Home

“Event” intervista Paris Jackson

Lascia un commento

Paris Jackson, pochi giorni dopo aver compiuto 15 anni (ad inizio aprile, festeggiato con la madre Debbie Rowe), ha concesso la sua prima intervista ad un periodico, “Event“, rivista allegata al trash-tabloid “Daily Mail“.

L’articolo è corredato da fotografie realizzate appositamente da Brian Bowen Smith, con il quale Paris si è fatta immortalare anche nel buffo ritratto diffuso su Twitter. Nel pubblicarlo, il fotografo ha scritto «Che incredibile persona è Paris Jackson. Ti ringrazio per questi increbili 2 giorni. Sei un vero angelo».

La giornalista Caroline Graham descrive inizialmente la stanza di Paris, con i poster appesi, i memorabilia del padre, i vestiti e i compiti scolastici sparsi sul pavimento, le chitarre raggruppate vicino ad una parete, mentre Paris, col suo nuovo look “punk” (capelli corti neri con sfumature rosse), si lascia intervistare mentre accarezza il serpente boa del fratello.

Si tratta sempre di un magazine, quindi l’articolo contiene anche riferimenti al padre poco chiari. Le uniche cose salvabili sono le foto e le parole di Paris.

Paris ha ricordato il padre: «Ho molti ricordi di mio padre. Noi siamo stati privilegiati perché avevamo il nostro papà e avevamo la nostra casa in cui vivevamo. Sapevamo che era un cantante. Credo che ci ero abituata. Sembrava semplicemente normale per me a quei tempi. Lui era un padre incredibile. Noi tutti lo amavamo da morire. Lui aveva quella buona energia per cui non volevi andar via. Praticamente eri sempre a tuo agio con lui. Letteralmente ogni volta che lasciava la stanza dicevo “I love you”, perché ero terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere. Sai, ho visto così tanti film. Lui voleva il meglio per noi. Si accertava sempre che stessimo bene in salute. Si assicurava che staccassimo da scuola. Ha provato ad educarci al meglio che potesse ed era sempre attento a noi. Era molto protettivo. Le maschere erano una sua idea. Non voleva che qualcuno vedesse come eravamo. In questo modo potevamo avere quello che lui non ha avuto, sarebbe a dire un’infanzia normale».

Il discorso si sposta poi su Neverland, la residenza del Re del Pop dove Paris è cresciuta e a cui ha fatto visita due anni fa constatando con dispiacere che le rotaie del treno sono state rimosse. Hanno ricordato quando hanno lasciato Neverland nel 2005: «Ho pianto e pianto. E’ bello lì. Ha ancora una buona energia. Penso che dovrebbe essere ripristinato com’era, così che i bambini che non hanno potuto avere un’infanzia possano divertirsi lì. Quello era il suo obiettivo – come un ospedale per bambini. Dovrebbero ripristinare tutte le giostre e tutto il resto. Appena diventerò un’adulta, lo farò. Ci puoi contare».

Ad un certo punto, la giornalista scrive che Paris ha improvvisato “Rebel Yell” di Billy Idol, cantando, ballando e suonando una delle sue chitarre. «Mio padre mi ha detto come ballare. Io ballerei sempre. E sì, mi ha insegnato il moonwalk. Il nostro posto centrale era la sua stanza. Eravamo solo io, i miei fratelli e lui. Non era enorme. Era solo il luogo in cui volevamo stare, il nucleo della famiglia. La sua stanza aveva una qualche energia buona ed è il motivo per cui era sempre più confortevole lì». Aggiunge, però, che per gli impegni lavorativi di MJ, spesso erano in viaggio. «Eravamo abituati ad essere on the road. Lui provava a trasformare gli hotel in cui soggiornavamo come casa. Aveva questo piccolo proiettore che portava in giro, e prendeva un lenzuolo bianco dal letto e lo appendeva. Poi metteva cuscini sparsi per tutto il pavimento e noi potevamo guardare DVD e film in qualsiasi momento. Avevamo il nostro cinema personale. Era davvero forte».

«Uno dei miei posti preferiti che ho visitato è stata Tokyo. E’ semplicemebte bello lì, specialmente in primavera. Ricordo di aver visitato tante volte Londra. Mi piace Londra, mi piace stare lì. E’ bella».

Ora si trovano in una nuova casa vicino Los Angeles, dopo aver lasciato la casa di Encino che riportava alla mente di Katherine troppi tristi ricordi. Dopo aver imbiancato casa, la nonna ha anche incoraggiato Paris a non riappendere il collage di immagini di MJ che aveva realizzato e temporaneamente rimosso, perché non lo reputava salutare (come a volerle far voltare pagina per poter continuare la sua vita senza cristallizzarsi esclusivamente su un momento drammatico o sui ricordi del passato).

Katherine, combattuta tra l’esigenza di proteggere i nipoti e al contempo garantire loro una vita libera, è stata anche colei che ha voluto che i ragazzi frequentassero delle scuole invece di ricevere un’istruzione privata a casa. A tal proposito, Paris racconta: «Era un pò noioso. Ero nella stessa stanza con mio fratello per tutto il giorno. E’ stato difficile il periodo di transizione ma ormai l’ho superato. Non sono più socialmente impacciata. Ero così maldestra. Oh mio Dio! Sai come ognuno ha una fase difficile? Avevo questi occhiali, i capelli corti, ero paffuta…» (ma Katherine interviene rassicurandola: «Non sei mai stata paffuta, mia cara»).

«Mi piace frequentare una scuola regolare. Voglio avere un’esperienza scolastica normale. E’ difficile avere un’infanzia normale quando hai la security con te per tutto il tempo. Ho il “guinzaglio stretto” e sento che se quel guinzaglio viene allentato un pò posso avere certamente una possibilità per un’infanzia normale, perché ho amici che sono completamente normali, e hey – loro non pensano a me come la figlia di MJ. Loro pensano a me come quella che sono, capisci?».

«Le materie di studio risultano più facili a mio fratello Prince. Non so come faccia. Le materie sono più per la parte sinistra del cervello. Io sono più da parte destra del cervello (quella della creatività) e sto provando diverse cose. Ho fatto fotografia per un pò, poi ho fatto la cheerleader. Poi ho giocato a football americano. Sto provando così tante cose diverse perché sto provando a trovare me stessa, a trovare ciò con cui mi trovo meglio».

Durante l’intervista, i fratelli erano ad una conferenza scolastica sulla robotica a Las Vegas. «E’ piacevole e tranquillo senza di loro. Io e Prince siamo molto diversi. Quando eravamo più giovani eravamo come due gocce d’acqua. Ora non abbiamo più niente in comune» (sebbene, stando alle parole della giornalista, insieme si divertano molto a giocare a “Mortal kombat”).

La giornalista descrive anche un buffo siparietto tra Paris e Katherine. La nonna non approva certi look della nipote: ai capelli da ribelle del nuovo look lei preferiva quelli lunghi naturali del passato; le ha fatto togliere gli orecchini e prega che Paris non si rovini la pelle con tatuaggi permanenti o con piercing. Ma Paris rivela di avere un altro progetto: come ulteriore tributo al padre, vuole tatuarsi una nota che lui scrisse per lei in cui esprime il suo amore immortale e che lei custodisce gelosamente. «Voglio tatuare quella frase sul mio polso sinistro e il nome di mia nonna tatuato sul mio polso destro – quando sarò abbastanza grande ovviamente».

La discussione ritorna sulla sua passione per la musica e sulla sua collezione di vinili. «La qualità è migliore con il vinile. Semplicemente suona meglio». Poi continua: «Amo tutto degli anni Ottanta. Sicuramente sono nata nel periodo sbagliato. Amo gli Arctic Monkeys, i Pixies, Ac/Dc, Motley Crue, Alice Cooper, gli Smiths. Amo anche i Nirvana – ho la loro collezione completa. Siamo cresciuti ascoltando di tutto. Abbiamo ascoltato molti classici, come quelli della Motown. Papà era un grande fan dei Queen. Oh mio Dio, adoro tantissimo Freddie Mercury».

Per quanto riguarda il suo futuro, Paris rivela: «Voglio diventare un’attrice, ma solo durante il periodo scolastico. Dopo voglio frequentare scuole mediche e diventare un dottore specializzato in chirurgia cardiaca. Voglio aiutare le persone, ecco».

Avendo passato il giorno del compleanno con la madre Debbie Rowe, Paris racconta: «Quando sono con mia mamma non abbiamo la security con noi, che è davvero piacevole. Siamo andate a fare acquisti ad Hollywood. Abbiamo comprato alla Amoeba Records (negozio discografico), è stato davvero divertente».

Da assidua utilizzatrice di social network, racconta: «Di solito finisco nei guai perché twitto un sacco di roba che non dovrei twittare e ci sono un mucchio di storie. Avevo anche Instagram ma i commenti sono diventati un pò eccessivi, così l’ho cancellato. Alcuni iniziano degli scontri nella sezione dei commenti e poi se la prendevano con me per aver cancellato i commenti. Era proprio fastidioso. Su Twitter di solito me la prendevo personalmente quando qualcuno twittava qualcosa. Così, ero tipo “Devo mettervi fine”. Ero proprio scossa. Ora provo a non guardare troppo alle mie menzioni perché c’è così tanto odio lì. Ho smesso di leggerlo. Provo a non leggere della mia famiglia».

Per quanto riguarda i suoi nuovi vicini di casa, tra cui Britney Spears e Justin Bieber, il discorso si sofferma su quest’ultimo che è stato visto di recente fumare della marijuana in luogo pubblico. «Delle ragazzine su Twitter si tagliavano, autolesionandosi per attirare la sua attenzione per farlo smettere. Ma non credo che Justin dovrebbe fare certe cose quando può essere ripreso, così che le sue giovani fan possano non essere influenzate. Immagginate quanto quelle ragazzine diventeranno adulte e avranno figli che chiederanno loro “Oh mamma, dove ti sei procurata quei tagli?”. Come risponderanno? “Quando avevo 12 anni il mio cantante preferito fumò marijuana”. Penso che è proprio irresponsabile da parte sua fare così».

La giornalista conclude dicendo: «E’ chiaro che la signora Jackson sta facendo un ottimo lavoro nel portare avanti l’eredità di suo figlio e crescere una bella, curiosa, intelligente, notevolmente ben educata giovane donna».

 

(Cfr. http://mjj.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=10576451)

Annunci

Fase preliminare processo AEG

Lascia un commento

Sta proseguendo la fase preparatoria del processo per accertare le responsabilità della AEG nell’assassinio di Micheal Jackson.

In questa fase preliminare, il giudice ha già ascoltato i primi due figli del Re del Pop, Prince e Paris. Secondo alcune fonti, la 15enne avrebbe colpito i presenti per la sua maturità nel rievocare i fatti del 2009.

Per quanto riguarda la formazione della giuria popolare, sembra che molti candidati si stiano tirando indietro e stiano rifiutando l’incarico adducendo le motivazioni più strane e disparate, probabilmente quantomeno intimoriti e impauriti dal dover giudicare una società che si potrebbe essere spinta ad organizzare una cospirazione civile di tale portata, e che oltretutto potrebbe non aver agito in solitaria.

Il 15 aprile, quindi, il numero di potenziali giurati è sceso da 104 ad 87.

Nel questionario a cui hanno dovuto rispondere, erano presenti domande anche su quanto sapessero della passata dipendenza da farmaci di MJ e sulla loro opinione riguardo al processo del 2005.

Ad ogni modo, mentre procede la selezione dei giurati, l’inizio del processo è stato previsto per i primi di luglio.

Iniziato il processo contro l’AEG LIVE

Lascia un commento

Il 3 aprile è iniziato il processo intentato dalla famiglia Jackson contro la AEG Live, la società che ha organizzato il THIS IS IT TOUR e accusata di aver avuto un ruolo fondamentale per la morte di Michael Jackson.

Contattato telefonicamente dalla CNN nel carcere dove sta scontando 4 anni per omicidio colposo, il dottor Conrad Murray ha dichiarato di non aver ricevuto mandati di comparizione per questo processo. Poi ha espresso l’intenzione di fare ricorso contro la condanna che sta scontando, sebbene tale condanna sia avvenuta il 7 novembre 2011.

Per quanto riguarda l’AEG, la famiglia Jackson vuole dimostrare come la responsabilità dell’operato di Murray sia direttamente riconducibile alle alte sfere dell’AEG.

L’AEG, invece, secondo quanto dichiarato dall’avvocato che la rappresenta Marvin Putnam, “il dottor Murray fu scelto da Michael Jackson. Fu lui a portarlo a Los Angeles. E’ stato il suo medico personale per tanti anni, e continuò a ricoprire questo ruolo sotto la sua diretta supervisione. Solo Jackson aveva facoltà di revocare il suo mandato”.

La dichiarazione secondo cui Murray sarebbe stato il medico personale di MJ per tanti anni è falsa; semplicemente, si erano conosciuti nel 2006, quando Murray curò uno dei figli di MJ a Las Vegas. Oltretutto, secondo quanto risulta dai documenti a sostegno delle accuse contro l’AEG, è proprio questa società ad aver stipulato l’accordo con Murray, denominato “AEG-MURRAY AGREEMENT“, mentre “Michael Jackson non aveva alcun diritto di porre fine all’accordo. Era la AEG che dirigeva, controllava e supervisionava il lavoro di Murray”; inoltre “l’AEG insistette affinché Jackson continuasse le cure con Murray e non ricevesse altri trattamenti con altri medici”, secondo quanto ricostruito nella “denuncia per danni” contro l’AEG presentata da Katherine Jackson il 15 settembre 2010.

A proposito delle responsabilità non esclusivamente di Murray, ecco cosa dichiarò Laura Panunzio (ex collaboratrice e amica di MJ) a luglio 2009: “come mai Murray si trovava a lavorare col cantante ed era stato contemporaneamente assunto dalla AEG, con un contratto di 300,000$, dopo essere stato radiato dall’albo dei medici, nel 2008, per cattiva condotta verso altri pazienti; e guarda caso pare che Murray avesse debiti che ammontavano all’incirca alla cifra pattuita con la AEG”. E aggiunse: “Io penso che si stia cercando premeditatamente di far incolpare un medico da quattro soldi, Murray, usato come capro espiatorio (con la scusa di porre fine ai suoi problemi con l’assunzione da parte della AEG e il contratto di 300,000$), quando i veri responsabili sono altri”.

Altri dettagli su quanto emerso sull’assassinio di MJ sono ben riassunti su Wikipedia, che riporto qui sotto.

Da elementi discussi al processo che lo vedeva imputato per omicidio colposo, si scoprì che Conrad Murray fu assunto dalla AEG Live; il dottore, all’epoca dell’assunzione, era pieno di debiti[17]. Il rapporto tra il medico e la società promotrice dei concerti è comprovato da un contratto anche se non perfezionato, discusso in aula, dal quale si evince che l’assunzione del dottore fu di competenza della AEG[18], che non ricevette mai una copia dello stesso firmata da Michael Jackson per accettazione; esiste solo una copia firmata dal dottor Murray la sera prima che il cantante venisse ucciso. In quel contratto si legge anche che il medico doveva “[…] occuparsi delle necessità mediche dell’artista, riuscire a curarlo in caso di emergenza e provvedere anche ad altri trattamenti medici richiesti da AEG”[19]. A proposito di “trattamenti”, durante le udienze preliminari del processo emerse dalla testimonianza del farmacista Lopez, al quale si era rivolto Murray per ordinare il propofol ed altri medicinali, che il medico richiese anche degli energizzanti, dicendogli che erano per se stesso e Lopez gli procurò dell’ECA (Efedrina, Caffeina, Aspirina),[20], ma dell’efedrina è stata ritrovata nell’organismo di Jackson[21]. Tale sostanza è controindicata per chi soffre d’insonnia in quanto la provoca o la accentua, e causa anche ansia, anoressia e febbre[22]. Murray, probabilmente, somministrava al cantante ECA di giorno come energizzante, propofol e benzodiazepine di notte per farlo dormire[23]. Jackson era stato oggetto di somministrazioni di questo tipo per quasi tre mesi[24].

Durante il processo il Dott. Steven Shafer, esperto di propofol, dimostrò scientificamente l’impossibilità della autosomministrazione dell’anestetico dal parte del cantante[25] e dichiarò che l’ingestione di tale sostanza non produce alcun affetto sull’essere umano[26].

Murray durante le indagini mentì ripetutamente e si contraddisse più volte[27], non si mostrò mai pentito per quello che aveva fatto, arrivando persino a incolpare lo stesso Jackson della sua morte. Tutto ciò gli costò la massima pena prevista per questo genere di reato prevista nello stato della California: infatti il giudice Pastor decise di infliggerla in quanto definì le pratiche che Murray esercitava su Jackson “pazzia medica”, “esperimenti in medicina che non possono essere tollerati” e ritenne che l’aspetto più intollerante del comportamento di Murray in tutta questa vicenda fu ed è, appunto, la totale la mancanza di senso di colpa e rimorso per quanto accaduto[28].

Circostanze sospette

Nel 2008 Jackson vendette una quota del Neverland Ranch alla Colony Capital[29]; come testimoniò Randy Phillps al processo Murray, questa società successivamente lo contattò per organizzare i concerti[30] probabilmente per recuperare il denaro speso per Neverland. Così Phillips contattò Tohme Tohme, all’epoca “manager” della pop star, un uomo d’affari dai trascorsi tutt’altro che chiari di cui Michael Jackson aveva paura[31][32].

A maggio 2009 Jackson tentò di licenziare Tohme Tohme attraverso una lettera[33] ma il ”manager” stranamente apparirà alle spalle del fratello di Michael , Jermaine, quando quest’ultimo annuncerà che la pop star è morta e comparirà nei credits del film “This is it” come “Personal Advisor”[34]. I concerti inizialmente dovevano essere 10, ma divennero improvvisamente 50 e Jackson confidò ad alcuni fan di non aver mai concordato tutte quelle date, bensì 10, appunto[35]. Paul Gongaware, dirigente di AEG, durante l’interrogatorio del vice procuratore Deborah Brazil, esitò quando gli fu chiesto chi avesse firmato il contratto per 31 concerti all’arena O2 di Londra, dichiarando inizialmente che era stata solo la Aeg Live[36]. Non esiste, comunque, nessun contratto che prevede 50 date. Quando cominciarono a trapelare le voci riguardo al fatto che Jackson non aveva concordato tutti quegli show e che non stava bene, Randy Phillps e il regista dello show Kenny Ortega si affrettarono a dichiarare pubblicamente, nel periodo immediatamente antecedente alla morte, che le condizioni psico fisiche del cantante erano ottime[37], mentre in realtà sapevano che Jackson non stava bene, come dimostra lo scambio di mail intercorso tra i due[38], nonché scambi di mail tra i funzionari di AEG[39]. Anche il Dott. Allan Metzger, medico della star, sul banco dei testimoni, parlò delle paure del cantante riguardo al fatto che le sue condizioni di salute non gli avrebbero permesso di sostenere tutti quegli show e che soffriva d’insonnia, soprattutto durante i tour[40].

Ulteriori scambi di mail tra Murray e AEG rivelano che quest’ultima società era a conoscenza dei trattamenti pericolosi che il medico praticava su Jackson[41].

In un’altra mail spedita ad un altro dirigente di AEG, Randy Phillps scrisse che Jackson non avrebbe più potuto tirarsi indietro altrimenti lo avrebbe atteso il disastro finaziario[42][43]; questo perché il contratto tra la AEG Live e Michael Jackson è parso essere stato redatto con il solo scopo di distruggere finanziariamente la pop star e le due firme di Jackson sembrano essere diverse[44]. Sempre da missive inviate via web, presentate in aula al processo Murray[45], si è scoperto che l’assicurazione pretendeva un’ulteriore visita medica a Londra, mentre le condizioni di Jackson stavano peggiorando, prima di estendere la polizza sulle date aggiunte di cui AEG aveva già venduto i biglietti. La morte della star fu una benedizione per AEG, come scrisse lo stesso Randy Phillps in una mail[46], considerati anche i profitti che ne sono succeduti e in seguito ai quali quest’ultimo è stato riconfermato presidente della AEG Live[47]. Varie strategie di recupero e guadagno, infatti, vennero attuate: biglietti commemorativi in cambio di rimorsi,la proiezioni in tutte le sale cinematografiche del film “This is it” e la commercializzazione dei dvd, i cd della colonna sonora, lo spettacolo di Londra[48], la vendita di oggetti di merchandising e aste dello stesso materiale[49]. Per quanto riguarda il film “This is it”, durante le udienze preliminari emerse che, alla prima, Kenny Ortega aveva mentito sul banco dei testimoni, dichiarando che le telecamere che avevano ripreso le prove dei concerti erano due[50] per sottolineare il fatto che dovevano essere riprese private destinate esclusivamente all’archivio personale del cantante, invece successivamente, in quella del 16 giugno 2011, risultò che erano di più, come se si dovesse girare effettivamente un film[51][52].

Aeg avrebbe voluto persino guadagnare sul Memorial di Michael Jackson, ma viste le proteste, dovette desistere[53]. La società promotrice pensava di riscuotere anche la polizza assicurativa che copriva le prime date dei concerti e che includeva la morte per overdose da farmaci, ma considerato che il propofol è un anestetico da somministrare esclusivamente in ambito ospedaliero, unitamente alla testimonianza di un funzionario della Lloyd’s che dichiara di aver ricevuto dal Dr. Murray la rassicurazione della perfetta forma del cantante che però, secondo l’orario della chiamata, era già morto[54], la compagnia di assicurazione Lloyd’s si rifiutò di pagare e a giugno 2011 depositò una citazione in tribunale[55]. Quando furono rese note le mail che si scambiavano i promotori dei concerti, le quali comprovano che essi erano a conoscenza delle condizioni psicofisiche non affatto buone di Michael Jackson[56], AEG rinunciò alla causa[57].

L’investigatrice del Coroner Elissa Fleak testimoniò che c’era il camino acceso (era il 25 giugno) nella stanza dove il cantante è deceduto. Tra l’altro non era la sua stanza da letto abituale[58]. Il rigor mortis probabilmente si verificò in un momento successivo per cui Jackson potrebbe essere morto anche molto tempo prima: il medico legale non fu in grado di stabilire l’ora del decesso che non è riportata sul referto autoptico.

Non fu possibile stabilire chi fosse a Carlwood effettivamente la notte dell’omicidio in quanto i video relativi alle registrazioni delle telecamere di sorveglianza sono spariti. Il procuratore David Walgren, durante la Status Conference del 16 marzo 2011, affermò che l’accusa stava ancora cercando di contattare il dipartimento di polizia di Los Angeles e la società del sistema di sicurezza per sapere se fossero disponibili altre registrazioni oltre a quelle che gli erano state recapitate, riguardanti l’esterno della residenza di Jackson e le porte di ingresso. Durante il processo Murray, dalla testimonianza del signor Alexander Suppal, uno specialista in sorveglianza della polizia di Los Angeles, risultò che nessuno gli ordinò di scaricare altri filmati dai nastri delle telecamere di sorveglianza della casa di Michael Jackson, oltre a quelli di pochi minuti relativi all’arrivo di Murray e poi dell’artista alla proprietà la notte del 25 giugno 2009. Suppal dichiarò che fu il detective Martinez a prendere la decisione di scaricare solo quei filmati[59].

Il procuratore Walgren durante il controinterrogatorio del dottor White, l’esperto di propofol testimone per la difesa, lo portò a dire che, considerate le quantità di lorazepam e propofol risultanti nell’organismo della star, non avrebbe senso pensare che Murray volesse continuare a sedare un Michael Jackson già sedato: ciò sarebbe spiegabile solo nel caso in cui il medico avesse voluto fargli del male volontariamente[60] e lo ha ribadito anche nella sua arringa finale: “…Murray ha voluto mettere ko Michael Jackson, se si vuole credere che non fosse già ko!”[61]. Anche dall’ultima testimonianza del dottor Steven Shafer, esperto di propofol per l’accusa, è emerso che in base a studi effettuati nel 2002, le quantità di propofol e benzodiazepine somministrate da Murray a Jackson erano maggiori di quelle che Shafer stesso aveva inizialmente ipotizzato[62]. Infine nel Memorandum del procuratore leggiamo: “Il modo in cui il crimine è stato eseguito crimine indica pianificazione, sofisticazione o professionismo (…) Le prove mostrano senza ombra di dubbio che l’imputato sapeva che ciò che stava facendo era sbagliato (…) L’imputato si è approfittato di una posizione di fiducia o confidenza per commettere il crimine…”[63].

Tutto ciò ha destato dei sospetti in merito al fatto che la morte della star potrebbe non trattarsi di omicidio colposo, ma qualcosa di più. Le indagini, però, furono rivolte solo verso Murray, lasciando in sospeso numerosi interrogativi al riguardo. Inoltre i discografici (Sony), manager della star[64] e la stessa AEG Live avrebbero effettuato cospicui finanziamenti alle carriere di alcune figure istituzionali che, visto il loro ruolo, sarebbero potute essere personaggi chiave per risolvere i misteri dell’omicidio in questione. Ciò ha sollevato ulteriori sospetti in merito[65]. La famiglia Jackson ha mosso una causa civile contro la AEG Live, in quanto la ritiene responsabile di frode, negligenza, inflizione di stress emotivo e cospirazione civile, elementi che avrebbero condotto alla morte la pop star[66]