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10 anni dalla morte

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Il 25 giugno è stato il decennale dall’assassinio di Michael Jackson.

Sono già passati 10 anni da quando il Re del Pop è stato fatto morire, per i motivi e nelle modalità che ben sappiamo.

Purtroppo, in questi ultimi mesi era stato fatto circolare un documentario diffamatorio con varie accuse con attendibilità nulla e con causa per diffamazione al seguito…

La tempistica con cui è stato diffuso ha lasciato presumere potesse essere stato un documentario “ad orologeria”, appositamente per bloccare ogni commemorazione e screditare nuovamente MJ.

Ed infatti sono ben pochi quelli che lo hanno ricordato.

10 anni dalla morte di una delle più grandi icone del mondo dello spettacolo, ed è passato tutto sotto silenzio…

In Italia il canale Nove nei giorni vicino alla ricorrenza aveva anche programmato il documentario infamante. Poi fortunatamente, anche se non è chiaro il motivo (proteste? rinsavimento? convenienza?), l’ha rimosso dai palinsesti e l’ha rimpiazzato con il documentario “Killing Michael Jackson” che ricostruisce l’assassinio e le responsabilità del medico Murray. Ricostruzioni necessariamente parziali, ma già è un passo avanti.

Resta il fatto che, a parte qualche statua in Cina e qualche commemorazione tra i fan in giro per il mondo, anche questa volta si è riusciti a danneggiare lui e i suoi fans.

But we will be there, anyway.

Forever Michael.

5 anni dalla morte di MJ

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Sono passati 5 anni dall’assassinio di Michael Jackson.

Come sempre, l’effetto è doppio: da un lato sembra essere passato tanto tempo perché è come se tutto si fosse fermato a quell’attimo in cui si apprese la notizia, dall’altro lato sembra anche poco a pensarci perché sembra sempre ieri che MJ stava preparando il suo progetto del ritorno infondendo gioia e speranza ai suoi fans.

Comunque, quest’anno è stato diffuso il nuovo album postumo, “Xscape“, dal quale è stato tratto il singoloLove never felt so good“, che mette una grande nostalgia per l’unicità ineguagliabile del Re del Pop.

Inoltre, ai Billboard Music Awards 2014 è stata eseguita la canzone “Slave to the rhythm” con un Michael Jackson sotto forma di ologramma. Grazie alla tecnologia della motion-capture, ai movimenti di un performer anonimo sono state attribuite le sembianze di MJ proiettate sul palco, dando l’impressione quasi che MJ fosse tornato, sebbene sia abbastanza evidente la differenza tra il vero MJ e la copia.

Il sogno di ogni multinazionale: avere canzoni e performance di MJ senza MJ!

Se da un lato può far piacere vedere come i pezzi, lo stile e la voce di MJ riescano ad essere ancora attuali nonostante si tratti di canzoni anche di 30 anni fa (il primo singolo estratto era del 1984!), dall’altro lato c’è da fare una riflessione.

In pratica MJ è stato trasformato in un semplice prodotto, un marchio. Il massimo per una multinazionale senza scrupoli: materiale e fama del più grande artista di tutti i tempi, senza di lui! Perché dover assecondare volontà e tempi di un artista che magari non sottostà ai diktat imposti dall’alto, quando si può guadagnare un mare di soldi da roba vecchia rielaborata da qualsiasi persona a buon mercato, ma etichettata a suo nome?

E’ come il marchio “Made in Italy” applicato a prodotti fatti nell’Est.

Se si voleva fare soldi in modo corretto, una casa discografica seria avrebbe dovuto tutelare MJ, assecondarlo e aiutarlo, invece di boicottarlo (vedi “Invincible”: album non pubblicizzato, annullamento della produzione dei singoli, mancata realizzazione di “Unbreakable” come primo video/single, ecc.), ostacolarlo, spremerlo il più possibile (raccolte e simili invece di sostenerlo), accettare (o assecondare?) la distruzione della sua immagine per indebolirlo e piegarlo ai propri interessi (gli MTV Video Music Awards 2002 e 2003 non saranno mai dimenticati).

Come si riuscì a forzare MTV a trasmettere i video di MJ nel 1983, una casa discografica tanto potente come la Sony avrebbe potuto facilmente boicottare il canale e i mezzi che stavano distruggendo l’immagine del loro artista più importante forzandoli a cambiare atteggiamento. Altrimenti a che serve la casa discografica?

Forse gli faceva comodo indebolirlo per costringerlo a sottostare alle richieste della Sony, o a portarlo alla situazione per cui è stato facile eliminarlo nel 2009? Peggiore era la situazione di MJ, più sarebbe stato facile manipolarlo e costringerlo su certi binari…

Ad ogni modo, questo blog boicotta integralmente la Sony dal 2009 in ogni sua forma e in ogni suo prodotto: musica (album, ecc.), cinema (Sony Pictures, Columbia, ecc.), home-video (tecnologia Blu-ray, ecc.), videogaming (Play Station, ecc.), tecnologie varie (tv, videocamere, fotocamere, radio, stereo, cellulari, cd, dvd, cuffie, ecc.).

Il boicottaggio terminerà soltanto nel momento in cui tutto il catalogo attualmente denominato “Sony-ATV Music Publishing” non verrà restituito al 100% agli eredi di MJ.

Michael Jackson Day 2013 – Inaugurata prima statua italiana a MJ

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Ieri (fino a poche ore fa, praticamente) sarebbe stato il 55° compleanno di Michael Jackson.

Per celebrare questa ricorrenza, in Italia si è organizzato il MICHAEL JACKSON DAY: un’intera giornata di eventi in onore del Re del Pop, tra cui l’inaugurazione della prima statua permanente italiana a lui dedicata.
L’evento si è tenuto al parco di divertimenti Rainbow Magicland, vicino Roma.

Durante la giornata, dopo l’accoglienza alle 10:00, ci sono stati vari eventi jacksoniani: il tribute show alle 10:30 nel Palabaleno, le esibizioni di vari performers alle 11:30 e alle 14:30 nell’Area Picnic, il tribute show alle 17:00 al Gran Teatro. Nell’arco della giornata, erano anche presenti degli stand nell’Area Picnic con materiale jacksoniano.

L’evento è culminato con l’inaugurazione della statua dedicata al Re del Pop, la prima in Italia, posizionata davanti al Castello di Alfea.

L’inaugurazione è stata accompagnata dal lancio di centinaia di palloncini bianchi e celesti con su scritte alcune delle frasi più famose di MJ. Prima di scoprire la statua, c’è stato anche il tempo per alcune performance e per gli interventi di Michele Perniola, il giovane che con le canzoni di MJ ha vinto l’ultima edizione del talent show “Ti lascio una canzone”, e Frank Cascio.

Da ricordare anche il profilo internazionale della statua, realizzata in collaborazione tra il maestro italiano Luca Izzo e il maestro tailandese Jusana Hopas.

In quest’opera è molto particolare la raffigurazione di MJ. Opere simili all’estero si erano focalizzate molto o sull’aspetto spettacolare (da show man) di MJ, o sul suo aspetto umanitario-impegnato. In questa statua, invece, si può vedere bene, a parere di chi scrive, un Michael Jackson della Bad Era, l’artista e umanitario, certo, ma il tutto racchiuso all’interno dell’essere umano che era, della persona, nella sua semplicità e umiltà. Una statua davvero bella e significativa.

Oltre a quanto organizzato dal Comitato Michael Jackson Day, non sono mancati omaggi a sorpresa per MJ in spettacoli tradizionali del parco, come la diffusione della sua musica dagli altoparlanti, tipo nell’attesa di qualche attrazione, e il divertente e al tempo stesso toccante omaggio che il cabarettista del Gran Teatro ha effettuato poco prima del tradizionale spettacolo “Tutti pazzi per il musical”. Una gran bella sorpresa.

In passato, sia il comitato organizzatore che Magicland nei loro comunicati hanno ricordato che tra i progetti che MJ non era riuscito a realizzare in vita c’era proprio un parco di divertimenti nei pressi di Roma. Fa piacere che ora questo parco ospiti come istallazione permanente questo monumento alla persona Michael Jackson, oltre che all’artista e umanitario.

Fonti: magicland, mjfs, comitato mjd

Paris ricoverata in ospedale

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A quanto pare, la settimana scorsa Paris Jackson è stata ricoverata d’urgenza in ospedale dopo un tentato suicidio.

Dagli ultimi tweet scritti, si nota che era rimasta abbastanza scandalizzata dai tabloid che proprio dal suo account twitter, che tengono sotto controllo, avevano preso spunto per un lancio sensazionalistico su di lei.

Nell’ultimo tweet, rilanciato poi anche dagli stessi tabloid, aveva scritto: “Ieri, tutti i miei problemi sembravano così lontani. Ora sembra che siano qui per restare”.

Trasferita all’Ucla Medical Center, ha ricevuto la visita dei suoi familiari, mentre online sono tanti i messaggi di solidarietà che le sono stati rivolti dai fans. La madre Debbie Rowe ha denunciato il fatto che l’ospedale era sotto assedio dei paparazzi che non le hanno permesso di entrare. “La ragione per cui non ero all’Ucla è per i dannati paparazzi e per la gente. I familiari hanno avuto bisogno della scorta della polizia per poter uscire. Tutti dovrebbero fare un passo indietro”, ha detto la Rowe.

Quando ci si deciderà a fare qualche legge a tutela delle persone, seppure vip? Queste libertà assolute date ai paparazzi, che calpestano persone e diritti impunemente, perché vengono ancora tollerate? Ci sono già state tante vittime, non si può accettare che si continui così.

Kate Middleton e la privacy

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Piccola riflessione sul caso Kate Middleton.

Le foto ormai famose di Kate nuda sono state effettuate mentre lei si trovava in proprietà privata, in un castello di famiglia in un luogo isolato e lontano da sguardi indiscreti, in un momento di intimità da sola col marito. Non era in un luogo pubblico o ad un evento pubblico, ma dentro un castello col marito.

Ogni volta che viene violata la privacy di qualche personaggio famoso, ecco che c’è l’alzata di scudi in difesa della “libertà di informazione” e dei “diritti dei tabloid” (?) o roba del genere. Come mai non si parla mai anche dei diritti delle persone ad avere la propria privacy? I diritti e le libertà personali e individuali vengono considerati inferiori ai privilegi dei paparazzi, almeno dagli scribacchini vari; per quale motivo?

La prima causa contro il tabloid che ha ottenuto per prima quelle foto è stata vinta dalla famiglia reale, ma mi pare una magra consolazione: il paparazzo ha guadagnato forse qualche migliaio di dollari ancora senza conseguenze; il tabloid, nell’Era della fotografia digitale, è stata condannata a consegnare “gli originali” delle foto (come se così scomparissero per sempre le foto, neanche fossimo nell’800) e a non pubblicare più tali foto (peccato che questi provvedimenti fanno solo il solletico al tabloid, dopo gli incassi ottenuti dalla pubblicazione di quelle foto; se questo è il massimo del rischio, davvero in futuro dovrebbe evitare di calpestare i diritti delle persone?).

In contemporanea, altri gossippari e criminal-journalist ipocriti continuano a minimizzare la gravità della violazione della privacy, ironizzando sulle parti intime fotografate. Come se fotografare le parti intime dovesse generare ilarità. E cercano di far passare come poveri bigotti chi si scandalizza per la pubblicazione di “pochi centimetri di pelle”.

Il problema, ovviamente, non è se Kate era nuda davanti al proprio marito; non c’era niente di male e infatti non scandalizza il comportamento di Kate. Il problema è la violazione della privacy. Se non c’è niente di male nello scoprire “qualche centimetro di pelle”, e infatti non c’è (soprattutto nel privato, ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole), perché violare la privacy e calpestare i diritti delle persone per sbattere in prima pagina foto rubate che ritraggono una coppia nella loro intimità in un luogo privato?

Non c’è una notizia, non c’è rilevanza penale o rilevanza di alcun tipo. E’ solo una violazione dell’intimità di una coppia.

Tutti hanno ricordato Lady Diana, perseguitata dai paparazzi fino al punto da provocarne la morte nel 1997. In quella fatidica notte, però, i paparazzi erano su una strada, in luoghi pubblici; non dovrebbe esser loro consentito neanche quello (pedinamento e inseguimento), visto che Lady Diana non era ad un evento pubblico e stava tranquillamente per i fatti suoi, ma comunque non era stata violata la proprietà privata. Con Kate, quindi, i tabloid si stanno comportando ancora peggio che con Lady Diana.

Speriamo che ci si decida, dopo almeno mezzo secolo, a mettere un pò di regole per tutelare i cittadini, seppur vip. Quanto accaduto col “News of the World” inglese (spionaggio, intercettazioni illegali, depistaggi, pedinamenti, effrazioni e violazioni di domicilio, furti, illegalità varie, ecc.) dovrebbe portare all’attenzione il problema della violazione della privacy e a stabilire finalmente dei paletti: ad esempio, la non violabilità della proprietà privata, neanche con il teleobiettivo (vedere i diritti inviolabili, alcuni dei quali espressi anche nella Costituzione Italiana, come l’art. 13, 14 e 15 che trattano delle libertà individuali); la non pubblicabilità di foto con violazioni del genere (pena gravi conseguenze economiche che scoraggino davvero dal ripetere certe violazioni); la garanzia della privacy dei vip in modo che possano camminare per strada senza un plotone di fotografi davanti al naso quando non si trovano ad eventi pubblici; magari anche una richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti ritratti per pubblicare foto scattate non ad eventi pubblici. Si dovrebbe anche aggiungere la clausola con cui i tabloid debbano pagare multe salate in caso di notizie false e inventate e debbano pubblicare smentite in spazi e visibilità equivalenti a quelli delle notizie false, così da scoraggiare i peggiori pettegolezzi infondati pubblicati in maniera sensazionalistica per sfruttare personaggi famosi con malignità (per esempio, notizie presentate così: “Fonti vicine alla famiglia dicono…”, che sono inattendibili e danno credito a malignità infondate di ogni genere; oppure a domande maliziose del “giornalista”, senza neanche fonti da citare, con cui si può domandare cose del tipo: “Michael Jackson e Janet Jackson sono la stessa persona?”, come avvenne nei decenni scorsi…).

Insomma, è stata concessa fin troppa libertà ai tabloid per tanto tempo; non è il caso di tornare a garantire le libertà individuali dei cittadini, a qualunque rango essi appartengano?

Per Lady Gaga

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Non sono un fan di Lady Gaga, e sono anche passati un pò di giorni dall’accaduto. Ad ogni modo, esprimo la mia solidarietà per Lady Gaga dopo l’incidente avvenuto in Nuova Zelanda e dopo le stupide critiche che ho letto sul web.

Infatti, durante il suo ultimo concerto in Nuova Zelanda, il 10 giugno, Lady Gaga è stata vittima di un incidente sul palco, il cui filmato è diventato subito uno dei più visti in Italia e nel mondo.

Durante il concerto, la sbarra di ferro che un ballerino stava spostando ha colpito in modo abbastanza violento la testa di Lady Gaga che si stava rialzando alle sue spalle. Dopo aver barcollato un attimo, Lady Gaga ha fatto capire al ballerino di continuare con lo show, ed ha portato a termine il concerto.

Se fosse stata a 15 cm più in là, o se si fosse rialzata due secondi dopo, non sarebbe successo niente.

Poco dopo la botta, Lady Gaga ha detto al pubblico: “Dovete scusarmi se do’ un po’ i numeri stasera. Non so se avete visto ma ho appena sbattuto la testa e credo di essere un po’ stordita. Ma non vi preoccupate, finiro’ lo spettacolo”.

Successivamente, finita in ospedale (da dove a twittato una foto il giorno dopo, appena risvegliata), le è stata diagnosticata una commozione cerebrale. La sua truccatrice ha rassicurato i fan, sempre tramite twitter, scrivendo: “Gaga ha una commozione ma sta bene. Vuole che sappiate che vi ama. Io avrò cura di lei. Non posso credere che sia arrivata in fondo allo show”.

Il tour comunque sta andando avanti: oggi si è conclusa la serie di concerti a Brisbane (la prima città della tappa australiana del tour).

Ad ogni modo, tra i commenti al video dell’incidente, molti gli “haters” (“coloro che odiano”), una perfetta definizione abbastanza recente che descrive bene le persone che cercano solo dei pretesti per spargere il loro odio immotivato verso chiunque. Indifferenti all’incidente, gli haters hanno approfittato del video per “accusare” la cantante di utilizzare il playback durante i concerti. Un vecchio pretesto assurdo che dimostra l’irrazionalità di chi lo scrive. I concerti di musica pop puntano molto sulla spettacolarità delle esibizioni, per cui più sono spettacolari i concerti (e più sono lunghi i tour) e maggiore è l’inevitabilità di ricorrere al playback per mantenere esibizioni ad alti livelli senza cali di voce e “stecche” vocali. Oltretutto, la voce in playback è comunque della cantante in questione, non è che fa finta di cantare sulla voce di qualcun altro. Sono decenni che si fa uso del playback; accanirsi contro Lady Gaga perché fa uso di un sistema utilizzato da praticamente tutti i cantanti pop statunitensi non ha senso.

Purtroppo vedo che “l’odio” degli haters sta convogliando molto su Lady Gaga. Dopo Michael Jackson, dopo Amy Winehouse, è evidente la concentrazione di attacchi contro Lady Gaga da parte di haters (cittadini comuni), tabloid, addirittura organi ufficiali di qualche Stato… E’ vero che Lady Gaga è una provocatrice (come viene definita anche Madonna), e che il mondo dello spettacolo attuale ha preso una brutta piega (si può parlare di mercificazione degli artisti, lobbies che “schiavizzano” gli artisti, sovraccarico di impegni, pressioni enormi, sovraesposizione, provocazioni sempre più estreme imposte e non), ma quelle che ho letto erano critiche contro Lady Gaga prendendo come pretesti degli elementi ormai caratteristici dello Show Business e dei concerti pop. Se non si condivide un modo di fare spettacolo o il modo di fare di una persona, non c’è bisogno di odiarla e attaccarla con dei pretesti. Col suo show Lady Gaga non fa del male a nessuno (piuttosto, è più probabile che sia lei ad essere vittima del sistema).

STOP HATE

Michael Jackson – L’uomo dietro il mito

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Da qualche tempo sta circolando un interessantissimo documentario su Michael Jackson e sulla manipolazione effettuata dai mass-media per diffamarlo.

Il documentario, “Michael Jackson – L’uomo dietro il mito”, è in inglese ma è stato sottotitolato in italiano.

Assolutamente da guardare:

MJ eletto Re onorario in Costa D’Avorio nel 1992

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Quest’anno ricorre esattamente il 20ennale dall’inizio del Dangerous Tour.

Prima che questo iniziasse, però, Michael Jackson era stato impegnato in un altro “tour”: un giro dell’Africa che lo aveva visto impegnato nei mesi precedenti durante il quale aveva visitato scuole, orfanotrofi, ospedali di ciascun paese in cui è approdato.

Durante una delle sue tappe, Michael Jackson è stato anche incoronato come Re onorario di Sani, in un villaggio della Costa D’Avorio. Oltre ad essere fittiziamente il “Re del Pop, Rock e Soul”, c’è stata anche questa incoronazione ufficiale particolare. Un altro toccante riconoscimento ben testimoniato da un lungo articolo pubblicato da JET il 16 marzo 1992 (quasi esattamente 20 anni fa).

Il giornalista di JET, che ha seguito personalmente il tour di MJ ed ha assistito con i suoi occhi a tutti i fatti riportati, ha scritto un lungo reportage in cui racconta tappe ed eventi accaduti in quel periodo, dedicando anche un certo spazio alle falsità che i tabloid anglofoni (principalmente) hanno pubblicato nei suoi confronti. Essendo un testimone oculare, il giornalista ha potuto testimoniare chiaramente i fatti reali e le diffamazioni infondate pubblicate da tabloid e criminal journalist. Criminali malvagi il cui unico scopo era ferire e distruggere MJ per puro piacere personale inventando di sana pianta fatti offensivi atti a demolirlo psicologicamente e infangarne l’immagine.

Riporto qui la [nostra] traduzione dell’articolo:

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JET del 16/03/1992 – Testimonianza oculare del Tour in Africa di Michael Jackson

Sorridendo modestamente e sedendo su un trono dorato mentre due vergini a petto nudo gli fanno vento in una temperatura da 90 gradi Fahrenheit (32,2 gradi Celsius) e due giovani ragazzi in piedi fanno la guardia, la megastar Michael Jackson è stato incoronato “Re di Sani” in un villaggio nell’Africa Occidentale. Durante imponenti cerimonie osservate da un’enorme folla, il 33enne entertainer era regale nel suo portamento mentre una corona d’oro veniva posizionata sulla sua testa da Amon N’Djafok, il tradizionale capo tribale del Villaggio di Krindjabo, Costa D’Avorio, Africa Occidentale.

La sensazione del timido canto che una volta disse a JET che avrebbe “tracciato il cammino piuttosto che seguire le orme di qualcuno”, è rimasto seduto silenziosamente e sorridendo raggiante sotto una speciale tettoia riservata a una persona di alto rango insieme ai suoi quattro bodyguards afro-americani in piedi nelle vicinanze.

Indossando una camicia arancione e pantaloni neri, Jackson si è tolto il suo tipico cappello fedora nero che è stato rimpiazzato da una corona d’oro scintillante.

Centinaia di persone orgogliose dal villaggio miniera d’oro occupato dalla Tribù di Agni, situata vicino Abidjan, Costa D’Avorio, hanno acclamato a gran voce con il capo e i suoi assistenti lo hanno avvolto in un mantello colorato ricamato in oro e hanno posizionato uno scettro d’oro di sei piedi (1,8 metri) nella sua mano destra. Un gruppo corale di anziane e riverite donne, indossando abiti bianchi, hanno cantato sulla terra per invocare gli antenati.

L’energico entertainer che già portava il titolo di “Re del Pop, Rock e Soul” per aver venduto più album di qualsiasi altro artista nella storia mondiale della discografia, è stato in piedi di fronte al trono che era sotto un albero sacro del villaggio. Gli è stato detto che era sulla terra dei suoi antenati, come il “figlio prodigo della Bibbia”.

Pieno di emozioni, Jackson ha acconsentito alla sua elevazione al rango reale come onorario “Re di Sani” e ha risposto con sei parole. Usando la lingua francese parlato dalle persone dell’Africa Occidentale, ha esclamato: “Merci beaucoup!”. Il “Re Sani” ha tradotto in inglese: “Thank you very much!”. Poi si è seduto.

Quando la cerimonia è terminata, Jackson è rimasto per un breve periodo a rendere omaggio al capo villaggio e ai fans che gli si sono rivolti per omaggiarlo.

Una fiera tribù di persone che sono state forzatamente esiliate dal Ghana, una nazione vicina (l’ignoranza degli Statunitensi è inimmaginabile, se devono fare di queste puntualizzazioni), nel 18esimo secolo, si è stabilita nella Costa D’Avorio e hanno fondato il loro regno e sono riusciti a mantenere una loro monarchia.

“Venendo dal Ghana, la Costa D’Oro a quei tempi, l’oro è sempre stato un simbolo di potere per gli Agni”, rivela un manuale della Costa D’Avorio. “Quindi, decorano coloro che vengono onorati durante le cerimonie con gioielli pesanti” in oro.

Jackson era già stato onorato con la più alta Medaglia d’Onore di Gabon dal Presidente Omar Bongo, che ha ospitato il “Come Back To Eden” Tour di Jackson, passato per altre nazioni africane – Tanzania e Egitto, la culla della civiltà, che Jackson ha ritratto in un video musicale, Remember The Time dell’album Dangerous.

Mentre Jackson era in tour per le nazioni africane, dove ha visitato ospedali abitati da bambini malati, orfanotrofi, scuole, chiese e istituti per bambini mentalmente ritardati, è stato informato di resoconti che hanno descritto il suo tour come un “disastro nelle pubbliche relazioni”. I giornali e le emittenti anti-Jackson sono giunte come una scioccante sorpresa a Jackson e alle 26 persone che sono state scelte per accompagnarlo – incluso l’editore associato Robert E. Johnson e il fotografo James Mitchell di JET/EBONY/EM.

Quando hanno raccolto la rassegna stampa, l’entourage di Jackson hanno elencato le 10 più grandi bugie dette sul sensibile cantante che è anche conosciuto nel mondo per la sua umanità e filantropia.

Queste sono le bugie:

1)      Il viaggio è stato “un disastro nelle pubbliche relazioni per Michael”.

2)      “Il cantante ha accorciato un tour africano dopo le prime interruzioni causate da emozioni sbagliate”.

3)      “Jackson lascia dietro di sé un po’ di confusione sul perché è andato in Africa come prima tappa…”.

4)      Ha tenuto la sua mano sul naso perché la Costa D’Avorio è “sottosviluppata, impura” e “l’aria è inquinata, infestata da germi” e non ha voluto “inalarli”.

5)      E’ svenuto per il caldo.

6)      Era in Africa del Sud per registrare un film.

7)      Ha cancellato la sua performance in Nairobi, Kenya.

8)      Ha rifiutato di stringere la mano alle persone.

9)      E’ andato a Londra per una visita medica.

10)  Non è “né nero né bianco” e non è un buon modello per i bambini.

Da testimone oculare del tour, non c’è nessuna verità nelle sopra citate bugie dette sul più grande entertainer del mondo che ha un amore con i suoi fans che lo hanno acclamato e applaudito ovunque è apparso.

Malgrado l’uomo che lo ha accompagnato era innervosito dalla confusione dei media, il modesto portavoce musicale è stato imperturbabile – principalmente perché ha rifiutato di leggere quelle storie. Inoltre, il suo album Dangerous risponde a queste critiche nella canzone “Why you wanna trip on me”. La canzone dice, ad un certo punto:

“Dicono che sono diverso / Loro non capiscono / Ma c’è un problema maggiore / Che è molto più importante / C’è la fame nel mondo / Non abbastanza da mangiare / Quindi davvero non c’è tempo / per cercare di far cadere me…”

“Abbiamo più problemi / di quanti ne potremmo mai aver bisogno / C’è la violenza delle gang / e spargimenti di sangue nelle strade / Ci sono i senzatetto / Senza cibo da mangiare / Senza vestiti sulle spalle / e senza scarpe ai loro piedi… / Ditemi cosa stiamo facendo / per provare a fermare questo / Perché volete farmi cadere?… / Basta ai tentativi di farmi cadere”.

Il tono eccitante del tour di Jackson è stato evidente quando ha messo piede sul suolo ricco di minerali e petrolio di Gabon, Africa Occidentale (popolazione: 1’068’240), dove più di 100’000 fans scatenati lo hanno festeggiato, e le acclamazioni sono continuate fino a quando ha concluso il tour in Tanzania, Africa Orientale (popolazione: 25’970’843). E’ stato dove quella fan entusiasta, Shyrose Bhanji, ha stretto la mano di Jackson e ha detto ad un reporter del Tanzania Standard Newspaper (TNS): “Non potevo credere che le sue mani potessero essere più morbide delle mie. Non sono così sicuro che laverò le mie mani per le prossime due settimane”.

La mano di Shyrose non è stata l’unica mano che l’ammirabile ambasciatore d’amore ha toccato mentre girava per le terre dei suoi antenati. Ovunque andava a conoscere e mischiarsi, Jackson ha toccato, abbracciato e baciato i suoi fans. “Amo i miei fans”, ha detto a JET. “Quando sono sul palco, non posso esibirmi se non ho quel genere di ping-pong con la folla”.

Sebbene non sia andato in Africa per esibirsi sul palco o promuovere il suo Dangerous album, ha avuto “quel genere di ping-pong” con la folla – specialmente con i bambini che ha visitato in ospedali, scuole e orfanotrofi.

“C’è una certa sensibilità che gli animali e i bambini hanno che mi restituisce un certo carburante creativo, una certa forza che successivamente in età adulta si perde a causa dei condizionamenti che avvengono nel mondo”, dice il prolifico artista. “Quando vedo bambini, vedo che Dio non si è ancora arreso riguardo l’Umanità. Un grande poeta dell’India, (Rabindranath) Tagore, l’ha detto così e io sono d’accordo con lui”, ammette il colto entertainer che ha comprato libri e video in ogni città che ha visitato.

Ma è stato in Tanzania che Jackson, che canta canzoni d’amore e pace, ha scoperto di essere in un Paese che proclama di essere “il Rifugio della Pace”.

Quando uno degli aiutanti di Jackson è precipitato giù per la rampa dell’aeroplano dopo essere atterrato in Dar es Salaam, la capitale della Tanzania, lui ha chiesto informazioni sulle misure di sicurezza che avrebbero controllato l’ampia folla al terminal dell’aeroporto. “Dove sono la polizia e i soldati?”, è stato chiesto ad un uomo in un’uniforme da safari con maniche corte.

“Io sono un poliziotto”, ha risposto, indicando il distintivo argentato appuntato sopra la tasca della sua camicia.

“Dov’è la tua pistola?”, gli è stato chiesto. Il poliziotto ha risposto: “Noi non portiamo armi. Siamo civilizzati. Non abbiamo soldati qui perché non siamo in guerra con Michael Jackson”.

E’ stato in questa atmosfera che il Presidente della Tanzania Ali Hassan Mwinyi ha ospitato il popolare entertainer e lo ha esortato a pubblicizzare negli Stati Uniti la potenziale ricchezza turistica della nazione dell’Africa Orientale. Il Presidente Mwinyi ha osservato che il tour in Tanzania del talentuoso titano potrebbe chiarirgli il potenziale turistico del Paese così da “diventare il nostro inviato per pubblicizzare le ricchezze naturali della Tanzania quando torni a casa”.

A causa del suo amore per gli animali, specialmente gli scimpanzé, il musicista multi-milionario ha promesso di contribuire ad un fondo in favore della conservazione naturale e dei bambini tramite la sua Heal The World Foundation. Ha preso quest’ultimo impegno dopo una commovente visita allo Sinza Centre per bambini mentalmente ritardati, dove centinaia dei suoi fans hanno circondato l’edificio e hanno fiancheggiato entrambi i lati della strada che porta al Centro, dove la sua apparizione a sorpresa ha generato grande emozione.

Poco prima che Jackson decollasse per far visita al Kenya, è stato improvvisamente convocato a Londra per pressanti questioni d’affari concernenti il suo World Tour il cui inizio è previsto per quest’estate. Si è rivelato essere un fatto del destino perché l’entertainer sarebbe arrivato durante un conflitto politico in cui l’opposizione chiedeva le dimissioni del Presidente del Kenya Daniel Arap Moi e i rifugiati fuggiti dal conflitto nella vicina Somalia hanno creato ulteriori disordini nella nazione.

Comunque, Jackson ha detto di aver semplicemente posticipato la sua visita e che ha intenzione di esibirsi lì in futuro.

Prima di partire per Londra, Bob Jones, vice presidente delle comunicazioni, ha chiarito la polemica che erroneamente insinuava che Jackson si tenesse il naso perché “non poteva sopportare la puzza della terra dei suoi antenati”.

Jones ha detto che Jackson, che è stato soprannominato “Smelly” da Quincy Jones, stava semplicemente mostrando un tic nervoso. “Il signor Jackson si è esibito da quando aveva 5 anni ma è una persona timida… In nessun caso sarebbe qui se pensassimo che il vostro Paese puzza”.

Charles Bobbit, un consulente del Presidente Bongo, ha dato inizio all’idea del viaggio in accordo con Jones. Ha ottenuto l’approvazione del Presidente Bongo di permettere al Gabon di essere il Paese ospitante, con il consenso anche del figlio del presidente Ali, e la sua figlia, Mademoiselle Pascaline Bongo, che è la ministro degli esteri della nazione.

“Sono state le utili conoscenze, informazioni, capacità e prontezza di Ali con la lingua francese che hanno reso l’impresa un successo”, Bobbit ha riferito a JET. Ha aggiunto che è stata una precisa volontà di Jackson “di visitare orfanotrofi e ospedali per bambini in ciascuna città.

Ha aggiunto: “Sono  rimasto impressionato dall’interazione tra Michael e i bambini. Si è seduto sul letto coi bambini che erano malformati e bambini che erano malati. Si è seduto lì e ha parlato con loro, li ha tenuti, li ha tenuti, li ha abbracciati. Ha stretto le loro mani. Non ha indossato una maschera chirurgica come fa qualche volta in America e non aveva paura di malattie contagiose, di cui non c’era alcun pericolo comunque. Il mito di Michael Jackson è che avrebbe paura dei germi. Questo è assolutamente falso perché lui si preoccupa dei bambini. Molte persone lo dicono quando non è vero. Per lui è vero, ci tiene. Questo è ciò che fa di lui un modello per i bambini – le sue opere e non i suoi look”.

Bobbit ha aggiunto:

“Sono felice che le riviste JET e EBONY sono state con noi così che possano riferirlo e mostrarlo così com’è”.

25 anni da Bad, 15 da BOTDF

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Quest’anno ricorre il 25ennale dalla pubblicazione di Bad, l’album che conferma Michael Jackson come “Re del Pop, del Rock e del Soul”. Per festeggiare la ricorrenza, sembra che la Pepsi produrrà delle lattine con immagini di MJ che  balla. Proprio la Pepsi, infatti, finanziò il Bad Tour (1987-88).

Ma c’è anche un’altra ricorrenza. Si tratta del quindicennale di Blood On The Dance Floor (1997).

Ecco un articolo in cui recentemente si è ricordato la nascita della title track.

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Michael Jackson’s ‘Blood on the Dance Floor,’ 15 Years Later

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The strange story behind the global hit, which was released a decade and a half ago today

On June 6, 1990, producer/musician Teddy Riley was supposed to be at his friend and fellow band member’s birthday party. Instead, he spent the night at a Soundworks Studio on 23rd Avenue in Queens, working on grooves for none other than the King of Pop, Michael Jackson.
“I told [the group] I had a lot of work to do,” Riley recalls. “Michael was my priority. I was going out to California to meet him soon, and he wanted me to bring my best work.”

It was a fortuitous decision.

Later that evening, Riley learned someone was shot on the dance floor at the party he had skipped. He was shaken. At just 23 years of age, violence and death were already becoming a recurring theme in his life. Within that same year, his half-brother and best friend both had also been murdered.

Riley was shocked to learn Jackson’s title for the track: “Blood on the Dance Floor.” “He knew what it was about even before I told him what happened that night.” The rhythm track Riley worked on that night was aggressive, ominous, menacing. But it had no words, no title, and no melody.
The following Saturday he was on his way to Neverland Ranch to meet Michael Jackson. Riley was nervous. Jackson had already tried out a handful of people to replace legendary producer, Quincy Jones, including L.A. Reid, Babyface and Bryan Loren. None stayed on.

Jackson had high hopes, however, for Teddy Riley, whose street-inflected New Jack Swing style brilliantly fused jazz, gospel, R&B, and hip hop. Indeed, perhaps its greatest achievement was in bridging the divide between R&B and hip hop, a bridge, incidentally, that Jackson had been hoping to find since working on Bad.

Jackson listened carefully to the tapes Riley brought with him and instantly loved what he heard. The tracks used different chords than he was accustomed to. The rhythms were fresh and edgy. The beats swung with velocity and hit like sledgehammers.

Among several tracks Jackson listened to that day was the groove Riley worked on the night of the party. Jackson had no idea about the context. “He knew nothing about it,” Riley says. “I never told him anything about it.”

A couple of weeks later, however, Riley says he was shocked to learn Jackson’s title for the track: “Blood on the Dance Floor.” Riley got goose bumps. “It was like he prophesied that record. He felt its mood.”

Over the subsequent months, Jackson and Riley began working feverishly on a variety of tracks, sometimes separately, sometimes together at Larabee Studios in Los Angeles. “I remember he came back with this melody, ‘Blood on the dance floor, blood on the dance floor.’ I was like, ‘Wow!’ He came up with these lyrics and harmonies. Then we just started building it up, layer by layer.”

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Riley used a vintage drum machine (the MPC 3000) for the beat. The snare was compressed to make it pop (“I want it dry and in your face,” Jackson used to say). It was a sound they used throughout the Dangerous album. “Listen to ‘Remember the Time,'” Riley says. “It’s very similar.”

Ultimately, however, “Blood on the Dance Floor” didn’t end up making it onto Dangerous. “It wasn’t quite finished,” Riley says. “There were still some vocal parts missing. Michael loved the song, but he would listen to it and say, ‘I like what you did here, but we still need this here.’ He was a perfectionist.”

As the Dangerous sessions continued, other tracks began to take priority, including “Remember the Time” and “In the Closet.” Jackson wouldn’t resume work on “Blood” until nearly seven years later. It was now January of 1997. Jackson was in the midst of his HIStory World Tour, and had decided to visit Montreux, Switzerland during a break between the first and second leg (according to news reports, while there he also tried to purchase the home of his longtime idol, Charlie Chaplin).

Here, at Mountain Studio, Jackson went to work on the old demo. “We took Teddy’s DAT (Digital Audio Tape) and worked it over with a four-man crew,” recalls musician, Brad Buxer. The completed multi-track, engineered, and mixed by Mick Guzauski, was modeled very closely on the last version Jackson and Riley recorded.

“When I heard it finished, I wished I could’ve been the one to [complete it],” Riley says. “But Michael knows what he wants, and he was happy with it.”

It was, in some ways, an unusual dance song. Like “Billie Jean,” its subject matter was dark and disturbing (in this case, a narrative about being stabbed in the back in the place he least suspected–the dance floor). Jackson’s clipped, raspy vocals evoke a sense of foreboding, as the electro-industrial canvas conjures a modern urban setting. Still, the song feels anything but bleak. The beat cracks out of the speakers like a whip and the hook is irresistible.

‘Glee’ Gambles on Michael Jackson Jackson told Riley he believed the song was going to be a “smash.” “He explained it like this: A hit is a song that stays on the charts for a week or two. A smash is a song that stays up there for six weeks,” Riley says. “He felt ‘Blood on the Dance Floor’ was a ‘smash.'”
“Blood on the Dance Floor” was released on March 21, 1997. Strangely, the song wasn’t even promoted as a single in the U.S. Riley says Jackson didn’t mind in this case. “He figured people in America would find it if they really wanted it. He wasn’t worried about it.” Globally, however, the song thrived, reaching the Top Ten in 15 countries and hitting No. 1 in three (including the U.K.). It also proved ripe for remixes and received frequent play in clubs and dance routines. Left off Jackson’s two major studio albums that decade, “Blood” ironically became one of Jackson’s most durable rhythm tracks of the ’90s.

Fifteen years later, what makes the song unique? I ask Riley. “It was just a direct, aggressive sound for Michael. He always pushed for something stronger. But what was really amazing was how he pre-meditated the energy of the song. He knew what it was about even before I told him what happened that night. I’ve never witnessed anything or anyone as powerful as Michael.”

Source: http://www.theatlant…s-later/254877/

1000 giorni + Intervista a Jermaine

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Oggi sono passati esattamente 1000 giorni da quando Michael Jackson è stato ucciso, impedendogli di realizzare il grande ritorno che voleva, di rimettere a posto le sue finanze e di chiudere finalmente il contratto con la Sony che da troppo tempo lo aveva immobilizzato.

Riporto l’intervista che MJJC (mjj community) ha realizzato il 29 febbraio 2012 a Jermaine Jackson, con cui lo ricordano e trattano anche alcuni temi molto importanti.

Fanno riferimento anche al libro che Jermaine ha pubblicato recentemente, “Michael – La vita del Re del Pop vista attraverso gli occhi di suo fratello”.

Ecco l’intervista.

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MJJC: You occasionally call out celebrities who call Michael a drug addict, and we love you for it. However, you seem to stay silent when your own family calls Michael an addict. What is the truth? Are you at odds with certain family members that continue to call Michael a drug addict? Have you ever told them to stop it or to try and word their comments better?

Jermaine Jackson: I’m not at odds with anyone because everyone accepts that Michael died due to Propofol intoxication, and he used it because he was desperate to sleep, not because he was addicted.

I personally felt it was important to point out the difference between Michael’s one time addiction to painkillers, and the sensationalist addiction talk of him being “a junkie” that the media and Murray wrongly attached to his death. That was why I wrote what I did and why I called out all the bull-crap during the trial.

My siblings shared private conversations and concerns with our brother about his addiction around 2001/02 time, and they are entitled to talk about it, but talking about that period does not mean they are calling him a drug addict in 2009. He wasn’t.

MJJC: Why do you and many in your family continue to down play what Michael said was abuse in the hands of Joe? Obviously Michael was deeply affected by it. You and your family always say its discipline when it’s not. Don’t you think Michael has a right to tell it how he lived it and how for him it was abuse, whether you agree with it or not?

Jermaine Jackson: Yes, Michael had the right to tell it, and so do I because I experienced the same discipline from Joseph. I was disciplined. I was not abused. He treated us the same and I don’t apologize for attempting to place all of this into context. In every family, there will be different perspectives of the same event. I have given mine.

I will say this: I read many biographies that invented what Joseph was supposed to have done. The majority of it was pure fantasy or wildly exaggerated. It was designed to paint him as evil. Joseph has never been evil. Michael would agree with that.

I don’t dismiss Michael’s experience and feelings. What I have tried to do is balance what happened and do what Michael tried to teach us all: be more understanding and more compassionate. That’s why I used his Oxford University speech in the book because he didn’t have the judgment or vitriol that some fans have for Joseph. He forgave him. He didn’t judge him. He also loved him and history deserves to know that.

MJJC: What made you feel that Tohme Tohme was someone worthy of meeting Michael and to be in business with? What were your thoughts of Michael being on tape saying he doesn’t like Tohme and how he controls everything Michael does including his money and keeping him from seeing anyone he didn’t want Michael to see?

Jermaine Jackson: I’ve explained this over many pages in the book because I know how concerned fans have been and I wanted to explain everything from the very beginning. The full story is in there. I can’t go over it all again. But the biggest misunderstanding is that I introduced him to Michael as some kind of partner or manager. That’s not true.

I first met Tohme-Tohme as someone who could help fund the Crystal City project (described in the book) which I was working on with Michael around 2007 time. I had four meetings with Michael to get down our vision on paper. He was all about it.

I met with Tohme-Tohme to find a consortium to raise the $5-6 billion we needed. Not once did I mention to him that Michael was involved in this project. Not once.

Soon afterwards, I heard that Neverland was in trouble. There was talk of foreclosure. That was the first time I went to Tohme-Tohme about Michael (April 13 2008) because if this guy could find billions for a leisure project, he probably knew businessmen who had $23-24 million to save Neverland. That was my thinking.

Long story short, Tohme-Tohme introduced me to Tom Barrack at Colony Capital. Make no mistake; Tom saved my brother’s financial ass. Folk out there have no idea how close to the wire things got.

From that moment on, I wasn’t part of the equation and Tohme-Tohme turned against me. He was no friend of mine and I know that he became no friend of Michael’s. But, from April 2008, the choices and the appointments that were made had nothing to do with me. Michael was his own man with his own mind.

MJJC: Why was Tohme-Tohme allowed at UCLA Medical Center and even allowed to speak on June 25th, after Michael Jackson had fired him?

Jermaine Jackson: I don’t know why he was there or who authorized it. When I arrived, he was already there in the corridor, but you’ve got to understand that I wasn’t thinking about any of that, or why he was allowed to speak. That day was a blur.

MJJC: What is your opinion about Tohme-Tohme now?

Jermaine Jackson: My opinion of him? He was the same as everyone else who came and went in Michael’s life – he didn’t understand the revolving door he was caught in. I do think his heart was in the right place but I think the access went to his head. His manner was too sharp and fiery for Michael in the end.

MJJC: Do you believe Dr Murray’s actions on June 25th directly caused Michael’s death or do you hold Latoya’s view of what happened? In other words who do you think is responsible for Michael death?

Jermaine Jackson: With the wrongful death lawsuit going on, this is not something I want to get into, but I’ll say this: Murray was the person who injected the fatal dose of Propofol, but that fact doesn’t remove questions that I still have. Also, Michael’s death was preventable by others, long before those early hours of June 25th 2009. He was dying long before he died and no one did anything and no one alerted us, his family. Had I known what I know now, I’d have been in there shutting it down and getting him to a hospital.

MJJC: Why were you taken aback by Michael not naming his brothers, sisters and father in his Will? Was it because he took care of the family in life that you believed naturally he would do the same in case of death? Was this something Michael ever discussed with the family?

Jermaine Jackson: Who says I was taken aback? We didn’t discuss Michael’s death. Why would we? The rest of the family has had musical careers and we’ve got and always had our own money.

Michael did what a father should in a will – he took care of his kids, and he also named our mother. By including her, he included us. The lioness takes care of her cubs, and that philosophy has always been understood in our family.

MJJC: What do you think about the individuals that Michael appointed to run his Estate? And are you happy with his choice? Why does it seem as if your family is forever going against the Estate, by initiating projects without Estate approval and making hostile remarks to the press about the people running the Estate?

Jermaine Jackson: No Jackson needs anyone’s approval to initiate a project that celebrates or remembers our own brother. We were not appointed hypothetically in 2002. We were appointed by blood at birth.

MJJC: Why you and your family always say that you wanted to work with Michael again for albums and concerts when everybody knows that Michael didn’t want to work with his family anymore? For example: on October 29, 2008 you announced a Family reunion. The next day, Michael released a statement that he didn’t have any plans to reunite with his siblings. Why did you make that announcement without conferring with Michael first?

Jermaine Jackson: Who says that “everybody knows he didn’t want to work with us anymore”? They cite one date and one example and apply it forever??

Everybody doesn’t know, because Michael had agreed to do one “final” concert with the brothers and that was because Mother wanted to see us all on stage one last time in her life-time, not thinking that Michael would pass before her.

He made that promise to her, not us, and we hadn’t really spoken about it. But that concert was included in the many plans he had for after This Is it, including spot-dates in China and a performance at the Super Bowl 2010 (plans made prior to John Branca’s return)

MJJC: Your ex-wife, Margaret Maldonado, said you were intensely jealous of Michael. Suzanne de Passe said a similar thing on Oprah in 1993 about the brothers being jealous of Michael. Were you, or were you not jealous of Michael at any point in your life? And what do you make of others who knew you personally, stating that you were jealous of your brother?

Jermaine Jackson: Too many folk listen to what others say. I don’t care what others think they know, and it doesn’t matter if they know me personally or don’t – they can’t know what I’m feeling on the inside. There is not one person out there who can say with any truth that I have said, shouted or complained about Michael in any jealous way. There were differences from time to time, but never jealousy.

I remain as proud of Michael as I always was when he was alive, and this is one reason why I wrote the book – to hear about our life and our journey in my words, no one else’s.

MJJC: In your book and your media interviews promoting it, you were adamant about the importance of family and how individually you were weaker compared to how you were collectively as a family unit. It was a theme that you related to Michael’s professional career, when you talked about how music industry outsiders tried to separate him from his brothers and that this was not a good outcome. How do you explain then why you were the first brother to break away from the family group when you stayed with Motown to pursue a solo career rather than follow your father and brothers to their better record deal at Epic? If your career had blown up and been as successful as Michael, do you think that you would have been so keen to return to the family group?

Jermaine Jackson: I don’t think I’d thought too much about me leaving the Jackson 5 until it came to the book, and it was pointed out to me that my leaving could have been an example set to Michael. If it’s okay for me to break away, it was okay for him to break away. I see that in a way I never did before.

But I use Joseph’s story about the tree and the branches…how we are stronger when tight together, not separate. If you read the book, you’ll see how lonely I was and how all I wanted was to reunite with the brothers. Regardless of success, I was always keen to return to those roots.

That is a different thing to people in Hollywood who surrounded Michael and wanted him in isolation. I lay it all out in the book for folk to make up their own mind and ask themselves one question: Michael was a superstar in his own right, but was he better off as a person when isolated from family? I’ll tell you now: had family been at The Forum or Staples for This Is It, those rehearsals would have been stopped long before and Michael would still be with us today.

MJJC: In your book you wrote that you did NOT write “Word to the Badd” but in 1991, you DID interviews–both live and print–where you in no uncertain terms stated that you wrote the song. For example in a Times interview you said “I wrote this song–and it came from the bottom of my heart–was to help my little brother get a grip on reality. “. Which version is the truth? And regardless do you accept any responsibility for the song Word to the Badd? Even if you didn’t write it, wouldn’t you agree that singing/recording it is just as bad?

Jermaine Jackson: I have heard how some folk are keen to pin me to this kind of reported word or the odd sentence on video. The bottom line is that I didn’t write it and everyone involved knows I didn’t write it, regardless of what I said or didn’t say in this interview or that interview. No one mentions the interviews where I said I didn’t write it do they??!

The true story is the one I’ve told many times, and the one that is in the book. I accepted responsibility a long time ago and my remorse was true. It is a shame to me that some fans cannot move on from this in the same way Michael did. But honestly, what matters to me is that we straightened things out as brothers.

MJJC: If you really have vitiligo as you stated in your book, what prevented you from coming out when everyone doubted Michael had the disease? Don’t you think that it could have benefited Michael if you would have came out to his defense and said you had a vitiligo spot once, instead of mocking your brother in a song about his skin change?

Jermaine Jackson: For us, it was nonsense to hear all those tabloid lies about Michael bleaching his skin but I’ll say what Michael said: if we spent our time extinguishing every rumor and every lie that was ever said or written, none of us would have had lives.

When I first started writing the book, I didn’t intend to include anything about this. We are (as a family) very private. But I mentioned it one day and my ghost-writer thought it was significant. We talked about it and I agreed to include it after being persuaded that it was important information.

MJJC: You claimed in your book that Michael didn’t own a cell phone. There are many pictures, bodyguards, friends confirming Michael did own and use cell phones. Is it possible that Michael simply didn’t want to talk to you?

Jermaine Jackson: Folk’s interpretation of a photo doesn’t mean that Michael owned his own cell just because he was pictured with one. To the best of my knowledge, there was no cell you could call Michael direct on unless it was someone else’s.

MJJC: What was going through your mind when you thought that telling everyone there was an ‘escape plan’ [if Michael was found guilty in 2005] was a good idea? Any escape or leaving the country during a trial (before or after the verdict) would have been a felony. Do you regret writing that?

Jermaine Jackson: Why would I regret writing it??! Once again, this is an example of newspapers misreporting what I had written in the book. I didn’t say there was a plan “if convicted”. I said it was a plan I had after the first few days of evidence. I didn’t say it was rational, but it was the way I was thinking without the benefit of hindsight.

It didn’t occur to me how right or wrong it was. This was a time when my brother was pursued, arrested and put on trial for something he didn’t do, and I was supposed to sit back and trust the system that was screwing him? I had zero faith and I had nightmares about an innocent man going to jail. I have written in the book about the thoughts and feelings I was experiencing in that context. It’s the truth, and I don’t regret writing the truth.

MJJC: To what extent, Michael owes his success to you and the rest of your family? Do you believe Michael’s legacy is his own, and stands apart from the Jacksons or Jackson 5 legacy?

Jermaine Jackson: To the same extent that Paul McCartney owes his success to The Beatles. Michael’s platform was the Jackson 5. Everyone comes from somewhere.

Michael’s legacy is his own and he stands in his own remarkable light, and we feel proud as brothers to have shared in his early days because the Jackson 5 days are part of the Michael Jackson success story. History can’t separate them.

MJJC: While the Jackson family is an amazing musical force and they are American musical royalty, is the Jackson family aware that many fans do not see the Jackson family’s legacy and Michael Jackson’s legacy as one and the same – especially overseas, where Michael’s fan base is so large? How do you think you can grow your Jackson family legacy without alienating Michael Jackson fans?

Jermaine Jackson: I think I’ve partly answered this one with the previous question. We don’t wish to alienate anyone, because Michael had the most amazing fans who are fiercely proud of his legacy as much as we are. Michael’s legacy and the Jackson legacy are interwoven without being one and the same. I think that’s the best way to put it…our legacy started off on the same track and then Michael’s track separated and went on its own way to create another legacy on top of the Jackson 5 legacy.

MJJC: After all the privacy and protection Michael insisted on for his kids, why is your family promoting the kids and disregarding their privacy – especially with public Twitter accounts that expose them to haters. Do you see how putting the kids out there seem to fans to directly contradict everything their father wanted for them as children/young people? Some fans feel Michael’s wishes are being disrespected. Please help us understand.

Jermaine Jackson: We are not disregarding their privacy, and Michael’s wishes are not being disrespected. Those kids are fiercely protected.

Michael entrusted his children to our mother’s care because he knew the love, care and attention they would receive. As any parent knows, it is a fine line between saying “no” and respecting your child’s wishes. As they grow and evolve, so must the decisions taken that affect their lives, development and ambitions.

MJJC: Are you aware that the internet blog where Jordan Chandler retracted his allegations against Michael is a hoax? In TV interviews you and Mrs Jackson when defending Michael from the child abuse allegations use this argument to prove Michael’s innocence and because it is false it has the opposite effect of making viewers continue to question the accusations against Michael. There are so many good arguments to support Michael’s innocence and it is extremely frustrating for fans and extremely damaging towards your brother when an argument which is clearly a lie is used.

Jermaine Jackson: I don’t know what Internet blog is being referred to??

Michael’s attorney Tom had a witness that was prepared to testify that Jordan Chandler had told him the allegations were untrue (should he have appeared as a witness in 2005) The boy had privately retracted it, and Tom was going to prove it. I think that’s as good as any argument can get!

MJJC: Do you still feel strongly against the Cascio tracks? If so then do you or any other family member’s plan to make issue with any future MJ albums that include any more Cascio tracks?

Jermaine Jackson: For now, I’ll say what I’ve always said on this issue: when has Michael’s music and voice ever been released with a question mark over it, as to whether it’s 100% him? I think the truth will come out one day but no, that first album is not 100% Michael and no one can talk to me about the authentic sound of my own brother’s voice.

MJJC: This is kind of random, but did Michael ever express any interest in Islam or becoming a Muslim? There were many rumors swirling around in the months after his death that said he was a Muslim

Jermaine Jackson: Michael did not convert to Islam. He was curious about it and I gave him many books to read about Islam. I write in the book how, during his 2005 trial, he returned to the Kingdom Hall to pray. It’s fair to say that he died a Jehovah Witness.

MJJC: What is the worst prank Michael ever played on you?

Jermaine Jackson: Buckets or bottles of water balanced on the top of doors. Water, water, water. Every prank I ever remember involved a soaking!

MJJC: What do you miss about Michael most?

Jermaine Jackson: That’s simple: his smile. He had a smile like no one else.

MJJC: If you could say just one more thing to Michael, what would it be?

Jermaine Jackson: It wouldn’t be one thing, it would be many things. Many private things, but I would probably remind him how brilliant his London concerts were going to be because his self-doubt worried about that. That’s the saddest thing for me: that his death confirmed the lie that he wasn’t ready or fit enough to perform again, when the truth is that he was going to produce the most amazing show on earth and prove everyone wrong with the comeback of all comebacks.

MJJC: Do you plan to release a solo album of new material and would you ever do a show/tour of your own hits/new material?

Jermaine Jackson: I always have plans and ideas and I’m always working on new material. I’m not finished yet!

MJJC: Is there a reason why we are mostly only seeing Marlon, Jackie and Tito together? Do you think you will ever work with your brothers again?

Jermaine Jackson: You only saw Marlon, Jackie and Tito last year because I was busy writing my book, and then there was the trial. I hold dear the hope that you will see the brothers working as one again.

MJJC: What do YOU plan on doing for Michael and his legacy for years to come?

Jermaine Jackson: My book was the first thing I could do to honor his memory and fight for the truth in a way that he never got the chance to. Looking ahead, my goal will be to always preserve his legacy on the highest level in any appropriate way that I can.

MJJC Note: Did you know that paperback edition of Jermaine’s memoir ” You are not alone” is scheduled to be released June 2012 with a new bonus chapter. Check it out !

MJJC

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