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10 anni dalla morte

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Il 25 giugno è stato il decennale dall’assassinio di Michael Jackson.

Sono già passati 10 anni da quando il Re del Pop è stato fatto morire, per i motivi e nelle modalità che ben sappiamo.

Purtroppo, in questi ultimi mesi era stato fatto circolare un documentario diffamatorio con varie accuse con attendibilità nulla e con causa per diffamazione al seguito…

La tempistica con cui è stato diffuso ha lasciato presumere potesse essere stato un documentario “ad orologeria”, appositamente per bloccare ogni commemorazione e screditare nuovamente MJ.

Ed infatti sono ben pochi quelli che lo hanno ricordato.

10 anni dalla morte di una delle più grandi icone del mondo dello spettacolo, ed è passato tutto sotto silenzio…

In Italia il canale Nove nei giorni vicino alla ricorrenza aveva anche programmato il documentario infamante. Poi fortunatamente, anche se non è chiaro il motivo (proteste? rinsavimento? convenienza?), l’ha rimosso dai palinsesti e l’ha rimpiazzato con il documentario “Killing Michael Jackson” che ricostruisce l’assassinio e le responsabilità del medico Murray. Ricostruzioni necessariamente parziali, ma già è un passo avanti.

Resta il fatto che, a parte qualche statua in Cina e qualche commemorazione tra i fan in giro per il mondo, anche questa volta si è riusciti a danneggiare lui e i suoi fans.

But we will be there, anyway.

Forever Michael.

5 anni dalla morte di MJ

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Sono passati 5 anni dall’assassinio di Michael Jackson.

Come sempre, l’effetto è doppio: da un lato sembra essere passato tanto tempo perché è come se tutto si fosse fermato a quell’attimo in cui si apprese la notizia, dall’altro lato sembra anche poco a pensarci perché sembra sempre ieri che MJ stava preparando il suo progetto del ritorno infondendo gioia e speranza ai suoi fans.

Comunque, quest’anno è stato diffuso il nuovo album postumo, “Xscape“, dal quale è stato tratto il singoloLove never felt so good“, che mette una grande nostalgia per l’unicità ineguagliabile del Re del Pop.

Inoltre, ai Billboard Music Awards 2014 è stata eseguita la canzone “Slave to the rhythm” con un Michael Jackson sotto forma di ologramma. Grazie alla tecnologia della motion-capture, ai movimenti di un performer anonimo sono state attribuite le sembianze di MJ proiettate sul palco, dando l’impressione quasi che MJ fosse tornato, sebbene sia abbastanza evidente la differenza tra il vero MJ e la copia.

Il sogno di ogni multinazionale: avere canzoni e performance di MJ senza MJ!

Se da un lato può far piacere vedere come i pezzi, lo stile e la voce di MJ riescano ad essere ancora attuali nonostante si tratti di canzoni anche di 30 anni fa (il primo singolo estratto era del 1984!), dall’altro lato c’è da fare una riflessione.

In pratica MJ è stato trasformato in un semplice prodotto, un marchio. Il massimo per una multinazionale senza scrupoli: materiale e fama del più grande artista di tutti i tempi, senza di lui! Perché dover assecondare volontà e tempi di un artista che magari non sottostà ai diktat imposti dall’alto, quando si può guadagnare un mare di soldi da roba vecchia rielaborata da qualsiasi persona a buon mercato, ma etichettata a suo nome?

E’ come il marchio “Made in Italy” applicato a prodotti fatti nell’Est.

Se si voleva fare soldi in modo corretto, una casa discografica seria avrebbe dovuto tutelare MJ, assecondarlo e aiutarlo, invece di boicottarlo (vedi “Invincible”: album non pubblicizzato, annullamento della produzione dei singoli, mancata realizzazione di “Unbreakable” come primo video/single, ecc.), ostacolarlo, spremerlo il più possibile (raccolte e simili invece di sostenerlo), accettare (o assecondare?) la distruzione della sua immagine per indebolirlo e piegarlo ai propri interessi (gli MTV Video Music Awards 2002 e 2003 non saranno mai dimenticati).

Come si riuscì a forzare MTV a trasmettere i video di MJ nel 1983, una casa discografica tanto potente come la Sony avrebbe potuto facilmente boicottare il canale e i mezzi che stavano distruggendo l’immagine del loro artista più importante forzandoli a cambiare atteggiamento. Altrimenti a che serve la casa discografica?

Forse gli faceva comodo indebolirlo per costringerlo a sottostare alle richieste della Sony, o a portarlo alla situazione per cui è stato facile eliminarlo nel 2009? Peggiore era la situazione di MJ, più sarebbe stato facile manipolarlo e costringerlo su certi binari…

Ad ogni modo, questo blog boicotta integralmente la Sony dal 2009 in ogni sua forma e in ogni suo prodotto: musica (album, ecc.), cinema (Sony Pictures, Columbia, ecc.), home-video (tecnologia Blu-ray, ecc.), videogaming (Play Station, ecc.), tecnologie varie (tv, videocamere, fotocamere, radio, stereo, cellulari, cd, dvd, cuffie, ecc.).

Il boicottaggio terminerà soltanto nel momento in cui tutto il catalogo attualmente denominato “Sony-ATV Music Publishing” non verrà restituito al 100% agli eredi di MJ.

Michael Jackson Day 2013 – Inaugurata prima statua italiana a MJ

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Ieri (fino a poche ore fa, praticamente) sarebbe stato il 55° compleanno di Michael Jackson.

Per celebrare questa ricorrenza, in Italia si è organizzato il MICHAEL JACKSON DAY: un’intera giornata di eventi in onore del Re del Pop, tra cui l’inaugurazione della prima statua permanente italiana a lui dedicata.
L’evento si è tenuto al parco di divertimenti Rainbow Magicland, vicino Roma.

Durante la giornata, dopo l’accoglienza alle 10:00, ci sono stati vari eventi jacksoniani: il tribute show alle 10:30 nel Palabaleno, le esibizioni di vari performers alle 11:30 e alle 14:30 nell’Area Picnic, il tribute show alle 17:00 al Gran Teatro. Nell’arco della giornata, erano anche presenti degli stand nell’Area Picnic con materiale jacksoniano.

L’evento è culminato con l’inaugurazione della statua dedicata al Re del Pop, la prima in Italia, posizionata davanti al Castello di Alfea.

L’inaugurazione è stata accompagnata dal lancio di centinaia di palloncini bianchi e celesti con su scritte alcune delle frasi più famose di MJ. Prima di scoprire la statua, c’è stato anche il tempo per alcune performance e per gli interventi di Michele Perniola, il giovane che con le canzoni di MJ ha vinto l’ultima edizione del talent show “Ti lascio una canzone”, e Frank Cascio.

Da ricordare anche il profilo internazionale della statua, realizzata in collaborazione tra il maestro italiano Luca Izzo e il maestro tailandese Jusana Hopas.

In quest’opera è molto particolare la raffigurazione di MJ. Opere simili all’estero si erano focalizzate molto o sull’aspetto spettacolare (da show man) di MJ, o sul suo aspetto umanitario-impegnato. In questa statua, invece, si può vedere bene, a parere di chi scrive, un Michael Jackson della Bad Era, l’artista e umanitario, certo, ma il tutto racchiuso all’interno dell’essere umano che era, della persona, nella sua semplicità e umiltà. Una statua davvero bella e significativa.

Oltre a quanto organizzato dal Comitato Michael Jackson Day, non sono mancati omaggi a sorpresa per MJ in spettacoli tradizionali del parco, come la diffusione della sua musica dagli altoparlanti, tipo nell’attesa di qualche attrazione, e il divertente e al tempo stesso toccante omaggio che il cabarettista del Gran Teatro ha effettuato poco prima del tradizionale spettacolo “Tutti pazzi per il musical”. Una gran bella sorpresa.

In passato, sia il comitato organizzatore che Magicland nei loro comunicati hanno ricordato che tra i progetti che MJ non era riuscito a realizzare in vita c’era proprio un parco di divertimenti nei pressi di Roma. Fa piacere che ora questo parco ospiti come istallazione permanente questo monumento alla persona Michael Jackson, oltre che all’artista e umanitario.

Fonti: magicland, mjfs, comitato mjd

Paris ricoverata in ospedale

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A quanto pare, la settimana scorsa Paris Jackson è stata ricoverata d’urgenza in ospedale dopo un tentato suicidio.

Dagli ultimi tweet scritti, si nota che era rimasta abbastanza scandalizzata dai tabloid che proprio dal suo account twitter, che tengono sotto controllo, avevano preso spunto per un lancio sensazionalistico su di lei.

Nell’ultimo tweet, rilanciato poi anche dagli stessi tabloid, aveva scritto: “Ieri, tutti i miei problemi sembravano così lontani. Ora sembra che siano qui per restare”.

Trasferita all’Ucla Medical Center, ha ricevuto la visita dei suoi familiari, mentre online sono tanti i messaggi di solidarietà che le sono stati rivolti dai fans. La madre Debbie Rowe ha denunciato il fatto che l’ospedale era sotto assedio dei paparazzi che non le hanno permesso di entrare. “La ragione per cui non ero all’Ucla è per i dannati paparazzi e per la gente. I familiari hanno avuto bisogno della scorta della polizia per poter uscire. Tutti dovrebbero fare un passo indietro”, ha detto la Rowe.

Quando ci si deciderà a fare qualche legge a tutela delle persone, seppure vip? Queste libertà assolute date ai paparazzi, che calpestano persone e diritti impunemente, perché vengono ancora tollerate? Ci sono già state tante vittime, non si può accettare che si continui così.

Kate Middleton e la privacy

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Piccola riflessione sul caso Kate Middleton.

Le foto ormai famose di Kate nuda sono state effettuate mentre lei si trovava in proprietà privata, in un castello di famiglia in un luogo isolato e lontano da sguardi indiscreti, in un momento di intimità da sola col marito. Non era in un luogo pubblico o ad un evento pubblico, ma dentro un castello col marito.

Ogni volta che viene violata la privacy di qualche personaggio famoso, ecco che c’è l’alzata di scudi in difesa della “libertà di informazione” e dei “diritti dei tabloid” (?) o roba del genere. Come mai non si parla mai anche dei diritti delle persone ad avere la propria privacy? I diritti e le libertà personali e individuali vengono considerati inferiori ai privilegi dei paparazzi, almeno dagli scribacchini vari; per quale motivo?

La prima causa contro il tabloid che ha ottenuto per prima quelle foto è stata vinta dalla famiglia reale, ma mi pare una magra consolazione: il paparazzo ha guadagnato forse qualche migliaio di dollari ancora senza conseguenze; il tabloid, nell’Era della fotografia digitale, è stata condannata a consegnare “gli originali” delle foto (come se così scomparissero per sempre le foto, neanche fossimo nell’800) e a non pubblicare più tali foto (peccato che questi provvedimenti fanno solo il solletico al tabloid, dopo gli incassi ottenuti dalla pubblicazione di quelle foto; se questo è il massimo del rischio, davvero in futuro dovrebbe evitare di calpestare i diritti delle persone?).

In contemporanea, altri gossippari e criminal-journalist ipocriti continuano a minimizzare la gravità della violazione della privacy, ironizzando sulle parti intime fotografate. Come se fotografare le parti intime dovesse generare ilarità. E cercano di far passare come poveri bigotti chi si scandalizza per la pubblicazione di “pochi centimetri di pelle”.

Il problema, ovviamente, non è se Kate era nuda davanti al proprio marito; non c’era niente di male e infatti non scandalizza il comportamento di Kate. Il problema è la violazione della privacy. Se non c’è niente di male nello scoprire “qualche centimetro di pelle”, e infatti non c’è (soprattutto nel privato, ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole), perché violare la privacy e calpestare i diritti delle persone per sbattere in prima pagina foto rubate che ritraggono una coppia nella loro intimità in un luogo privato?

Non c’è una notizia, non c’è rilevanza penale o rilevanza di alcun tipo. E’ solo una violazione dell’intimità di una coppia.

Tutti hanno ricordato Lady Diana, perseguitata dai paparazzi fino al punto da provocarne la morte nel 1997. In quella fatidica notte, però, i paparazzi erano su una strada, in luoghi pubblici; non dovrebbe esser loro consentito neanche quello (pedinamento e inseguimento), visto che Lady Diana non era ad un evento pubblico e stava tranquillamente per i fatti suoi, ma comunque non era stata violata la proprietà privata. Con Kate, quindi, i tabloid si stanno comportando ancora peggio che con Lady Diana.

Speriamo che ci si decida, dopo almeno mezzo secolo, a mettere un pò di regole per tutelare i cittadini, seppur vip. Quanto accaduto col “News of the World” inglese (spionaggio, intercettazioni illegali, depistaggi, pedinamenti, effrazioni e violazioni di domicilio, furti, illegalità varie, ecc.) dovrebbe portare all’attenzione il problema della violazione della privacy e a stabilire finalmente dei paletti: ad esempio, la non violabilità della proprietà privata, neanche con il teleobiettivo (vedere i diritti inviolabili, alcuni dei quali espressi anche nella Costituzione Italiana, come l’art. 13, 14 e 15 che trattano delle libertà individuali); la non pubblicabilità di foto con violazioni del genere (pena gravi conseguenze economiche che scoraggino davvero dal ripetere certe violazioni); la garanzia della privacy dei vip in modo che possano camminare per strada senza un plotone di fotografi davanti al naso quando non si trovano ad eventi pubblici; magari anche una richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti ritratti per pubblicare foto scattate non ad eventi pubblici. Si dovrebbe anche aggiungere la clausola con cui i tabloid debbano pagare multe salate in caso di notizie false e inventate e debbano pubblicare smentite in spazi e visibilità equivalenti a quelli delle notizie false, così da scoraggiare i peggiori pettegolezzi infondati pubblicati in maniera sensazionalistica per sfruttare personaggi famosi con malignità (per esempio, notizie presentate così: “Fonti vicine alla famiglia dicono…”, che sono inattendibili e danno credito a malignità infondate di ogni genere; oppure a domande maliziose del “giornalista”, senza neanche fonti da citare, con cui si può domandare cose del tipo: “Michael Jackson e Janet Jackson sono la stessa persona?”, come avvenne nei decenni scorsi…).

Insomma, è stata concessa fin troppa libertà ai tabloid per tanto tempo; non è il caso di tornare a garantire le libertà individuali dei cittadini, a qualunque rango essi appartengano?

Per Lady Gaga

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Non sono un fan di Lady Gaga, e sono anche passati un pò di giorni dall’accaduto. Ad ogni modo, esprimo la mia solidarietà per Lady Gaga dopo l’incidente avvenuto in Nuova Zelanda e dopo le stupide critiche che ho letto sul web.

Infatti, durante il suo ultimo concerto in Nuova Zelanda, il 10 giugno, Lady Gaga è stata vittima di un incidente sul palco, il cui filmato è diventato subito uno dei più visti in Italia e nel mondo.

Durante il concerto, la sbarra di ferro che un ballerino stava spostando ha colpito in modo abbastanza violento la testa di Lady Gaga che si stava rialzando alle sue spalle. Dopo aver barcollato un attimo, Lady Gaga ha fatto capire al ballerino di continuare con lo show, ed ha portato a termine il concerto.

Se fosse stata a 15 cm più in là, o se si fosse rialzata due secondi dopo, non sarebbe successo niente.

Poco dopo la botta, Lady Gaga ha detto al pubblico: “Dovete scusarmi se do’ un po’ i numeri stasera. Non so se avete visto ma ho appena sbattuto la testa e credo di essere un po’ stordita. Ma non vi preoccupate, finiro’ lo spettacolo”.

Successivamente, finita in ospedale (da dove a twittato una foto il giorno dopo, appena risvegliata), le è stata diagnosticata una commozione cerebrale. La sua truccatrice ha rassicurato i fan, sempre tramite twitter, scrivendo: “Gaga ha una commozione ma sta bene. Vuole che sappiate che vi ama. Io avrò cura di lei. Non posso credere che sia arrivata in fondo allo show”.

Il tour comunque sta andando avanti: oggi si è conclusa la serie di concerti a Brisbane (la prima città della tappa australiana del tour).

Ad ogni modo, tra i commenti al video dell’incidente, molti gli “haters” (“coloro che odiano”), una perfetta definizione abbastanza recente che descrive bene le persone che cercano solo dei pretesti per spargere il loro odio immotivato verso chiunque. Indifferenti all’incidente, gli haters hanno approfittato del video per “accusare” la cantante di utilizzare il playback durante i concerti. Un vecchio pretesto assurdo che dimostra l’irrazionalità di chi lo scrive. I concerti di musica pop puntano molto sulla spettacolarità delle esibizioni, per cui più sono spettacolari i concerti (e più sono lunghi i tour) e maggiore è l’inevitabilità di ricorrere al playback per mantenere esibizioni ad alti livelli senza cali di voce e “stecche” vocali. Oltretutto, la voce in playback è comunque della cantante in questione, non è che fa finta di cantare sulla voce di qualcun altro. Sono decenni che si fa uso del playback; accanirsi contro Lady Gaga perché fa uso di un sistema utilizzato da praticamente tutti i cantanti pop statunitensi non ha senso.

Purtroppo vedo che “l’odio” degli haters sta convogliando molto su Lady Gaga. Dopo Michael Jackson, dopo Amy Winehouse, è evidente la concentrazione di attacchi contro Lady Gaga da parte di haters (cittadini comuni), tabloid, addirittura organi ufficiali di qualche Stato… E’ vero che Lady Gaga è una provocatrice (come viene definita anche Madonna), e che il mondo dello spettacolo attuale ha preso una brutta piega (si può parlare di mercificazione degli artisti, lobbies che “schiavizzano” gli artisti, sovraccarico di impegni, pressioni enormi, sovraesposizione, provocazioni sempre più estreme imposte e non), ma quelle che ho letto erano critiche contro Lady Gaga prendendo come pretesti degli elementi ormai caratteristici dello Show Business e dei concerti pop. Se non si condivide un modo di fare spettacolo o il modo di fare di una persona, non c’è bisogno di odiarla e attaccarla con dei pretesti. Col suo show Lady Gaga non fa del male a nessuno (piuttosto, è più probabile che sia lei ad essere vittima del sistema).

STOP HATE

Michael Jackson – L’uomo dietro il mito

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Da qualche tempo sta circolando un interessantissimo documentario su Michael Jackson e sulla manipolazione effettuata dai mass-media per diffamarlo.

Il documentario, “Michael Jackson – L’uomo dietro il mito”, è in inglese ma è stato sottotitolato in italiano.

Assolutamente da guardare:

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