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Adriano Celentano in concerto: Rock Economy il più grande show dell’anno

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Ieri c’è stato il grande ritorno di Adriano Celentano in concerto.

All’Arena di Verona, infatti, il più grande entertainer italiano ha tenuto il primo di due concerti dopo 18 anni.

Trasmesso su Canale 5 con solo 2 pause pubblicitarie, Adriano Celentano è apparso davanti ad una platea gremita totalizzando uno share del 31,83% ed un ascolto medio di 8’917’757 telespettatori: si tratta dell’evento più importante dell’anno e forse della stagione televisiva (escludendo ovviamente le partite dell’Europeo e Sanremo).

Lo spettacolo è stato davvero suggestivo: la location era meravigliosa, il palco maestoso, la musica ai “soliti” livelli irraggiungibili, e poi ovviamente c’è il fattore Celentano. Entrato attraversando un portone di luce, si è esibito con alcuni dei suoi capolavori, ma ovviamente poi non è mancato il momento socialmente impegnato, con il tavolo di consultazione con cui l’economista francese Jean-Paul Fitoussi ha analizzato la situazione economico/politica ed ha criticato l’asservimento della politica ai mercati a discapito del benessere della gente.

Successivamente, nella parte finale dello show, Celentano è stato raggiunto anche da Gianni Morandi con cui ha realizzato alcuni duetti.

Infine, Morandi si è seduto in disparte per godersi il finale del concerto.

Dopo che Celentano e i suoi ballerini sono usciti attraverso il grande portone scenografico, il collegamento televisivo è terminato, ma a quanto pare Celentano è tornato sul palco concedendo il bis ai presenti.

Un grande evento, insomma, probabilmente anche il più importante evento musicale dell’anno.

E stasera, alle 21:00, ci sarà il secondo e ultimo imperdibile concerto della serie. Appuntamento su Canale 5 tra poco.

Poi, c’è sempre la possibilità che Morandi riesca a convincere Celentano a realizzare qualche altro tour (ieri si accennava a possibili concerti anche all’estero).

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Kate Middleton e la privacy

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Piccola riflessione sul caso Kate Middleton.

Le foto ormai famose di Kate nuda sono state effettuate mentre lei si trovava in proprietà privata, in un castello di famiglia in un luogo isolato e lontano da sguardi indiscreti, in un momento di intimità da sola col marito. Non era in un luogo pubblico o ad un evento pubblico, ma dentro un castello col marito.

Ogni volta che viene violata la privacy di qualche personaggio famoso, ecco che c’è l’alzata di scudi in difesa della “libertà di informazione” e dei “diritti dei tabloid” (?) o roba del genere. Come mai non si parla mai anche dei diritti delle persone ad avere la propria privacy? I diritti e le libertà personali e individuali vengono considerati inferiori ai privilegi dei paparazzi, almeno dagli scribacchini vari; per quale motivo?

La prima causa contro il tabloid che ha ottenuto per prima quelle foto è stata vinta dalla famiglia reale, ma mi pare una magra consolazione: il paparazzo ha guadagnato forse qualche migliaio di dollari ancora senza conseguenze; il tabloid, nell’Era della fotografia digitale, è stata condannata a consegnare “gli originali” delle foto (come se così scomparissero per sempre le foto, neanche fossimo nell’800) e a non pubblicare più tali foto (peccato che questi provvedimenti fanno solo il solletico al tabloid, dopo gli incassi ottenuti dalla pubblicazione di quelle foto; se questo è il massimo del rischio, davvero in futuro dovrebbe evitare di calpestare i diritti delle persone?).

In contemporanea, altri gossippari e criminal-journalist ipocriti continuano a minimizzare la gravità della violazione della privacy, ironizzando sulle parti intime fotografate. Come se fotografare le parti intime dovesse generare ilarità. E cercano di far passare come poveri bigotti chi si scandalizza per la pubblicazione di “pochi centimetri di pelle”.

Il problema, ovviamente, non è se Kate era nuda davanti al proprio marito; non c’era niente di male e infatti non scandalizza il comportamento di Kate. Il problema è la violazione della privacy. Se non c’è niente di male nello scoprire “qualche centimetro di pelle”, e infatti non c’è (soprattutto nel privato, ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole), perché violare la privacy e calpestare i diritti delle persone per sbattere in prima pagina foto rubate che ritraggono una coppia nella loro intimità in un luogo privato?

Non c’è una notizia, non c’è rilevanza penale o rilevanza di alcun tipo. E’ solo una violazione dell’intimità di una coppia.

Tutti hanno ricordato Lady Diana, perseguitata dai paparazzi fino al punto da provocarne la morte nel 1997. In quella fatidica notte, però, i paparazzi erano su una strada, in luoghi pubblici; non dovrebbe esser loro consentito neanche quello (pedinamento e inseguimento), visto che Lady Diana non era ad un evento pubblico e stava tranquillamente per i fatti suoi, ma comunque non era stata violata la proprietà privata. Con Kate, quindi, i tabloid si stanno comportando ancora peggio che con Lady Diana.

Speriamo che ci si decida, dopo almeno mezzo secolo, a mettere un pò di regole per tutelare i cittadini, seppur vip. Quanto accaduto col “News of the World” inglese (spionaggio, intercettazioni illegali, depistaggi, pedinamenti, effrazioni e violazioni di domicilio, furti, illegalità varie, ecc.) dovrebbe portare all’attenzione il problema della violazione della privacy e a stabilire finalmente dei paletti: ad esempio, la non violabilità della proprietà privata, neanche con il teleobiettivo (vedere i diritti inviolabili, alcuni dei quali espressi anche nella Costituzione Italiana, come l’art. 13, 14 e 15 che trattano delle libertà individuali); la non pubblicabilità di foto con violazioni del genere (pena gravi conseguenze economiche che scoraggino davvero dal ripetere certe violazioni); la garanzia della privacy dei vip in modo che possano camminare per strada senza un plotone di fotografi davanti al naso quando non si trovano ad eventi pubblici; magari anche una richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti ritratti per pubblicare foto scattate non ad eventi pubblici. Si dovrebbe anche aggiungere la clausola con cui i tabloid debbano pagare multe salate in caso di notizie false e inventate e debbano pubblicare smentite in spazi e visibilità equivalenti a quelli delle notizie false, così da scoraggiare i peggiori pettegolezzi infondati pubblicati in maniera sensazionalistica per sfruttare personaggi famosi con malignità (per esempio, notizie presentate così: “Fonti vicine alla famiglia dicono…”, che sono inattendibili e danno credito a malignità infondate di ogni genere; oppure a domande maliziose del “giornalista”, senza neanche fonti da citare, con cui si può domandare cose del tipo: “Michael Jackson e Janet Jackson sono la stessa persona?”, come avvenne nei decenni scorsi…).

Insomma, è stata concessa fin troppa libertà ai tabloid per tanto tempo; non è il caso di tornare a garantire le libertà individuali dei cittadini, a qualunque rango essi appartengano?

Centenario della Conferenza Internazionale sul Tempo

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Piccola divagazione. Quest’anno ricorre il centenario della Conferenza Internazionale sul Tempo, svoltasi nel 1912 a Parigi.

Nell’Ottocento, con le invenzioni del treno e del telegrafo, iniziò a farsi sentire il problema del fuso orario, dato che ogni città aveva il proprio basandosi sulla posizione del Sole.

Il treno iniziò a permettere spostamenti più rapidi che evidenziarono le differenze d’orario. Furono proprio le ferrovie a spingere inizialmente verso l’instaurazione di un’ora mondiale, o meglio di un sistema orario ordinato, anche perché un treno nell’attraversare gli Stati Uniti dalla costa Orientale alla Costa Occidentale si sarebbe imbattuto in oltre 200 fusi orari differenti, con una conseguente confusione per gli orari di partenza e di arrivo.

Il telegrafo poi, che iniziò a consentire comunicazioni istantanee a grandi distanze, palesava chiaramente questa problematica.

Iniziarono, dunque, i primi tentativi di mettere ordine agli orari mondiali. Da un lato c’erano le ferrovie, che il 18 novembre 1883 imposero una loro ora ufficiale; dall’altro lato i governi che si riunirono a Washington nel 1884 per la prima conferenza sul meridiano fondamentale con cui si stabilì Greenwich come meridiano zero e si divise la Terra in 24 fusi orari separati da un’ora.

Alla conferenza parteciparono 25 paesi, ma nonostante la praticità del sistema stabilito, il mondo fu lento ad adottarlo: il Giappone si coordinò nel 1888, Belgio e Olanda nel 1892, Germania, Austria-Ungheria e Italia nel 1893, ma in tutto il mondo persistette una generale confusione.

La Francia nel 1891 aveva stabilito come ora nazionale quella di Argentan, di 9 minuti e 21 secondi in anticipo rispetto a quella di Greenwich. Ad ogni modo, fu proprio la Francia che ad un certo punto decise di mettersi alla guida

«del movimento per l’ora mondiale unificata basato sulle direttive emanate nel 1884. Se il meridiano zero doveva essere sul suolo inglese, almeno l’istituzione dell’ora mondiale avrebbe avuto luogo in Francia. Così, il presidente Raymond Poincaré fece ospirate a Parigi la Conferenza Internazionale sul Tempo nel 1912, che elaborò un metodo uniforme per determinare e conservare segnali orari accurati e trasmetterli nel mondo.

Tutto ciò fu reso possibile dal radiotelegrafo. Fin dal 1905, la marina militare USA aveva trasmesso da Washington segnali orari con il radiotelegrafo. La torre Eiffel nel 1910 trasmise l’ora di Parigi ancor prima che essa fosse dichiarata legalmente l’ora della Francia. Dal 1912, il sistema fu allargato con installazioni a Nancy, Charleville e Langres, così che l’intero paese poteva ricevere simultaneamente gli stessi segnali. Houllevigue si vantò del fatto che  Parigi “soppiantata da Greenwich come origine dei meridiani, è stata proclamata centro orario iniziale, orologio dell’universo”. L’osservatorio di Parigi avrebbe preso le letture astronomiche e le avrebbe inviate alla torre Eiffel, la quale le avrebbe a sua volta ritrasmesse alle otto stazioni dislocate sul globo. Alle ore 10 del mattino del 1 Luglio 1913, la torre Eiffel inviò il primo segnale orario trasmesso al mondo. Una volta istituita la struttura di una rete elettronica globale, l’indipendenza delle ore locali cominciò a crollare. Qualsivoglia fascino l’ora locale potesse avere avuto un tempo, il mondo era destinato a risvegliarsi con i ronzii e i rintocchi di campane provcati da impulsi che si propagavano nel mondo alla velocità della luce.»

(Sthephen Kern, Il tempo e lo spazio, Il Mulino, Bologna, 2002, p. 20-21).

Beh, argomento molto interessante soprattutto per noi che adesso in tempo reale possiamo seguire e seguiamo avvenimenti in tutto il mondo, e in particolare in California che è a 9 fusi orari di distanza.

Per Lady Gaga

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Non sono un fan di Lady Gaga, e sono anche passati un pò di giorni dall’accaduto. Ad ogni modo, esprimo la mia solidarietà per Lady Gaga dopo l’incidente avvenuto in Nuova Zelanda e dopo le stupide critiche che ho letto sul web.

Infatti, durante il suo ultimo concerto in Nuova Zelanda, il 10 giugno, Lady Gaga è stata vittima di un incidente sul palco, il cui filmato è diventato subito uno dei più visti in Italia e nel mondo.

Durante il concerto, la sbarra di ferro che un ballerino stava spostando ha colpito in modo abbastanza violento la testa di Lady Gaga che si stava rialzando alle sue spalle. Dopo aver barcollato un attimo, Lady Gaga ha fatto capire al ballerino di continuare con lo show, ed ha portato a termine il concerto.

Se fosse stata a 15 cm più in là, o se si fosse rialzata due secondi dopo, non sarebbe successo niente.

Poco dopo la botta, Lady Gaga ha detto al pubblico: “Dovete scusarmi se do’ un po’ i numeri stasera. Non so se avete visto ma ho appena sbattuto la testa e credo di essere un po’ stordita. Ma non vi preoccupate, finiro’ lo spettacolo”.

Successivamente, finita in ospedale (da dove a twittato una foto il giorno dopo, appena risvegliata), le è stata diagnosticata una commozione cerebrale. La sua truccatrice ha rassicurato i fan, sempre tramite twitter, scrivendo: “Gaga ha una commozione ma sta bene. Vuole che sappiate che vi ama. Io avrò cura di lei. Non posso credere che sia arrivata in fondo allo show”.

Il tour comunque sta andando avanti: oggi si è conclusa la serie di concerti a Brisbane (la prima città della tappa australiana del tour).

Ad ogni modo, tra i commenti al video dell’incidente, molti gli “haters” (“coloro che odiano”), una perfetta definizione abbastanza recente che descrive bene le persone che cercano solo dei pretesti per spargere il loro odio immotivato verso chiunque. Indifferenti all’incidente, gli haters hanno approfittato del video per “accusare” la cantante di utilizzare il playback durante i concerti. Un vecchio pretesto assurdo che dimostra l’irrazionalità di chi lo scrive. I concerti di musica pop puntano molto sulla spettacolarità delle esibizioni, per cui più sono spettacolari i concerti (e più sono lunghi i tour) e maggiore è l’inevitabilità di ricorrere al playback per mantenere esibizioni ad alti livelli senza cali di voce e “stecche” vocali. Oltretutto, la voce in playback è comunque della cantante in questione, non è che fa finta di cantare sulla voce di qualcun altro. Sono decenni che si fa uso del playback; accanirsi contro Lady Gaga perché fa uso di un sistema utilizzato da praticamente tutti i cantanti pop statunitensi non ha senso.

Purtroppo vedo che “l’odio” degli haters sta convogliando molto su Lady Gaga. Dopo Michael Jackson, dopo Amy Winehouse, è evidente la concentrazione di attacchi contro Lady Gaga da parte di haters (cittadini comuni), tabloid, addirittura organi ufficiali di qualche Stato… E’ vero che Lady Gaga è una provocatrice (come viene definita anche Madonna), e che il mondo dello spettacolo attuale ha preso una brutta piega (si può parlare di mercificazione degli artisti, lobbies che “schiavizzano” gli artisti, sovraccarico di impegni, pressioni enormi, sovraesposizione, provocazioni sempre più estreme imposte e non), ma quelle che ho letto erano critiche contro Lady Gaga prendendo come pretesti degli elementi ormai caratteristici dello Show Business e dei concerti pop. Se non si condivide un modo di fare spettacolo o il modo di fare di una persona, non c’è bisogno di odiarla e attaccarla con dei pretesti. Col suo show Lady Gaga non fa del male a nessuno (piuttosto, è più probabile che sia lei ad essere vittima del sistema).

STOP HATE

Anniversario per Arrigoni

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Questo post è per non far passare sotto silenzio il 1° anniversario dall’assassinio di Vittorio Arrigoni, l’attivista-pacifista ucciso per il suo impegno nel fare del mondo un posto migliore.

Proprio per oggi era stata programmata la missione “Benvenuti in Palestina”, con cui gli attivisti della Freedom Flotilla (organizzazione in cui operava Arrigoni) intendevano recarsi in Palestina per partecipare ad iniziative di solidarietà, quali la costruzione di una scuola, la riparazione di pozzi, la messa a dimora di alberi. Tanti attivisti, però, sono stati bloccati senza motivo ancor prima che potessero partire.

PEACE.

http://www.freedomflotilla.it/

Emma vince il Festival di Sanremo 2012

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Ieri sera c’è stata la finale del Festival di Sanremo.

Momento di grande interesse è stato quando Adriano Celentano è tornato sul palco dell’Ariston dove ha provato a chiarire la sua opinione espressa durante la prima serata, martedì scorso. Ancor prima di terminare il suo discorso, la platea si è divisa: alcuni, sentendolo ribadire e spiegare meglio la sua opinione, l’hanno interrotto iniziandolo a contestare, mentre altri l’hanno incitato e sostenuto.

Platea divisa, dunque, che però non l’ha contestato quando è riuscito a terminare la frase esplicativa che gli avevano interrotto.

Bello e toccante il momento del duetto tra Adriano Celentano e Gianni Morandi, il quale si è commosso per la presenza del suo mito e per la possibilità di cantare insieme al più grande artista italiano dei nostri tempi.

Tornando alla finale canora, c’è stata una nuova dimostrazione di vittoria sospetta. Anche stavolta, infatti, come succede troppo spesso a Sanremo, non ha vinto il più meritevole (o meglio, in questo caso, la più meritevole, visto che in finale sono finite tre donne).

Ripercorriamo la dinamica:

  • La giuria demoscopica di ieri porta a stilare questa classifica: prima Arisa, seconda Noemi, terzi Gigi D’Alessio e Loredana Bertè (che, ricordiamo, erano stati eliminati la prima sera e poi ripescati), quarta Emma.

  • La sala stampa vota compatta per Emma (addirittura si esulta in sala stampa quando viene letto il suo nome), facendola risalire al 1° posto e scalzando dal podio l’ottima coppia Gigi D’Alessio e Loredana Bertè.

  • Il famigerato televoto (taroccato o forse utilizzato da irrecuperabili teledipendenti) porta alla vittoria Emma (che già aveva cominciato a commuoversi e a ringraziare in maniera sospetta quando è stata ripescata dalla sala stampa).

Emma, così, è la terza artista (in 4 anni) protetta di Maria De Filippi a vincere il Festival di Sanremo.

Interessante l’immagine intravista in chiusura di programma, mentre la trasmissione veniva sfumata, dell’abbraccio tra le splendide e ottime Arisa e Noemi, rispettivamente seconda e terza classificata.

Ricordava le Olimpiadi di Atene 2004, quando Yuri Chechi, terzo classificato, abbraccia il bulgaro Jordan Jovtchev, secondo classificato, indicandolo come il vero vincitore della gara, trascurando l’immeritevole primo classificato Dimosthenis Tampakos, il greco che, nonostante svariate imperfezioni, fu premiato dalla corrotta giuria in un’Olimpiade caratterizzata da evidenti compravendite di premi.

A parte la vincitrice, dunque, musicalmente non è stato un pessimo festival.

Whitney Houston e lo showbusiness

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Ieri si è celebrato il funerale privato di Whitney Houston nella New Hope Baptist Church di Newark, nel New Jersey.

Tra gli artisti che hanno partecipato alla cerimonia, ricordiamo Kevin Kostner, protagonista con la Houston del film “La guardia del corpo”, che scelse personalmente di utilizzare come colonna sonora del film la canzone “I will always love you”, che diventò il singolo più venduto nella storia da una artista femminile con oltre 16 milioni di copie vendute.

Tra gli altri, sono intervenuti anche Alicia Keys, Steve Wonder, R. Kelly.

Al funerale, a cui si poteva accedere solo su invito, registriamo la presenza anche di Oprah Winfrey, Beyoncé, Aretha Franklin, Jay Z, Bill Cosby. (Fonte: TMNews)

Giunta al successo negli anni Ottanta, Whitney Houston dominò le classifiche mondiali, vendendo complessivamente 170 milioni di dischi, diventando una delle donne di maggior successo nel campo discografico e l’artista femminile afroamericana di maggior successo (l’artista maschile è Michael Jackson). Vincitrice, tra l’altro, di 6 Grammy Awards e detentrice del record per il maggior numero di American Music Awards ricevuti, 22 in tutto. (Fonte: Wikipedia)

Dopo un periodo di crisi per motivi familiari negli anni ’00, nel 2009 pubblica un nuovo album con cui torna alla ribalta.

Nonostante tutto ciò, Whitney Huston, che doveva partecipare ai Grammy Awards la sera stessa in cui è stata ritrovata morta a causa di un cocktail di farmaci e alcol, sembra che fosse in bancarotta.

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Whitney Houston, così, si aggiunge alla lista delle morti eccellenti, tra i big della musica Occidentale, in seguito all’utilizzo di farmaci e alcol.

I risultati dell’autopsia sono stati secretati e alcuni testimoni raccontano che fino al giorno prima della morte Whitney era allegra e tranquilla.

Certo, fa riflettere anche solo l’attuale versione ufficiale secondo cui Whitney è morta, il giorno in cui doveva partecipare ai Grammys, per l’assunzione di farmaci e alcol mentre era praticamente in bancarotta.

La morte sopraggiunta per farmaci non è la prima volta che accade nel mondo dello showbusiness. Vediamo le assonanze tra i principali artisti morti in un modo simile negli ultimi anni: tra tutti, Michael Jackson e Amy Winehouse.

  • Michael Jackson, attaccato in continuazione e in tutti i modi per decenni, precipita nella dipendenza da farmaci (antidepressivi e antidolorifici); nonostante sembra si fosse ripreso, proprio i farmaci vengono utilizzati per ucciderlo dopo averlo legato contrattualmente costringendolo ad accettare di sostenere 50 concerti, grazie anche alla situazione economica non positiva che si era creata (nonostante fosse l’artista di maggior successo della storia e il più premiato). Ricordiamo, infatti, che MJ era legato alla Sony dal 1990 (e da quel momento, iniziano i vari colpi che gradualmente lo portano a cessioni in favore della Sony, dal ’93, prima che termini addirittura il primo tour con la Sony) e che, sembra proprio a causa di tale contratto, non poté pubblicare nuovo materiale tra il 2006 e il 2009 (dopo aver dovuto subire anche il boicottaggio da parte sempre della Sony nel 2001), precipitando in una situazione economica negativa per risolvere la quale finì per accettare di fare il THIS IS IT TOUR (i cui 10 concerti furono subito moltiplicati a 50 per 6 mesi, con cadenza praticamente giornaliera, e le cui spese sarebbero state addebitate a MJ se non si fosse esibito, anche se ciò fosse stato dovuto a motivi di salute…).

  • Amy Winehousse, presa di mira dai tabloid, esce dalla dipendenza da droghe e alcol, ma sembra fosse stata costretta ad esibirsi davanti grandi platee di pubblico nel tour che stava effettuando, nonostante fosse a disagio con platee troppo estese. Oltretutto, dichiarò di non riconoscersi completamente nel suo primo album, perché manipolato dalla casa discografica. Dopo che vennero annullate un paio di date del tour, viene ritrovata morta dopo aver assunto alcol per la dinamica denominata “stop and go” (cioè quando si riassumono sostanze alteranti dopo un periodo di disintossicazione).

  • Ora Whitney Houston, tra le più grandi artiste di successo al mondo, muore, ripeto, il giorno in cui deve esibirsi davanti alla platea dei Grammy Awards, con una situazione finanziaria critica. Muore per l’assunzione di alcol e farmaci.

Verrebbe in mente qualche dubbio: Whitney è stata costretta a partecipare ai Grammy? O quantomeno si è sentita costretta vista la situazione finanziaria? Invece che un piacere, la sua partecipazione era una necessità? Come mai tutte queste assonanze tra queste morti eccellenti? Situazione economica precaria-imposizioni delle case discografiche-partecipazione a megashow-morte per alcol e farmaci

Comunque, per sostenere il genere di pressione che questi show comportano, un sistema molto diffuso nello showbusiness è di ricorrere a sostegni di questo tipo (ricordiamo, ad esempio, quando anni fa Mariah Carrey si presentò ubriaca a ritirare un premio facendo scalpore).

Anche la morte di Whitney sembra la dimostrazione dell’insostenibilità del mondo musicale anglofono, dominato dalle case discografiche: sovraesposizione degli artisti, privacy inesistente, spettacolarizzazione estrema, pressione insostenibile per gli artisti (con inevitabile, conseguente e necessario ricorso a qualche tipo di supporto mentale), vincoli strettissimi che legano gli artisti e li costringono ad effettuare grandi show, autonomia degli artisti al minimo.

Per far terminare questa pratica insana, la cosa migliore da fare sarebbe di non finanziare più questo tipo di mondo discografico tramite il non-acquisto di dischi delle Major, il non-finanziamento e la non-partecipazione a grandi eventi come i Grammy e il non-acquisto di biglietti per i megatour mondiali imposti dal “sistema”.

In tal modo, probabilmente, gli artisti sarebbero più invogliati a restare indipendenti dalle Major, così che mantengano autonomia e non debbano sostenere le pressioni a cui con questo sistema sono costretti. (Inquietante il fatto che i diritti sulla musica di Whitney Houston siano detenuti proprio dalla Sony che, a quanto pare, subito dopo la morte ha aumentato il prezzo dei singoli su iTunes per poi riabbassarli dopo le numerose proteste degli utenti – Fonte: repubblica.it).

SAVE THE MONEY, FOLKS!

Addio Whitney.

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