La storia del lupo bianco e nero.

«“Il lupo bianco e nero stava arrampicato su un albero e si lasciava in continuazione cadere sugli animali del fattore. Finché un giorno il fattore radunò tutti i suoi figli e tutti gli amici dei suoi figli, perché restassero lì tutti in attesa che il lupo bianco e nero balzasse giù dall’albero. Alla fine il lupo si lanciò su un animale dalla pelliccia bruna e rognosa, così che tutti gli forarono a fucilate quel bel mantello bianco e nero.

Ma loro salvarono la pelliccia. Scuoiarono il grande lupo bianco e nero che balzava giù dall’albero e conservarono quella bellissima pelliccia, affinché quelli che sarebbero venuti dopo potessero vedere quali erano state le sue fattezze e meravigliarsi della sua forza e della sua grandezza. E le generazioni successive, difatti, parlarono molto di lui, e narrarono molte storie sul suo valore e sulla sua fierezza, e piansero per la sua scomparsa.

Perché gli spararono?

Dovettero farlo. Non si può fare altrimenti con un lupo così.”

Il lupo aveva goduto della sua grande abilità di spiccare balzi, e di quel suo ripetuto saltare inarcando quel corpo meraviglioso… Ma infine quel corpo era scomparso, abbattuto a fucilate. E a causa di misere e scarne bestie che sarebbero state in ogni caso macellate e mangiate. Animali privi di forza che non sapevano spiccare balzi, che non provavano orgoglio alcuno per i loro corpi. E tuttavia, da un punto di vista più positivo, grazie alla sua morte questi animali avrebbero continuato a procedere strascicando i propri passi. E il lupo bianco e nero non se ne sarebbe mai lamentato; non aveva detto nulla nemmeno quando gli avevano sparato. I suoi artigli erano ancora profondamente affondati nella sua preda. Per nessun motivo, se non per il fatto che quello era il suo modo di vivere e gli piaceva. Era il suo unico modo. L’unico stile col quale era in grado di vivere. Tutto quello che conosceva. E l’avevano preso.»

(Philip K. Dick, 1977)