storia della musica moderna.

Per ulteiori info puoi inviare una mail magicmichael2013@libero.it

Spike Lee parla di “Bad 25” a Venezia

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Riportiamo una nostra parziale trascrizione e traduzione della conferenza stampa tenuta da Spike Lee il 31 agosto presentando il documentario “Bad 25” alla Mostra del Cinema di Venezia.

«Questo è un giorno davvero speciale. E non è un caso. 25 anni fa, oggi l’album “Bad” fu pubblicato. Esattamente lo stesso giorno, 31 agosto. 25 anni fa, in questo stesso giorno quest’album fu pubblicato. E due giorni fa era il compleanno di Michael Jackson: è nato il 29 agosto 1958.

Non li ho mai incontrati, ma i figli so che vogliono trovare quanto possono sul loro padre, e impareranno molto su loro padre quando guarderanno questo documentario.

Uno dei motivi per cui ho voluto accettare di fare questo documentario è perché quando mi è stato chiesto dall’Estate e dalla Sony Records dissero che volevano concentrarsi sulla sua musica. E penso che ci sono stati troppi anni in cui noi, ed includo anche me stesso, ci siamo concentrati su cose di Michael Jackson che non avevano niente a che fare con la sua musica. Questa volta ci concentriamo solo sulla sua musica, sul genio di Michael Jackson, che ci consente di scavare nel suo processo creativo.

Noi tutti consacriamo il suo lavoro finito, ma resta nascosto come gli elementi sono stati messi insieme. Noi vediamo il prodotto finale ma non vediamo il sangue, il sudore e le lacrime versati durante il lavoro.
Quindi, questa ne è l’opportunità, parlando con i musicisti, parlando con i discografici che hanno collaborato con Michael per fare questo.

La gente dimentica che quest’album “Bad” seguì “Thriller”, che ancora oggi è l’album più venduto di tutti i tempi. Pensate solo alla tremenda pressione sotto cui si trovava Michael per ideare come proseguire dopo l’album più venduto di tutti i tempi.

Lui voleva che “Bad” vendesse centinaia di migliaia di copie, perché lui non era mai soddisfatto da quello che faceva. Lui voleva avanzare, e diventare più grande, e migliore, e crescere ogni singolo momento. E questo è ciò che fa ogni artista. Un grande artista non rimane stagnante, un grande artista non ripete le stesse cose in continuazione. E, secondo me, questo è ciò che viene trattato in questo documentario.

E inoltre, facendo questa collaborazione con la Michael Jackson Estate, il signor John Brance, John McLain, e anche Karen Langford, abbiamo avuto completa accessibilità… avete visto il film: avete visto cose in questo documentario che il mondo non aveva mai visto. Mai.

Voglio dire, quando ho letto questa nota che Michael… e questo secondo me è molto importante… che Michael scrisse, e la mostriamo nel film, “Studia i migliori e diventa migliore”. Voglio dire, è sorprendente. Michael non se ne stava seduto per conto suo; lui andava a prendere Bob Fosse, Gene Kelly, Fred Astaire, James Brown, Marvin Gaye, Stevie Wonder. Lui raccoglieva le cose migliori non solo riguardo alla musica: arte, fotografia, ballo, e prendeva tutto le cose che i grandi artisti avevano fatto nel mondo e le incorporava in quello che lui faceva.

Quello che Michael Jackson significa per me è incorporato in questo documentario. Perché, non voglio sembrare falso, ma questa per me è una lettera d’amore per Michael Jackson.

Io sono cresciuto con Michael Jackson: sono nato nel 1957, Michael è nato nel 1958, così come Prince, la gente non sa che Prince e Michael avevano la stessa età.

Quando vidi Michael come parte dei Jackson 5 … Quando vidi i Jackson 5 all’ Ed Sullivan Show io volevo essere Michael Jackson. Avevo la pettinatura afro, ma il canto e il ballo sono ciò che mi hanno fermato. Quindi, sono cresciuto con Michael Jackson. Successivamente, e questa è la grande cosa che riguarda la mia vita, è che con tutte le persone che ho amato poi ci ho lavorato insieme: Michael, Steve Wonder, Prince. Queste sono le persone con cui sono cresciuto e che ho amato e con cui ho lavorato.

E, per quanto riguarda questo documentario, per me è stata la conferma di quanto duramente lavorava.

(…) Quando Michael aveva sette anni, studiava James Brown, Jackie Wilson, era sotto tutela di Berry Gordy e della Motown, dove c’erano anche Steve Wonder e le Supremes, e i Temptations, e Marvin Gaye. Voglio dire, come possono tutte queste cose non influenzare la tua musica?

Allora ripeto, concentriamoci sulla musica di Michael Jackson e lasciamo perdere tutta l’altra roba.»

Spike Lee continua ricordando il momento in cui apprende della morte di Michael Jackson nel 2009, mentre era a Cannes. E racconta che, tornato negli Stati Uniti, si è accorto che aveva sul suo iPad solo un album di MJ, “Off The Wall”, così decise di scaricare ogni singola canzone legata a MJ e dice di averle ascoltate in continuazione per tutto l’anno successivo, tutti i giorni e tutte le ore.

Prosegue poi:

«Il ballo era parte di Michael Jackson, certamente. Avete ragione, “Bad 25” è incompleto perché è un argomento che non abbiamo incluso, il ballo. Quella è stata una decisione difficile perché non si può tralasciare il ballo, ma quello che abbiamo fatto è stato, nuovamente, di intervistare il suo coreografo per scoprire da dove arrivavano le sue mosse. Come io non sapevo, “Smooth criminal” fu ispirato da Fred Astaire, da “The Band Wagon” diretto da Vincente Minnelli. Non sto dicendo che l’ha rubato; si tratta di un omaggio. Lui ha ammesso che Fred Astaire e Gene Kelly erano due dei suoi più grandi eroi. Ma quello che mi sbalordisce è il modo in cui mette insieme questi elementi. (…) Il pezzo si chiama “The Girl Hunt” dal film “The Band Wagon” diretto da Vincente Minnelli; ma il modo in cui viene unito “The Girl Hunt” con “Smooth Criminal” per me è strabiliante.

“Man In The Mirror” davvero è diventato un inno per Michael. Come viene detto nel film, quando John Lennon fu assassinato avvenne così per “Imagine”, e quando Michael Jackson è morto questo si è ripetuto con “Man In The Mirror”. Non sto dicendo che Michael appare come Gesù Cristo, ma se guardi quella performance vedi che è di un altro mondo. Quell’esibizione (inserita nel finale del documentario, ndr) è dello spettacolo di Wembley: quella è una delle più grandi performance di sempre. E tu vedi Michael cantare quella canzone… Lui non è di questo mondo, lui è in un altro… lui è altrove.»

54 anni di MJ. Spike Lee a Venezia

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Oggi Michael Jackson avrebbe compiuto 54 anni.

Inutile dire che ci saranno commemorazioni un pò in tutto il mondo da parte dei vari fans.

Purtroppo nei giorni scorsi Spike Lee ha annunciato che il party “Brooklyn loves MJ” da lui organizzato nel 2009 e nel 2010 e saltato all’ultimo momento nel 2011, quest’anno non si è potuto organizzare.

Sembra però intenzionato a riorganizzarlo l’anno prossimo.

Ad ogni modo, Spike Lee il 30 agosto sarà a Venezia per la 69^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (inaugurata ieri sera), dove presenterà nella categoria Fuori Concorso il suo documentario su Michael Jackson nella Bad Era, “Bad 25”, realizzato per l’omonima campagna di celebrazione del 25° anniversario dell’uscita di Bad. Proiezioni previste per il 31 agosto e il 1° settembre.

Spike Lee, inoltre, riceverà il premio “Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker”, riconoscimento assegnato alle personalità che hanno portato grandi innovazioni al Cinema contemporaneo.

Tutti a Venezia, dunque.

Unity Tour 2012 dei Jacksons

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Il 20 giugno c’è stato il debutto dell’Unity Tour, il ritorno sul palco dei Jacksons.

Dopo 28 anni dal loro ultimo tour, il Victory Tour del 1984, e dopo anni di annunci che non avevano avuto un seguito, finalmente i fratelli di Michael Jackson sono riusciti a realizzare il loro progetto di tornare ad esibirsi insieme con i vecchi successi.

Purtroppo è avvenuto solo dopo la morte di MJ, ma comunque sono riusciti ad organizzare un tour di 15 date negli Stati Uniti e una in Canada tra giugno e luglio 2012.

L’esibizione in Canada è stata proprio quella del debutto, il 20 giugno, a Rama (Ontario).

L’evento porta inevitabilmente a ricordare le esibizioni di MJ, mettendo ancora più in risalto la grande assenza del Re Del Pop, provocando nostalgia anche, ovviamente, ai Jacksons.

Tito ha dichiarato: “Ci sono delle canzoni che ti fanno percepire la tristezza ed altre che invece arrecano tanta gioia e felicità quali ‘ABC’ e ‘I Want You Back’ ed altri pezzi ritmati come ‘This Place Hotel’. Me lo immagino com’era solito camminare, volteggiare e fare tutte queste cose. Riesci a sentire la sua presenza qui”.

E Jermaine ha detto:  “I fratelli non lo sanno, ma sono più volte scoppiato a piangere durante le prove. Sono talmente abituato ad avere Michael alla mia destra seguito da Marlon, Jackie e così via. E’ semplicemente un qualcosa a cui non ci abitueeremo mai”.

Per le date del tour e gli aggiornamenti, si può visitare il sito ufficiale dei Jacksons: http://www.thejacksons.com

Emma vince il Festival di Sanremo 2012

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Ieri sera c’è stata la finale del Festival di Sanremo.

Momento di grande interesse è stato quando Adriano Celentano è tornato sul palco dell’Ariston dove ha provato a chiarire la sua opinione espressa durante la prima serata, martedì scorso. Ancor prima di terminare il suo discorso, la platea si è divisa: alcuni, sentendolo ribadire e spiegare meglio la sua opinione, l’hanno interrotto iniziandolo a contestare, mentre altri l’hanno incitato e sostenuto.

Platea divisa, dunque, che però non l’ha contestato quando è riuscito a terminare la frase esplicativa che gli avevano interrotto.

Bello e toccante il momento del duetto tra Adriano Celentano e Gianni Morandi, il quale si è commosso per la presenza del suo mito e per la possibilità di cantare insieme al più grande artista italiano dei nostri tempi.

Tornando alla finale canora, c’è stata una nuova dimostrazione di vittoria sospetta. Anche stavolta, infatti, come succede troppo spesso a Sanremo, non ha vinto il più meritevole (o meglio, in questo caso, la più meritevole, visto che in finale sono finite tre donne).

Ripercorriamo la dinamica:

  • La giuria demoscopica di ieri porta a stilare questa classifica: prima Arisa, seconda Noemi, terzi Gigi D’Alessio e Loredana Bertè (che, ricordiamo, erano stati eliminati la prima sera e poi ripescati), quarta Emma.

  • La sala stampa vota compatta per Emma (addirittura si esulta in sala stampa quando viene letto il suo nome), facendola risalire al 1° posto e scalzando dal podio l’ottima coppia Gigi D’Alessio e Loredana Bertè.

  • Il famigerato televoto (taroccato o forse utilizzato da irrecuperabili teledipendenti) porta alla vittoria Emma (che già aveva cominciato a commuoversi e a ringraziare in maniera sospetta quando è stata ripescata dalla sala stampa).

Emma, così, è la terza artista (in 4 anni) protetta di Maria De Filippi a vincere il Festival di Sanremo.

Interessante l’immagine intravista in chiusura di programma, mentre la trasmissione veniva sfumata, dell’abbraccio tra le splendide e ottime Arisa e Noemi, rispettivamente seconda e terza classificata.

Ricordava le Olimpiadi di Atene 2004, quando Yuri Chechi, terzo classificato, abbraccia il bulgaro Jordan Jovtchev, secondo classificato, indicandolo come il vero vincitore della gara, trascurando l’immeritevole primo classificato Dimosthenis Tampakos, il greco che, nonostante svariate imperfezioni, fu premiato dalla corrotta giuria in un’Olimpiade caratterizzata da evidenti compravendite di premi.

A parte la vincitrice, dunque, musicalmente non è stato un pessimo festival.

Whitney Houston e lo showbusiness

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Ieri si è celebrato il funerale privato di Whitney Houston nella New Hope Baptist Church di Newark, nel New Jersey.

Tra gli artisti che hanno partecipato alla cerimonia, ricordiamo Kevin Kostner, protagonista con la Houston del film “La guardia del corpo”, che scelse personalmente di utilizzare come colonna sonora del film la canzone “I will always love you”, che diventò il singolo più venduto nella storia da una artista femminile con oltre 16 milioni di copie vendute.

Tra gli altri, sono intervenuti anche Alicia Keys, Steve Wonder, R. Kelly.

Al funerale, a cui si poteva accedere solo su invito, registriamo la presenza anche di Oprah Winfrey, Beyoncé, Aretha Franklin, Jay Z, Bill Cosby. (Fonte: TMNews)

Giunta al successo negli anni Ottanta, Whitney Houston dominò le classifiche mondiali, vendendo complessivamente 170 milioni di dischi, diventando una delle donne di maggior successo nel campo discografico e l’artista femminile afroamericana di maggior successo (l’artista maschile è Michael Jackson). Vincitrice, tra l’altro, di 6 Grammy Awards e detentrice del record per il maggior numero di American Music Awards ricevuti, 22 in tutto. (Fonte: Wikipedia)

Dopo un periodo di crisi per motivi familiari negli anni ’00, nel 2009 pubblica un nuovo album con cui torna alla ribalta.

Nonostante tutto ciò, Whitney Huston, che doveva partecipare ai Grammy Awards la sera stessa in cui è stata ritrovata morta a causa di un cocktail di farmaci e alcol, sembra che fosse in bancarotta.

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Whitney Houston, così, si aggiunge alla lista delle morti eccellenti, tra i big della musica Occidentale, in seguito all’utilizzo di farmaci e alcol.

I risultati dell’autopsia sono stati secretati e alcuni testimoni raccontano che fino al giorno prima della morte Whitney era allegra e tranquilla.

Certo, fa riflettere anche solo l’attuale versione ufficiale secondo cui Whitney è morta, il giorno in cui doveva partecipare ai Grammys, per l’assunzione di farmaci e alcol mentre era praticamente in bancarotta.

La morte sopraggiunta per farmaci non è la prima volta che accade nel mondo dello showbusiness. Vediamo le assonanze tra i principali artisti morti in un modo simile negli ultimi anni: tra tutti, Michael Jackson e Amy Winehouse.

  • Michael Jackson, attaccato in continuazione e in tutti i modi per decenni, precipita nella dipendenza da farmaci (antidepressivi e antidolorifici); nonostante sembra si fosse ripreso, proprio i farmaci vengono utilizzati per ucciderlo dopo averlo legato contrattualmente costringendolo ad accettare di sostenere 50 concerti, grazie anche alla situazione economica non positiva che si era creata (nonostante fosse l’artista di maggior successo della storia e il più premiato). Ricordiamo, infatti, che MJ era legato alla Sony dal 1990 (e da quel momento, iniziano i vari colpi che gradualmente lo portano a cessioni in favore della Sony, dal ’93, prima che termini addirittura il primo tour con la Sony) e che, sembra proprio a causa di tale contratto, non poté pubblicare nuovo materiale tra il 2006 e il 2009 (dopo aver dovuto subire anche il boicottaggio da parte sempre della Sony nel 2001), precipitando in una situazione economica negativa per risolvere la quale finì per accettare di fare il THIS IS IT TOUR (i cui 10 concerti furono subito moltiplicati a 50 per 6 mesi, con cadenza praticamente giornaliera, e le cui spese sarebbero state addebitate a MJ se non si fosse esibito, anche se ciò fosse stato dovuto a motivi di salute…).

  • Amy Winehousse, presa di mira dai tabloid, esce dalla dipendenza da droghe e alcol, ma sembra fosse stata costretta ad esibirsi davanti grandi platee di pubblico nel tour che stava effettuando, nonostante fosse a disagio con platee troppo estese. Oltretutto, dichiarò di non riconoscersi completamente nel suo primo album, perché manipolato dalla casa discografica. Dopo che vennero annullate un paio di date del tour, viene ritrovata morta dopo aver assunto alcol per la dinamica denominata “stop and go” (cioè quando si riassumono sostanze alteranti dopo un periodo di disintossicazione).

  • Ora Whitney Houston, tra le più grandi artiste di successo al mondo, muore, ripeto, il giorno in cui deve esibirsi davanti alla platea dei Grammy Awards, con una situazione finanziaria critica. Muore per l’assunzione di alcol e farmaci.

Verrebbe in mente qualche dubbio: Whitney è stata costretta a partecipare ai Grammy? O quantomeno si è sentita costretta vista la situazione finanziaria? Invece che un piacere, la sua partecipazione era una necessità? Come mai tutte queste assonanze tra queste morti eccellenti? Situazione economica precaria-imposizioni delle case discografiche-partecipazione a megashow-morte per alcol e farmaci

Comunque, per sostenere il genere di pressione che questi show comportano, un sistema molto diffuso nello showbusiness è di ricorrere a sostegni di questo tipo (ricordiamo, ad esempio, quando anni fa Mariah Carrey si presentò ubriaca a ritirare un premio facendo scalpore).

Anche la morte di Whitney sembra la dimostrazione dell’insostenibilità del mondo musicale anglofono, dominato dalle case discografiche: sovraesposizione degli artisti, privacy inesistente, spettacolarizzazione estrema, pressione insostenibile per gli artisti (con inevitabile, conseguente e necessario ricorso a qualche tipo di supporto mentale), vincoli strettissimi che legano gli artisti e li costringono ad effettuare grandi show, autonomia degli artisti al minimo.

Per far terminare questa pratica insana, la cosa migliore da fare sarebbe di non finanziare più questo tipo di mondo discografico tramite il non-acquisto di dischi delle Major, il non-finanziamento e la non-partecipazione a grandi eventi come i Grammy e il non-acquisto di biglietti per i megatour mondiali imposti dal “sistema”.

In tal modo, probabilmente, gli artisti sarebbero più invogliati a restare indipendenti dalle Major, così che mantengano autonomia e non debbano sostenere le pressioni a cui con questo sistema sono costretti. (Inquietante il fatto che i diritti sulla musica di Whitney Houston siano detenuti proprio dalla Sony che, a quanto pare, subito dopo la morte ha aumentato il prezzo dei singoli su iTunes per poi riabbassarli dopo le numerose proteste degli utenti – Fonte: repubblica.it).

SAVE THE MONEY, FOLKS!

Addio Whitney.

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