Ieri, all’ultima serata del 60° Festival di Sanremo, c’è stato un omaggio al Re del Pop.
Dopo un video-tributo in onore di Michael Jackson, descritto da Antonella Clerici come il "Re indiscusso della musica mondiale", c’è stata l’esibizione di Trevis Payne (coreografo di MJ) con due dei ballerini che avrebbero fatto parte dei concerti di "This Is It".
I tre si sono esibiti con "The Drill" + "They Don’t Care About Us", pezzo epico di "This Is It".

Successivamente la Clerici ha intervistato Trevis Payne.
Eccone la trascrizione:
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AC: Mi fa una certa emozione essere qui con voi che siete gli ultimi che avete visto Michael Jackson vivo e vedervi ballare per la prima volta… mi è venuto un colpo al cuore. Un brivido.
Tu sei stato il coreografo di Michael, come lo hai conosciuto? Puoi raccontarci il vostro primo incontro?
TP: Certamente si. Ho iniziato nel 1992 con Michael, ballavo, e mi ricordo benissimo. Poi dopo ho ballato nel Dangerous Tour con lui e sono diventato uno dei suoi coreografi. Insomma, abbiamo lavorato insieme per 18 anni e quando abbiamo iniziato con "This Is It", beh, da ballerino sono diventato coreografo, ma non solo, anche regista associato e produttore. Abbiamo fatto cose incredibili, davvero, insieme. Abbiamo trovato talenti nuovi: questi due ballerini, per esempio. E abbiamo lavorato al meglio. Michael amava tantissimo circondarsi delle persone più brave, e quindi siamo eternamente grati al suo lavoro.
AC: Com’era Michael sul lavoro? Quante ore vi allenavate, per esempio? Dicevano che lui era un maniaco della perfezione.
TP: Michael era la persona più felice del mondo quando stava lavorando, quando creava, era ispirato tantissimo, in particolare dai suoi bimbi, perché da quando diventò padre la sua vita cambiò immediatamente. Ed è stato uno dei motivi, questo, che gli ha permesso di pensare di tornare sul palcoscenico, perché voleva lasciare davvero un segno a tutta l’umanità e per le generazioni future. Lui pensava solo all’amore, alla famiglia, al benessere del pianeta e dei suo fans.
AC: Intorno alla figura di Michael Jackson sono nate tante leggende. Tu che eri un suo amico, se dovessi descriverlo in due parole, chi era davvero Michael Jackson?
TP: Michael era un genio, aveva una grande visione per il futuro, un profeta, un fratello e un amico di molti. A lui interessava il benessere del pianeta, di tutta l’umanità. E il suo lavoro era proprio quello di ispirare tutti, renderli felici, e ricordare a tutti quelli che vivono su questo pianeta che dobbiamo proteggerci reciprocamente e vivere bene.
AC: Travis, tu sei stato tra gli ultimi a vederlo ancora vivo. Ecco, cosa ricordi di quel giorno?
TP: Oh, ricordo proprio l’ultimo giorno, quando eravamo insieme noi tre con Michael. Avevamo appena completato "This Is It", avevamo fatto tutte le routine dello show e avremmo dovuto poi aprire a Londra, alla O2 Arena. Lui era felicissimo perché davvero si era dato tantissimo da fare perché questo era un lavoro importantissimo per lui. E naturalmente ci manca tantissimo, però la sua musica e i suoi messaggi e la sua anima starà in tutti noi per sempre.
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C’è da dire che per anni veniva annunciata la partecipazione di MJ al Festival, solo per far parlare dell’evento, e ogni anno arrivava puntuale la smentita ufficiale da parte di MJ o del suo staff.
Alla fine, come sta avvenendo un pò ovunque, solo adesso che è stato ucciso ci si ricorda di lui. O meglio, ora che non c’è più il rischio che MJ si gestisca autonomamente e i guadagni sono stati assicurati nuovamente agli stessi individui, non c’è più bisogno/utilità di distruggerlo e quindi si fanno questi omaggi sfruttandolo ulteriormente.

Inoltre, al Festival dell’ipocrisia c’è stato uno show di Lorella Cuccarini, per pubblicizzare il suo spettacolo teatrale. Nell’esibizione, la Cuccarini ha cantato anche "The Way You Make Me Feel" con parole italiane mentre alle sue spalle venivano proiettate le impalcature con gli operai (come in "This Is It"), e ad un certo punto viene copiato anche il pezzo di "They Don’t Care About Us" con la proiezione dell’esercito marciante sullo schermo alle sue spalle…

Ma senza copiare no?

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E per finire, a proposito, il Festival si è dimostrato essere una farsa. Stavolta senza ombra di dubbio.
Tutti i migliori artisti sono stati esclusi dalla votazione finale, il ché ha generato fischi e proteste del pubblico, ma anche il lancio polemico degli spartiti da parte dell’orchestra, dissociatasi dal risultato che non corrispondeva né alla votazione degli orchestrali, né evidentemente ai gusti del pubblico. (Se il pubblico col televoto non ha generato quel tipo di risultato, e l’orchestra si è dissociata dimostrando di non essere responsabile per quel risultato, come sono usciti quei tre finalisti? – Domanda retorica).
Dopodiché è arrivata la tessera P2 n°1819, Maurizio Costanzo (marito di Maria De Filippi, ospite nella puntata finale dell’anno scorso), a dimostrare, tra l’altro, come Rai e Mediaset non siano più reti "concorrenti", ma ormai è un tutt’uno.
Il terzetto di finalisti era una buffonata. E alla fine ha vinto il solito protetto di Maria De Filippi, per il secondo anno consecutivo.
Screditato completamente l’intero Festival.

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