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Assalto punitivo contro Paris Jackson

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Ebbene sì, Paris Jackson ha subìto una rappresaglia punitiva per aver rilasciato un’intervista a Rolling Stone in cui, tra le altre cose, ribadisce il fatto che il padre sia stato assassinato.
Non si tratta dell’unica dichiarazione fatta da Paris, ma evidentemente quella ha dato molto fastidio.
Ed è per questo che un plotone di Paparazzi è stato inviato a scopo intimidatorio appositamente per molestarla, accecarla e demolirla. E’ fin troppo evidente.
Come altri hanno detto, sollecitati sull’argomento, «Parlarne pubblicamente ci metterebbe a rischio. Se hanno potuto uccidere MJ.. potrebbero facilmente fare del male anche a noi».
E questo assalto ne è stata la dimostrazione. Il messaggio è che se parla sanno come trovarla e come renderle impossibile la vita. Così come fecero con il padre. Certo che questo attacco ha avuto forse la controindicazione che ha portato nuovamente sotto i riflettori tutta la faccenda, anche con chi si era perso quell’intervista (o quel pezzo dell’intervista), con la conseguenza di confermare ulteriormente quanto già sapevamo.

Questo atto non fa altro che consolidare la determinazione nel continuare il boicottaggio totale delle multinazionali e di tutti quelli che hanno portato alla morte di MJ.

Nell’intervista, c’erano anche tanti altri pezzi interessanti, come quando alla domanda sul tempo che lenisce il dolore Paris ha risposto:
«Dicono sempre che il tempo guarisce, ma non è realmente così. Semplicemente ti ci abitui. Vivo la vita con il pensiero: “Ok, ho perso l’unica cosa che è sempre stata importante per me”. Così andando avanti, qualsiasi cosa brutta che succede non può essere così brutta come ciò che è accaduto prima. Così riesco a sopportarlo.»

Su MJ e i tatuaggi a lui dedicati:
«Lo sento sempre con me. Non mi ha dato altro che goia, quidi perché non avere un costante ricordo di quella gioia?»

Parla anche del tentato suicidio nel 2013:
«E ‘stato solo l’odio di sé, bassa autostima, pensando di non poter fare niente di buono, pensando di non essere più degno di continuare a vivere.» Dice anche che ci furono più tentati suicidi, ma «Solo uno è diventato di dominio pubblico».

L’articolo continua con la riabilitazione, gli studi e l’adolescenza. «Facevo un sacco di cose che 13-14-15enni non dovrebbero fare. Ho provato a rescere troppo rapidamente, ma non ero così scaltra.»

Ricorda il bullismo subìto: «La storia della totale libertà di parola sarebbe bella, ma non credo che i nostri Padri Fondatori avevano previsto i social-media quando crearono quegli emendamenti e il resto.»

Addirittura accenna ad una molestia sessuale subìta a 14 anni da parte di uno sconosciuto: «Non voglio entrare nel dettaglio, ma non è stata una bella esperienza ed è stata davvero difficile per me e, all’epoca, non dissi niente a nessuno.»

Accenna al suo ragazzo, musicista 26enne.
Anche lei suona e compone canzoni ma, giustamente, non crede di firmare mai un contratto con un’etichetta musicale.

Tra le altre cose, dice anche:
«Tante persone pensano che io sia cattiva, e tante persone non lo pensano. Ma ci sono momenti in cui mi dimentico dei miei problemi di autostima e mi concentro su ciò che il fotografo mi dice, e mi sento carina. In un certo senso, può essere egoista…»

Ma parla anche di animalismo e ambientalismo, dimostrando una certa sensibilità (ereditata dal padre, evidentemente).
Vedendo degli animali imbalsamati in un museo, dice che queste cose le fanno male. Poi si esprime sulla distruzione della barriera corallina. «E’ come morire. L’intero pianeta sta morendo. Povera Terra..» e dice che la notorietà e la fama può essere utilizzata per portare delle cause importanti all’attenzione della gente. «Sono nata con questa cosa, la sprecherà nascondendomi o la farò aumentare e la userò per cose più importanti?»
MJ le disse: «Se vuoi essere più grande di me, puoi. Se non vuoi, puoi. Ma voglio solo che tu sia felice.»

Ricorda come MJ fosse un’ottimo padre, citando anche quello che scrisse Jermaine nel suo libro nel 2011. Parla della scuola, della cucina, della musica…

Risponde ai dubbi sulla sua parentela con MJ.
«Lui è mio padre. Lo è sempre stato e lo sarà sempre. Le persone che lo conoscevano veramente bene dicono che lo rivedono in me […] Mi considero “nera”. [MJ] mi guardava negli occhi e puntando il dito su di me diceva “Tu sei “nera”, sii orgogliosa delle tue radici”. E io pensavo “Ok, lui è mio padre, perché dovrebbe mentirmi?”. Quindi credo a quello che mi ha detto perché, per quello che so, non mi ha mai mentito. […] La maggior parte delle persone che non mi conoscono dicono che sono “bianca”. ho pelle chiara e, soprattutto da quando ho i capelli biondi, sembro nata in Finlandia o qualcosa del genere.»

Sulla madre Debbie Rowe dice:
«Quando ero veramente, veramente giovane, mia madre non esisteva. Poi ho realizzato che un uomo non può partorire un bambino» e ricorda di come chiese a MJ al riguardo e di come ha conosciuto la madre solo a 13 anni. Un pezzo abbastanza divertente.

Continua ricordando il momento in cui capisce che “il mondo” ce l’aveva col padre. «Immaginatevi vostro padre che piange per l’avversione del mondo contro di lui per qualcosa che non ha fatto. E per me, lui era l’unica cosa che contava. Vedere il mio intero mondo in difficoltà… Iniziai ad odiare il mondo per quello che stavano facendo a lui. Pensavo “Come può la gente essere così meschina?”… Scusate, mi sto emozionando.»

Ricorda che MJ parlava di tutto con loro, anche delle accuse rivoltegli. «Non ci ha mai detto sciocchezze. Provi a dare ai figli la migliore infanzia possibile, ma devi anche perpararla al mondo perverso.»

Ricorda anche il 2009, quando MJ era entusiasta per i concerti del This Is It Tour, ma che vistosamente lo stavano dissanguando.
Ed è qui che parla della AEG LIVE e la ritiene responsabili della sua morte, ma ricorda come anche altre persone ci fossero dietro la sua morte. Viene ricordato come MJ disse «Un giorno mi uccideranno» (come anche Lisa Marie Presley raccontò ad Oprah Winfrey riferendosi al suo catalogo musicale divenuto Sony/ATV.
«E’ ovvio, tutto indica che si è trattato di assassinio. Suona come una totale teoria del complotto e sembra una sciocchezza, ma tutti i veri fans e tutti nella famiglia lo sanno. Era organizzato.» (…) «Tante persone lo volevano morto. (…) Voglio giustizia, assolutamente, ma è un gioco a scacchi. E sto provando a giocare a scacchi nel modo giusto. E questo è tutto ciò che posso dire adesso.»

Ed evidentemente è questo il punto che ha dato fastidio. Probabilmente ha sbagliato mossa, infatti l’attacco squadrista è stata l’evidente reazione ad una frase che li ha fatti sentire minacciati… Forse ha avanzato male il pedone esponendosi al contrattacco degli alfieri… Ma qui hanno sbagliato perché è come se giocando a Poker mostri di avere 3 assi in risposta ad un gesto che può non voler dire niente…

Ricorda anche il suo discorso al MJ Memorial: «Quella è stata la prima volta che l’ho difeso pubblicamente, e sicuramente non sarà l’ultima.»

5 anni dalla morte di MJ

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Sono passati 5 anni dall’assassinio di Michael Jackson.

Come sempre, l’effetto è doppio: da un lato sembra essere passato tanto tempo perché è come se tutto si fosse fermato a quell’attimo in cui si apprese la notizia, dall’altro lato sembra anche poco a pensarci perché sembra sempre ieri che MJ stava preparando il suo progetto del ritorno infondendo gioia e speranza ai suoi fans.

Comunque, quest’anno è stato diffuso il nuovo album postumo, “Xscape“, dal quale è stato tratto il singoloLove never felt so good“, che mette una grande nostalgia per l’unicità ineguagliabile del Re del Pop.

Inoltre, ai Billboard Music Awards 2014 è stata eseguita la canzone “Slave to the rhythm” con un Michael Jackson sotto forma di ologramma. Grazie alla tecnologia della motion-capture, ai movimenti di un performer anonimo sono state attribuite le sembianze di MJ proiettate sul palco, dando l’impressione quasi che MJ fosse tornato, sebbene sia abbastanza evidente la differenza tra il vero MJ e la copia.

Il sogno di ogni multinazionale: avere canzoni e performance di MJ senza MJ!

Se da un lato può far piacere vedere come i pezzi, lo stile e la voce di MJ riescano ad essere ancora attuali nonostante si tratti di canzoni anche di 30 anni fa (il primo singolo estratto era del 1984!), dall’altro lato c’è da fare una riflessione.

In pratica MJ è stato trasformato in un semplice prodotto, un marchio. Il massimo per una multinazionale senza scrupoli: materiale e fama del più grande artista di tutti i tempi, senza di lui! Perché dover assecondare volontà e tempi di un artista che magari non sottostà ai diktat imposti dall’alto, quando si può guadagnare un mare di soldi da roba vecchia rielaborata da qualsiasi persona a buon mercato, ma etichettata a suo nome?

E’ come il marchio “Made in Italy” applicato a prodotti fatti nell’Est.

Se si voleva fare soldi in modo corretto, una casa discografica seria avrebbe dovuto tutelare MJ, assecondarlo e aiutarlo, invece di boicottarlo (vedi “Invincible”: album non pubblicizzato, annullamento della produzione dei singoli, mancata realizzazione di “Unbreakable” come primo video/single, ecc.), ostacolarlo, spremerlo il più possibile (raccolte e simili invece di sostenerlo), accettare (o assecondare?) la distruzione della sua immagine per indebolirlo e piegarlo ai propri interessi (gli MTV Video Music Awards 2002 e 2003 non saranno mai dimenticati).

Come si riuscì a forzare MTV a trasmettere i video di MJ nel 1983, una casa discografica tanto potente come la Sony avrebbe potuto facilmente boicottare il canale e i mezzi che stavano distruggendo l’immagine del loro artista più importante forzandoli a cambiare atteggiamento. Altrimenti a che serve la casa discografica?

Forse gli faceva comodo indebolirlo per costringerlo a sottostare alle richieste della Sony, o a portarlo alla situazione per cui è stato facile eliminarlo nel 2009? Peggiore era la situazione di MJ, più sarebbe stato facile manipolarlo e costringerlo su certi binari…

Ad ogni modo, questo blog boicotta integralmente la Sony dal 2009 in ogni sua forma e in ogni suo prodotto: musica (album, ecc.), cinema (Sony Pictures, Columbia, ecc.), home-video (tecnologia Blu-ray, ecc.), videogaming (Play Station, ecc.), tecnologie varie (tv, videocamere, fotocamere, radio, stereo, cellulari, cd, dvd, cuffie, ecc.).

Il boicottaggio terminerà soltanto nel momento in cui tutto il catalogo attualmente denominato “Sony-ATV Music Publishing” non verrà restituito al 100% agli eredi di MJ.

Secondo album postumo di MJ

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Il 13 maggio 2014 verrà distribuito il secondo album postumo di inediti di Michael Jackson.

L’album si intitola “Xscape” prendendo il nome da una delle 8 canzoni contenute al suo interno.

Il titolo è stato scelto ispirandosi alla tendenza di Michael Jackson di intitolare gli album col nome di una delle canzoni interne composte da una sola parola, da “Thriller” in poi.

I brani, comunque, sono stati “modernizzati”, quindi non si presentano come furono registrati da MJ. All'”ammodernamento” ci hanno lavorato Timbaland, Rodney JerkinsStargateJerome “Jroc” Harmon e John McClain.

Antonio M. “L.A.” Reid, Presidente e Amministratore Delegato della Epic Records dal 2011, è il produttore esecutivo dell’album. Con l’autorizzazione della MJ Estate ha avuto accesso illimitato all’enorme archivio di canzoni inedite che il Re del Pop ha realizzato in tutta la carriera. Da quest’enorme archivio, ha selezionato “ben” 8 pezzi, i quali sono stati rielaborati per “conferire ai brani un sound contemporaneo nel rispetto dell’essenza di Michael”

Interessante ricordare come il nome di Reid abbia un legame di lunga data con Michael Jackson: alemno dal 1991, quando fu co-autore della canzone “Word to the Badd” di Jermaine Jackson, canzone con chiari riferimenti screditanti nei confronti di Michael e che contribuì a peggiorare i rapporti nella famiglia Jackson.

Secondo Timbaland: «Bisogna farle un pò più moderne ma senza perdere l’essenza del materiale inedito di Michael Jackson. Devi essere un vero fan di Michael Jackson per apprezzare quello che sto per fare».

Ci sarà anche una versione Deluxe che dovrebbe contenere le versioni originali delle canzoni.

Per qunto riguarda le nuove versioni, i co-esecutori della MJ Estate John Branca e John McClain hanno dichiarato: «Michael era sempre sul filo del rasoio ed era costantemente alla ricerca di nuovi produttori, cercando nuovi suoni. Era sempre rilevante e attuale. Queste tracce, in qualche modo, catturano quello spirito. Ringraziamo L.A. Reid per la sua visione».

Il Presidente e CEO della Sony Corporation, Kazuo Hirai, ha commentato così: «Michael è stato a lungo un prezioso membro della grande famiglia Sony. Ad iniziare dall’uscita di “Off The Wall”, nel 1979, la Sony Music Entertainment ha rilasciato tutte le realizzazioni di Michael. Siamo entusiasti e onorati di collaborare come One Sony per celebrare l’ultima eredità di Michael, e portare ai suoi fans un’esclusiva esperienza attraverso le nostre prossime iniziative con i nostri prodotti e servizi».
Ovviamente, nessun accenno al fatto che MJ dal 2001 voleva abbandonare la Sony e che almeno dal 2006 ha fatto di tutto per cercare di pubblicare nuovo materiale con etichette discografiche indipendenti (dalla 2Seas del Bahrein alla Michael Jackson Company irlandese).Altre informazioni sul nuovo album verranno diffuse presto sul sito ufficiale.Fonti: http://www.michaeljackson.com, http://www.mirror.co.uk, http://www.wikipedia.org

“Event” intervista Paris Jackson

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Paris Jackson, pochi giorni dopo aver compiuto 15 anni (ad inizio aprile, festeggiato con la madre Debbie Rowe), ha concesso la sua prima intervista ad un periodico, “Event“, rivista allegata al trash-tabloid “Daily Mail“.

L’articolo è corredato da fotografie realizzate appositamente da Brian Bowen Smith, con il quale Paris si è fatta immortalare anche nel buffo ritratto diffuso su Twitter. Nel pubblicarlo, il fotografo ha scritto «Che incredibile persona è Paris Jackson. Ti ringrazio per questi increbili 2 giorni. Sei un vero angelo».

La giornalista Caroline Graham descrive inizialmente la stanza di Paris, con i poster appesi, i memorabilia del padre, i vestiti e i compiti scolastici sparsi sul pavimento, le chitarre raggruppate vicino ad una parete, mentre Paris, col suo nuovo look “punk” (capelli corti neri con sfumature rosse), si lascia intervistare mentre accarezza il serpente boa del fratello.

Si tratta sempre di un magazine, quindi l’articolo contiene anche riferimenti al padre poco chiari. Le uniche cose salvabili sono le foto e le parole di Paris.

Paris ha ricordato il padre: «Ho molti ricordi di mio padre. Noi siamo stati privilegiati perché avevamo il nostro papà e avevamo la nostra casa in cui vivevamo. Sapevamo che era un cantante. Credo che ci ero abituata. Sembrava semplicemente normale per me a quei tempi. Lui era un padre incredibile. Noi tutti lo amavamo da morire. Lui aveva quella buona energia per cui non volevi andar via. Praticamente eri sempre a tuo agio con lui. Letteralmente ogni volta che lasciava la stanza dicevo “I love you”, perché ero terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere. Sai, ho visto così tanti film. Lui voleva il meglio per noi. Si accertava sempre che stessimo bene in salute. Si assicurava che staccassimo da scuola. Ha provato ad educarci al meglio che potesse ed era sempre attento a noi. Era molto protettivo. Le maschere erano una sua idea. Non voleva che qualcuno vedesse come eravamo. In questo modo potevamo avere quello che lui non ha avuto, sarebbe a dire un’infanzia normale».

Il discorso si sposta poi su Neverland, la residenza del Re del Pop dove Paris è cresciuta e a cui ha fatto visita due anni fa constatando con dispiacere che le rotaie del treno sono state rimosse. Hanno ricordato quando hanno lasciato Neverland nel 2005: «Ho pianto e pianto. E’ bello lì. Ha ancora una buona energia. Penso che dovrebbe essere ripristinato com’era, così che i bambini che non hanno potuto avere un’infanzia possano divertirsi lì. Quello era il suo obiettivo – come un ospedale per bambini. Dovrebbero ripristinare tutte le giostre e tutto il resto. Appena diventerò un’adulta, lo farò. Ci puoi contare».

Ad un certo punto, la giornalista scrive che Paris ha improvvisato “Rebel Yell” di Billy Idol, cantando, ballando e suonando una delle sue chitarre. «Mio padre mi ha detto come ballare. Io ballerei sempre. E sì, mi ha insegnato il moonwalk. Il nostro posto centrale era la sua stanza. Eravamo solo io, i miei fratelli e lui. Non era enorme. Era solo il luogo in cui volevamo stare, il nucleo della famiglia. La sua stanza aveva una qualche energia buona ed è il motivo per cui era sempre più confortevole lì». Aggiunge, però, che per gli impegni lavorativi di MJ, spesso erano in viaggio. «Eravamo abituati ad essere on the road. Lui provava a trasformare gli hotel in cui soggiornavamo come casa. Aveva questo piccolo proiettore che portava in giro, e prendeva un lenzuolo bianco dal letto e lo appendeva. Poi metteva cuscini sparsi per tutto il pavimento e noi potevamo guardare DVD e film in qualsiasi momento. Avevamo il nostro cinema personale. Era davvero forte».

«Uno dei miei posti preferiti che ho visitato è stata Tokyo. E’ semplicemebte bello lì, specialmente in primavera. Ricordo di aver visitato tante volte Londra. Mi piace Londra, mi piace stare lì. E’ bella».

Ora si trovano in una nuova casa vicino Los Angeles, dopo aver lasciato la casa di Encino che riportava alla mente di Katherine troppi tristi ricordi. Dopo aver imbiancato casa, la nonna ha anche incoraggiato Paris a non riappendere il collage di immagini di MJ che aveva realizzato e temporaneamente rimosso, perché non lo reputava salutare (come a volerle far voltare pagina per poter continuare la sua vita senza cristallizzarsi esclusivamente su un momento drammatico o sui ricordi del passato).

Katherine, combattuta tra l’esigenza di proteggere i nipoti e al contempo garantire loro una vita libera, è stata anche colei che ha voluto che i ragazzi frequentassero delle scuole invece di ricevere un’istruzione privata a casa. A tal proposito, Paris racconta: «Era un pò noioso. Ero nella stessa stanza con mio fratello per tutto il giorno. E’ stato difficile il periodo di transizione ma ormai l’ho superato. Non sono più socialmente impacciata. Ero così maldestra. Oh mio Dio! Sai come ognuno ha una fase difficile? Avevo questi occhiali, i capelli corti, ero paffuta…» (ma Katherine interviene rassicurandola: «Non sei mai stata paffuta, mia cara»).

«Mi piace frequentare una scuola regolare. Voglio avere un’esperienza scolastica normale. E’ difficile avere un’infanzia normale quando hai la security con te per tutto il tempo. Ho il “guinzaglio stretto” e sento che se quel guinzaglio viene allentato un pò posso avere certamente una possibilità per un’infanzia normale, perché ho amici che sono completamente normali, e hey – loro non pensano a me come la figlia di MJ. Loro pensano a me come quella che sono, capisci?».

«Le materie di studio risultano più facili a mio fratello Prince. Non so come faccia. Le materie sono più per la parte sinistra del cervello. Io sono più da parte destra del cervello (quella della creatività) e sto provando diverse cose. Ho fatto fotografia per un pò, poi ho fatto la cheerleader. Poi ho giocato a football americano. Sto provando così tante cose diverse perché sto provando a trovare me stessa, a trovare ciò con cui mi trovo meglio».

Durante l’intervista, i fratelli erano ad una conferenza scolastica sulla robotica a Las Vegas. «E’ piacevole e tranquillo senza di loro. Io e Prince siamo molto diversi. Quando eravamo più giovani eravamo come due gocce d’acqua. Ora non abbiamo più niente in comune» (sebbene, stando alle parole della giornalista, insieme si divertano molto a giocare a “Mortal kombat”).

La giornalista descrive anche un buffo siparietto tra Paris e Katherine. La nonna non approva certi look della nipote: ai capelli da ribelle del nuovo look lei preferiva quelli lunghi naturali del passato; le ha fatto togliere gli orecchini e prega che Paris non si rovini la pelle con tatuaggi permanenti o con piercing. Ma Paris rivela di avere un altro progetto: come ulteriore tributo al padre, vuole tatuarsi una nota che lui scrisse per lei in cui esprime il suo amore immortale e che lei custodisce gelosamente. «Voglio tatuare quella frase sul mio polso sinistro e il nome di mia nonna tatuato sul mio polso destro – quando sarò abbastanza grande ovviamente».

La discussione ritorna sulla sua passione per la musica e sulla sua collezione di vinili. «La qualità è migliore con il vinile. Semplicemente suona meglio». Poi continua: «Amo tutto degli anni Ottanta. Sicuramente sono nata nel periodo sbagliato. Amo gli Arctic Monkeys, i Pixies, Ac/Dc, Motley Crue, Alice Cooper, gli Smiths. Amo anche i Nirvana – ho la loro collezione completa. Siamo cresciuti ascoltando di tutto. Abbiamo ascoltato molti classici, come quelli della Motown. Papà era un grande fan dei Queen. Oh mio Dio, adoro tantissimo Freddie Mercury».

Per quanto riguarda il suo futuro, Paris rivela: «Voglio diventare un’attrice, ma solo durante il periodo scolastico. Dopo voglio frequentare scuole mediche e diventare un dottore specializzato in chirurgia cardiaca. Voglio aiutare le persone, ecco».

Avendo passato il giorno del compleanno con la madre Debbie Rowe, Paris racconta: «Quando sono con mia mamma non abbiamo la security con noi, che è davvero piacevole. Siamo andate a fare acquisti ad Hollywood. Abbiamo comprato alla Amoeba Records (negozio discografico), è stato davvero divertente».

Da assidua utilizzatrice di social network, racconta: «Di solito finisco nei guai perché twitto un sacco di roba che non dovrei twittare e ci sono un mucchio di storie. Avevo anche Instagram ma i commenti sono diventati un pò eccessivi, così l’ho cancellato. Alcuni iniziano degli scontri nella sezione dei commenti e poi se la prendevano con me per aver cancellato i commenti. Era proprio fastidioso. Su Twitter di solito me la prendevo personalmente quando qualcuno twittava qualcosa. Così, ero tipo “Devo mettervi fine”. Ero proprio scossa. Ora provo a non guardare troppo alle mie menzioni perché c’è così tanto odio lì. Ho smesso di leggerlo. Provo a non leggere della mia famiglia».

Per quanto riguarda i suoi nuovi vicini di casa, tra cui Britney Spears e Justin Bieber, il discorso si sofferma su quest’ultimo che è stato visto di recente fumare della marijuana in luogo pubblico. «Delle ragazzine su Twitter si tagliavano, autolesionandosi per attirare la sua attenzione per farlo smettere. Ma non credo che Justin dovrebbe fare certe cose quando può essere ripreso, così che le sue giovani fan possano non essere influenzate. Immagginate quanto quelle ragazzine diventeranno adulte e avranno figli che chiederanno loro “Oh mamma, dove ti sei procurata quei tagli?”. Come risponderanno? “Quando avevo 12 anni il mio cantante preferito fumò marijuana”. Penso che è proprio irresponsabile da parte sua fare così».

La giornalista conclude dicendo: «E’ chiaro che la signora Jackson sta facendo un ottimo lavoro nel portare avanti l’eredità di suo figlio e crescere una bella, curiosa, intelligente, notevolmente ben educata giovane donna».

 

(Cfr. http://mjj.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=10576451)

Libri su MJ nel 2012 – Raymone Bain e Chris Cadman

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Il 2013 sarà ancora un anno segnato dal Re del Pop.

Per il prossimo anno, infatti, sono previste altre due pubblicazioni riguardanti Michael Jackson.

Si tratta di “Michael Jackson – The Lost Years” di Raymone Bain e “Michael Jackson – The Maestro” di Chris Cadman.

Il primo ad essere pubblicato sarà quello di Chris Cadman, febbraio 2013. Cadman, tra le altre cose, è stato anche l’autore di “The Early Years” (2002), “The Solo Years” (2003), “Number Ones Jacksons” (2003) e “For The Records” (2007).

Il 4 giugno 2013, poi, sarà pubblicato quello di Raymone Bain: ex-portavoce di MJ e successivamente anche Presidente della The Michael Jackson Company fondata da MJ per il suo ritorno sulle scene. Con questo libro la Bain vuole fare chiarezza sugli ultimi 4 anni di vita del Re del Pop e rivelare come MJ intendesse recuperare la propria carriera dopo la fine del processo del 2005.

Fonte: mjjforum.it

Kate Middleton e la privacy

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Piccola riflessione sul caso Kate Middleton.

Le foto ormai famose di Kate nuda sono state effettuate mentre lei si trovava in proprietà privata, in un castello di famiglia in un luogo isolato e lontano da sguardi indiscreti, in un momento di intimità da sola col marito. Non era in un luogo pubblico o ad un evento pubblico, ma dentro un castello col marito.

Ogni volta che viene violata la privacy di qualche personaggio famoso, ecco che c’è l’alzata di scudi in difesa della “libertà di informazione” e dei “diritti dei tabloid” (?) o roba del genere. Come mai non si parla mai anche dei diritti delle persone ad avere la propria privacy? I diritti e le libertà personali e individuali vengono considerati inferiori ai privilegi dei paparazzi, almeno dagli scribacchini vari; per quale motivo?

La prima causa contro il tabloid che ha ottenuto per prima quelle foto è stata vinta dalla famiglia reale, ma mi pare una magra consolazione: il paparazzo ha guadagnato forse qualche migliaio di dollari ancora senza conseguenze; il tabloid, nell’Era della fotografia digitale, è stata condannata a consegnare “gli originali” delle foto (come se così scomparissero per sempre le foto, neanche fossimo nell’800) e a non pubblicare più tali foto (peccato che questi provvedimenti fanno solo il solletico al tabloid, dopo gli incassi ottenuti dalla pubblicazione di quelle foto; se questo è il massimo del rischio, davvero in futuro dovrebbe evitare di calpestare i diritti delle persone?).

In contemporanea, altri gossippari e criminal-journalist ipocriti continuano a minimizzare la gravità della violazione della privacy, ironizzando sulle parti intime fotografate. Come se fotografare le parti intime dovesse generare ilarità. E cercano di far passare come poveri bigotti chi si scandalizza per la pubblicazione di “pochi centimetri di pelle”.

Il problema, ovviamente, non è se Kate era nuda davanti al proprio marito; non c’era niente di male e infatti non scandalizza il comportamento di Kate. Il problema è la violazione della privacy. Se non c’è niente di male nello scoprire “qualche centimetro di pelle”, e infatti non c’è (soprattutto nel privato, ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole), perché violare la privacy e calpestare i diritti delle persone per sbattere in prima pagina foto rubate che ritraggono una coppia nella loro intimità in un luogo privato?

Non c’è una notizia, non c’è rilevanza penale o rilevanza di alcun tipo. E’ solo una violazione dell’intimità di una coppia.

Tutti hanno ricordato Lady Diana, perseguitata dai paparazzi fino al punto da provocarne la morte nel 1997. In quella fatidica notte, però, i paparazzi erano su una strada, in luoghi pubblici; non dovrebbe esser loro consentito neanche quello (pedinamento e inseguimento), visto che Lady Diana non era ad un evento pubblico e stava tranquillamente per i fatti suoi, ma comunque non era stata violata la proprietà privata. Con Kate, quindi, i tabloid si stanno comportando ancora peggio che con Lady Diana.

Speriamo che ci si decida, dopo almeno mezzo secolo, a mettere un pò di regole per tutelare i cittadini, seppur vip. Quanto accaduto col “News of the World” inglese (spionaggio, intercettazioni illegali, depistaggi, pedinamenti, effrazioni e violazioni di domicilio, furti, illegalità varie, ecc.) dovrebbe portare all’attenzione il problema della violazione della privacy e a stabilire finalmente dei paletti: ad esempio, la non violabilità della proprietà privata, neanche con il teleobiettivo (vedere i diritti inviolabili, alcuni dei quali espressi anche nella Costituzione Italiana, come l’art. 13, 14 e 15 che trattano delle libertà individuali); la non pubblicabilità di foto con violazioni del genere (pena gravi conseguenze economiche che scoraggino davvero dal ripetere certe violazioni); la garanzia della privacy dei vip in modo che possano camminare per strada senza un plotone di fotografi davanti al naso quando non si trovano ad eventi pubblici; magari anche una richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti ritratti per pubblicare foto scattate non ad eventi pubblici. Si dovrebbe anche aggiungere la clausola con cui i tabloid debbano pagare multe salate in caso di notizie false e inventate e debbano pubblicare smentite in spazi e visibilità equivalenti a quelli delle notizie false, così da scoraggiare i peggiori pettegolezzi infondati pubblicati in maniera sensazionalistica per sfruttare personaggi famosi con malignità (per esempio, notizie presentate così: “Fonti vicine alla famiglia dicono…”, che sono inattendibili e danno credito a malignità infondate di ogni genere; oppure a domande maliziose del “giornalista”, senza neanche fonti da citare, con cui si può domandare cose del tipo: “Michael Jackson e Janet Jackson sono la stessa persona?”, come avvenne nei decenni scorsi…).

Insomma, è stata concessa fin troppa libertà ai tabloid per tanto tempo; non è il caso di tornare a garantire le libertà individuali dei cittadini, a qualunque rango essi appartengano?

Spike Lee parla di “Bad 25” a Venezia

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Riportiamo una nostra parziale trascrizione e traduzione della conferenza stampa tenuta da Spike Lee il 31 agosto presentando il documentario “Bad 25” alla Mostra del Cinema di Venezia.

«Questo è un giorno davvero speciale. E non è un caso. 25 anni fa, oggi l’album “Bad” fu pubblicato. Esattamente lo stesso giorno, 31 agosto. 25 anni fa, in questo stesso giorno quest’album fu pubblicato. E due giorni fa era il compleanno di Michael Jackson: è nato il 29 agosto 1958.

Non li ho mai incontrati, ma i figli so che vogliono trovare quanto possono sul loro padre, e impareranno molto su loro padre quando guarderanno questo documentario.

Uno dei motivi per cui ho voluto accettare di fare questo documentario è perché quando mi è stato chiesto dall’Estate e dalla Sony Records dissero che volevano concentrarsi sulla sua musica. E penso che ci sono stati troppi anni in cui noi, ed includo anche me stesso, ci siamo concentrati su cose di Michael Jackson che non avevano niente a che fare con la sua musica. Questa volta ci concentriamo solo sulla sua musica, sul genio di Michael Jackson, che ci consente di scavare nel suo processo creativo.

Noi tutti consacriamo il suo lavoro finito, ma resta nascosto come gli elementi sono stati messi insieme. Noi vediamo il prodotto finale ma non vediamo il sangue, il sudore e le lacrime versati durante il lavoro.
Quindi, questa ne è l’opportunità, parlando con i musicisti, parlando con i discografici che hanno collaborato con Michael per fare questo.

La gente dimentica che quest’album “Bad” seguì “Thriller”, che ancora oggi è l’album più venduto di tutti i tempi. Pensate solo alla tremenda pressione sotto cui si trovava Michael per ideare come proseguire dopo l’album più venduto di tutti i tempi.

Lui voleva che “Bad” vendesse centinaia di migliaia di copie, perché lui non era mai soddisfatto da quello che faceva. Lui voleva avanzare, e diventare più grande, e migliore, e crescere ogni singolo momento. E questo è ciò che fa ogni artista. Un grande artista non rimane stagnante, un grande artista non ripete le stesse cose in continuazione. E, secondo me, questo è ciò che viene trattato in questo documentario.

E inoltre, facendo questa collaborazione con la Michael Jackson Estate, il signor John Brance, John McLain, e anche Karen Langford, abbiamo avuto completa accessibilità… avete visto il film: avete visto cose in questo documentario che il mondo non aveva mai visto. Mai.

Voglio dire, quando ho letto questa nota che Michael… e questo secondo me è molto importante… che Michael scrisse, e la mostriamo nel film, “Studia i migliori e diventa migliore”. Voglio dire, è sorprendente. Michael non se ne stava seduto per conto suo; lui andava a prendere Bob Fosse, Gene Kelly, Fred Astaire, James Brown, Marvin Gaye, Stevie Wonder. Lui raccoglieva le cose migliori non solo riguardo alla musica: arte, fotografia, ballo, e prendeva tutto le cose che i grandi artisti avevano fatto nel mondo e le incorporava in quello che lui faceva.

Quello che Michael Jackson significa per me è incorporato in questo documentario. Perché, non voglio sembrare falso, ma questa per me è una lettera d’amore per Michael Jackson.

Io sono cresciuto con Michael Jackson: sono nato nel 1957, Michael è nato nel 1958, così come Prince, la gente non sa che Prince e Michael avevano la stessa età.

Quando vidi Michael come parte dei Jackson 5 … Quando vidi i Jackson 5 all’ Ed Sullivan Show io volevo essere Michael Jackson. Avevo la pettinatura afro, ma il canto e il ballo sono ciò che mi hanno fermato. Quindi, sono cresciuto con Michael Jackson. Successivamente, e questa è la grande cosa che riguarda la mia vita, è che con tutte le persone che ho amato poi ci ho lavorato insieme: Michael, Steve Wonder, Prince. Queste sono le persone con cui sono cresciuto e che ho amato e con cui ho lavorato.

E, per quanto riguarda questo documentario, per me è stata la conferma di quanto duramente lavorava.

(…) Quando Michael aveva sette anni, studiava James Brown, Jackie Wilson, era sotto tutela di Berry Gordy e della Motown, dove c’erano anche Steve Wonder e le Supremes, e i Temptations, e Marvin Gaye. Voglio dire, come possono tutte queste cose non influenzare la tua musica?

Allora ripeto, concentriamoci sulla musica di Michael Jackson e lasciamo perdere tutta l’altra roba.»

Spike Lee continua ricordando il momento in cui apprende della morte di Michael Jackson nel 2009, mentre era a Cannes. E racconta che, tornato negli Stati Uniti, si è accorto che aveva sul suo iPad solo un album di MJ, “Off The Wall”, così decise di scaricare ogni singola canzone legata a MJ e dice di averle ascoltate in continuazione per tutto l’anno successivo, tutti i giorni e tutte le ore.

Prosegue poi:

«Il ballo era parte di Michael Jackson, certamente. Avete ragione, “Bad 25” è incompleto perché è un argomento che non abbiamo incluso, il ballo. Quella è stata una decisione difficile perché non si può tralasciare il ballo, ma quello che abbiamo fatto è stato, nuovamente, di intervistare il suo coreografo per scoprire da dove arrivavano le sue mosse. Come io non sapevo, “Smooth criminal” fu ispirato da Fred Astaire, da “The Band Wagon” diretto da Vincente Minnelli. Non sto dicendo che l’ha rubato; si tratta di un omaggio. Lui ha ammesso che Fred Astaire e Gene Kelly erano due dei suoi più grandi eroi. Ma quello che mi sbalordisce è il modo in cui mette insieme questi elementi. (…) Il pezzo si chiama “The Girl Hunt” dal film “The Band Wagon” diretto da Vincente Minnelli; ma il modo in cui viene unito “The Girl Hunt” con “Smooth Criminal” per me è strabiliante.

“Man In The Mirror” davvero è diventato un inno per Michael. Come viene detto nel film, quando John Lennon fu assassinato avvenne così per “Imagine”, e quando Michael Jackson è morto questo si è ripetuto con “Man In The Mirror”. Non sto dicendo che Michael appare come Gesù Cristo, ma se guardi quella performance vedi che è di un altro mondo. Quell’esibizione (inserita nel finale del documentario, ndr) è dello spettacolo di Wembley: quella è una delle più grandi performance di sempre. E tu vedi Michael cantare quella canzone… Lui non è di questo mondo, lui è in un altro… lui è altrove.»

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