Home

Processo contro l’AEG – I primi 7 giorni

Lascia un commento

Aggiornamento sul processo contro la AEG.

Giorno 1 – 29/4/2013

E’ iniziato il processo della famiglia Jackson, rappresentata dall’avvocato Brian Panish, contro la AEG. Il risarcimento richiesto è di 40 miliardi di dollari.

Il giudice Yvette Palazuelos aveva stabilito un numero limitato di posti per i giornalisti (tra questi, la ABC), e non ha concesso la possibilità di twittare aggiornamenti in diretta durante lo svolgimento delle udienze.

La AEG è accusata di negligenza nella gestione di MJ e corresponsabilità nella morte del Re del Pop, soprattutto per l’assunzione di Conrad Murray e la realizzazione di contratti sia con Murray che con MJ che non tenevano conto della salute di MJ.

L’AEG, tramite l’avvocato Marvin Putnam, sostiene che Murray fosse stato assunto da MJ, nonostante quanto già emerso negli ultimi anni e al processo a Murray.

Era presente anche l’avvocato di Conrad Murray, Valerie Wass, che di recente ha fatto ricorso contro la sua condanna.

Ad ogni modo, inizialmente c’è stato l’intervento dell’accusa contro l’AEG.

L’avvocato Panish ha spiegato che a MJ è stato iniettato il Propofol quasi tutti i giorni per 6 settimane (un anestetico usato come sonnifero, mentre di giorno ricordiamo che veniva somministrato un altro farmaco che come effetto portava l’insonnia…) e che Murray acquistò una grande scorta di questo medicinale in previsione del tour. Inoltre, dichiara che la polizia trovò nell’auto di Murray il biglietto da visita dell’amministratore delegato dell’AEG, Brandon Phillips, e il contratto tra Murray e l’AEG. Dichiara, poi, che l’AEG non correva alcun rischio nella produzione del tour, perché con il contratto che avevano fatto firmare a MJ, erano garantiti dai beni di MJ, incluso il catalogo Sony. In pratica, se il progetto fosse saltato per motivi di salute, i costi dell’AEG sarebbero stati ripagati con i beni di MJ. Un modo per tenerlo sotto scacco e costringerlo ad esibirsi con loro ad ogni costo. A confermare questo interesse economico a discapito della salute di MJ ci sono delle email (già emerse al processo contro Murray) in cui l’AEG parla delle irrimediabili conseguenze che MJ (descritto come terrorizzato da quanto stava accadendo) avrebbe avuto se si fosse tirato indietro, e in cui MJ chiede di poter avere un medico e l’AEG dice a Murray cosa ci si aspetta da lui. In altre email, emerge la preoccupazione di Kenny Ortega, che si accorge dell’ansia e del malessere di MJ, ma l’AEG ribadisce la propria fiducia in Murray e insiste per andare avanti ad ogni costo. Panish poi dice che Murray è stato l’unico medico ad aver iniettato il Propfol a MJ nella sua casa, e che lui firmò il contratto con l’AEG il giorno prima della morte di MJ, ma che non fu pagato perché l’AEG l’ha voluto fregare.

Successivamente, è stato il turno della difesa dell’AEG, con l’avvocato Putnam. Putnam dichiara che mostrerà come esistano due MJ diversi, quello pubblico e quello privato. Dimostrerà che MJ era stato dipendente da droghe in passato (ma non mi dire…. n.d.r.) e vorrebbero dimostrare che MJ era un tossicodipendente. Prosegue ricordando che MJ aveva 400 milioni di dollari di debiti e, dopo un primo avvicinamento nel 2007, nel 2008 si era deciso a tornare sulle scene per recuperare un pò di denaro. Dice che il 90% dei profitti sarebbe andato a MJ e il 10% all’AEG. Secondo l’AEG, fu MJ a portare il suo medico personale, riferendosi a Murray. A provarlo ci sarebbe una dichiarazione di Murray che dice di lavorare per MJ ma che viene pagato dall’AEG.

Ricorda anche che MJ si sottopose ad un esame medico a febbraio 2009 che stabilì l’ottimo stato di salute di MJ, senza alcun segno di uso di droghe (quindi si è contraddetto da solo; prima aveva detto che era un tossico… n.d.r.).

E questa è la prima giornata in cui si sono presentate le tesi.

Giorno 2 – 30/4/2013

Iniziano le deposizioni.

Il primo testimone è il paramedico Richard Senneff, il primo ad arrivare nella camera in cui è morto MJ. Dalla sua testimonianza si riconfermano i gravi indizi di colpevolezza di Conrad Murray.

Il secondo testimone è il detective Orlando Martinez, del dipartimento della polizia di Los Angeles. Ribadisce il comportamento anomalo di Murray, gli elementi che non quadrano, la stanza ripulita prima che arrivasse la scientifica, gli enormi debiti (500’000 $) di Murray, oltre al fatto che Murray stava per chiudere la sua attività e la sua casa stava per essere pignorata. Nell’auto di Murray ha ritrovato il contratto con l’AEG secondo cui la società avrebbe pagato 150’000 $ al mese per occuparsi di MJ. Ha dichiarato che uno in una situazione finanziaria del genere è più facile che violi le regole pur di vedere quei soldi.

Giorno 3 – 1/5/2013

E’ proseguita la deposizion di Martinez con cui si è tentato di ribadire che Michael Jackson è morto e che questa morte è stata indotta dal dottor Murray.

Giorno 4 – 2/5/2013

Proseguendo nell’interrogatorio del detective Martinez, è stata fatta ascoltare il messaggio lasciato in segreteria telefonica da Frank DiLeo a Murray in cui dichiara: “Sono sicuro che sei consapevole del fatto che ha avuto un episodio la scorsa notte. E’ malato. Oggi è sabato, domani io rientro. Non ho intenzione di continuare il mio viaggio. Uh, penso che hai bisogno, credo che tu hai la necessità di fare un esame del sangue su di lui oggi. Io.. io.. dobbiamo vedere cosa sta facendo. D’accordo. Grazie”.

Nel contro-interrogatorio, Martinez conferma il comportamento sospetto di Murray, come la sua sparizione per un paio di giorni nonostante gli fosse stato detto di restare a disposizione. La casa in cui è morto MJ non fu tenuta sotto controllo dalla polizia nei giorni seguenti. Martinez ha detto che non era a conoscenza del fatto che Murray era già stato accusato di omicidio colposo per la morte di un altro paziente. La licenza medica, inoltre, gli era già stata sospesa prima del 25 giugno 2009. In conclusione, Martinez conferma ancora la sua opinione secondo cui la situazione finanziaria di Murray può essere stato il motivo per cui Murray ha aggirato le regole.

Giorno 5 – 6/5/2013

A testimoniare è chiamato il tossicologo Dan Anderson.

Sono stati mostrati i medicinali ritrovati nella casa di MJ e Anderson ha dichiarato che il Lorazepam e il Propofol sono medicinali tipici di un ambiente ospedaliero e che quindi è molto insolito trovarne in un ambiente domestico. Al di fuori dell’ambiente medico lo aveva messo in allarme.

Inizia a spiegare, poi, gli esami tossicologici effettuati sul corpo di MJ da cui è emersa la presenza di una grade quantità di farmaci: l’anestetico Propofol, gli ansiolitici Valium e Lorazepam, l’anestetico a breve durata Midazolam e la Lidocaina, una crema anestetica locale; inoltre risultavano la Lidocaina, il Diazepam, il Nordiazepam, il Midazolam e l’Efedrina.

La quantità di Propofol nel sangue di MJ era in una quantità che ci si può aspettare in un paziente che ha appena subito un importante intervento chirurgico.

Anderson ha detto anche che non c’erano tracce di Demerol, alcool, cocaina, Xanax, né alcun tipo di droga voluttuaria nel corpo di MJ.

Nel controinterrogatorio, emerge che i farmaci non erano prescritti solo da Conrad Murray, ma alcuni erano prescritti dai dottori Allan Metzger e Arnold Klein.

Ad ogni modo, Anderson ritiene che la quantità di Propofol nel corpo di MJ fosse eccessiva e che sia la causa della morte di MJ: l’unico caso di una persona non in campo medico a morire per il Propofol nella propria casa.

Segue la testimonianza del coroner Christopher Rogers, il vice medico legale che ha eseguito l’autopsia di MJ.

Tra le altre cose, dall’autopsia Rogers ha constatato le punture e le cicactrici dovute ai tentativi di rianimazioni, ma per altre cicatrici non si è riusciti ad appurarne le cause. Poi sarebbe emerso che MJ aveva le labbra tatuate di rosa, mentre le sopracciglia e il cuoio capelluto era tatuato di nero. Altre cicatrici dietro le orecchie suggerivano che MJ si fosse sottoposto ad almeno un lifting. Rogers ha poi confermato che MJ soffriva di vitiligine, una malattia che provoca la depigmentazione in alcune zone della pelle. Ha escluso la presenza di cardiopatia o della Lupus, che anche il dottor Arnold Klein aveva attribuito a MJ. Dagli esami ai raggi X, però, era emerso che MJ soffrisse di artrite alla colonna vertebrale inferiore e alle dita.

Ad ogni modo, da quanto esaminato, Rogers ha dichiarato che MJ fosse in buona salute prima della morte indotta dal dottor Murray.

A proposito della morte, ha escluso che un medico competente possa somministrare l’anestetico Propofol contro l’insonnia, ed ha escluso la possibilità che MJ possa essersi somministrato da solo una dose eccessiva di anestetico, smentendo la teoria della difesa di Murray.

Giorno 6 – 7/5/2013

Al banco dei testimoni sale il cardiologo Daniel Wohlgelernter.

Parlando del contratto di Murray, siccome Murray aveva chiuso la sua attività per dedicarsi al This Is It, “era completamente dipendente dalla continuazione del tour per il suo reddito”.

Dettaglio sconcertante per Wohlgelernter è la presenza di una clausola nel contratto che imponeav al dottor Murray di “eseguire servizi ragioneolmente richiesti dal produttore”, quindi Murray doveva rendere conto all’AEG e non al proprio paziente.

La somministrazione di Propofol, poi, può essere somministrato solo da un anestesista adeguatamente qualificato, perché c’è il rischio che il paziente possa smettere di respirare, e non da un cardiologo; sono competenze diverse. A tal proposito, Wohlgelernter ha dichiarato che MJ non aveva problemi al cuore, quindi invece di un cardiologo sarebbe stato più ragionevole se fosse stato ingaggiato uno specialista per dipendenza da farmaci e disordini del sonno. Ha anche fatto notare che Murray fece un massaggio cardiaco a MJ quando invece secondo Wohlgelernter avrebbe dovuto concentrarsi su come riavviare la sua respirazione (visto che il rischio sull’uso di quell’anestetico è che il paziente smetta di respirare…). Inoltre, pensa che Murray abbia anche ritardato nel chiamare i soccorsi al 911.

Durante il controinterrogatorio, Wohlgelernter ha detto che, anche se fosse stato MJ a volere Murray, l’AEG avrebbe dovuto insospettirsi per questo strano attaccamento con un cardiolo, vista la dipendenza da farmaci avuta da MJ in passato. E soprattutto, quando Murray fece richiesta di una macchina CPR, un dispositivo utilizzato per la rianimazione. Wohlgelernter ha detto che il contratto ingaggiava Murray come medico di famiglia di MJ. Inoltre, Wohlgelernter dice che in teoria, secondo la legge sulla privacy medica, l’AEG non avrebbe potuto chiedere a Murray informazioni sulle condizioni di MJ (regola opposta alla clausola del contratto ricordata poco prima, però).

Giorno 7 – 8/5/2013

Viene chiamata a testimoniare Alif Sankey, ballerina e produttrice.

Ricorda la sua esperienza, la sua prima collaborazione con MJ come ballerina nel video di Smooth Criminal. Nel 2009 fu assunta dalla AEG per affiancare Kenny Ortega durante il This Is It Tour.

Sankey dice che i concerti di Londra dovevano ripercorrere un pò la carriera di MJ, ma che sarebbe stato qualcosa di “enorme, innovativo, diverso”, “un gran bello spettacolo”.

Sankey ha raccontato anche di una visita dei figli di MJ alle prove e dell’entusiasmo di MJ che voleva fare gli show ed esibirsi per la prima volta davanti ai suoi figli.

Poi, però, racconta di quanto le sembrasse magro MJ e che iniziò a preoccuparsi quando MJ saltò alcune giornate di prove. Lo sentì anche lamentarsi con Ortega per dei dolori. Sankey racconta anche di una volta in cui MJ disse a Ortega di sentire che Dio gli parlava, e che lei e Ortega piansero per la preoccupazione per lo stato di salute fisica e mentale di MJ. Un giorno la Sankey ebbe quasi un presentimento che MJ potesse stare per morire e telefonò ad Ortega implorandolo di fare qualcosa, di aiutare MJ, di aiutarla a fare qualcosa per fargli sentire il suo appoggio e incoraggiarlo, per fargli riprendere la magia di un tempo. Gli scrisse anche. Né Ortega né la AEG fecero qualcosa a riguardo.

Quando arrivò la notizia che MJ era all’ospedale il 25 giugno, Ortega e il gruppo continuò a fare le prove. Quando poi Randy Phillips informò Ortega che MJ era morto, “Kenny crollò tra le nostre braccia”.

Il resoconto dettagliato delle udienze e testimonianze si possono trovare su MJ Fan Square.

(Cfr. mjjcommunity.com)

Annunci

“Event” intervista Paris Jackson

Lascia un commento

Paris Jackson, pochi giorni dopo aver compiuto 15 anni (ad inizio aprile, festeggiato con la madre Debbie Rowe), ha concesso la sua prima intervista ad un periodico, “Event“, rivista allegata al trash-tabloid “Daily Mail“.

L’articolo è corredato da fotografie realizzate appositamente da Brian Bowen Smith, con il quale Paris si è fatta immortalare anche nel buffo ritratto diffuso su Twitter. Nel pubblicarlo, il fotografo ha scritto «Che incredibile persona è Paris Jackson. Ti ringrazio per questi increbili 2 giorni. Sei un vero angelo».

La giornalista Caroline Graham descrive inizialmente la stanza di Paris, con i poster appesi, i memorabilia del padre, i vestiti e i compiti scolastici sparsi sul pavimento, le chitarre raggruppate vicino ad una parete, mentre Paris, col suo nuovo look “punk” (capelli corti neri con sfumature rosse), si lascia intervistare mentre accarezza il serpente boa del fratello.

Si tratta sempre di un magazine, quindi l’articolo contiene anche riferimenti al padre poco chiari. Le uniche cose salvabili sono le foto e le parole di Paris.

Paris ha ricordato il padre: «Ho molti ricordi di mio padre. Noi siamo stati privilegiati perché avevamo il nostro papà e avevamo la nostra casa in cui vivevamo. Sapevamo che era un cantante. Credo che ci ero abituata. Sembrava semplicemente normale per me a quei tempi. Lui era un padre incredibile. Noi tutti lo amavamo da morire. Lui aveva quella buona energia per cui non volevi andar via. Praticamente eri sempre a tuo agio con lui. Letteralmente ogni volta che lasciava la stanza dicevo “I love you”, perché ero terrorizzata da quello che sarebbe potuto succedere. Sai, ho visto così tanti film. Lui voleva il meglio per noi. Si accertava sempre che stessimo bene in salute. Si assicurava che staccassimo da scuola. Ha provato ad educarci al meglio che potesse ed era sempre attento a noi. Era molto protettivo. Le maschere erano una sua idea. Non voleva che qualcuno vedesse come eravamo. In questo modo potevamo avere quello che lui non ha avuto, sarebbe a dire un’infanzia normale».

Il discorso si sposta poi su Neverland, la residenza del Re del Pop dove Paris è cresciuta e a cui ha fatto visita due anni fa constatando con dispiacere che le rotaie del treno sono state rimosse. Hanno ricordato quando hanno lasciato Neverland nel 2005: «Ho pianto e pianto. E’ bello lì. Ha ancora una buona energia. Penso che dovrebbe essere ripristinato com’era, così che i bambini che non hanno potuto avere un’infanzia possano divertirsi lì. Quello era il suo obiettivo – come un ospedale per bambini. Dovrebbero ripristinare tutte le giostre e tutto il resto. Appena diventerò un’adulta, lo farò. Ci puoi contare».

Ad un certo punto, la giornalista scrive che Paris ha improvvisato “Rebel Yell” di Billy Idol, cantando, ballando e suonando una delle sue chitarre. «Mio padre mi ha detto come ballare. Io ballerei sempre. E sì, mi ha insegnato il moonwalk. Il nostro posto centrale era la sua stanza. Eravamo solo io, i miei fratelli e lui. Non era enorme. Era solo il luogo in cui volevamo stare, il nucleo della famiglia. La sua stanza aveva una qualche energia buona ed è il motivo per cui era sempre più confortevole lì». Aggiunge, però, che per gli impegni lavorativi di MJ, spesso erano in viaggio. «Eravamo abituati ad essere on the road. Lui provava a trasformare gli hotel in cui soggiornavamo come casa. Aveva questo piccolo proiettore che portava in giro, e prendeva un lenzuolo bianco dal letto e lo appendeva. Poi metteva cuscini sparsi per tutto il pavimento e noi potevamo guardare DVD e film in qualsiasi momento. Avevamo il nostro cinema personale. Era davvero forte».

«Uno dei miei posti preferiti che ho visitato è stata Tokyo. E’ semplicemebte bello lì, specialmente in primavera. Ricordo di aver visitato tante volte Londra. Mi piace Londra, mi piace stare lì. E’ bella».

Ora si trovano in una nuova casa vicino Los Angeles, dopo aver lasciato la casa di Encino che riportava alla mente di Katherine troppi tristi ricordi. Dopo aver imbiancato casa, la nonna ha anche incoraggiato Paris a non riappendere il collage di immagini di MJ che aveva realizzato e temporaneamente rimosso, perché non lo reputava salutare (come a volerle far voltare pagina per poter continuare la sua vita senza cristallizzarsi esclusivamente su un momento drammatico o sui ricordi del passato).

Katherine, combattuta tra l’esigenza di proteggere i nipoti e al contempo garantire loro una vita libera, è stata anche colei che ha voluto che i ragazzi frequentassero delle scuole invece di ricevere un’istruzione privata a casa. A tal proposito, Paris racconta: «Era un pò noioso. Ero nella stessa stanza con mio fratello per tutto il giorno. E’ stato difficile il periodo di transizione ma ormai l’ho superato. Non sono più socialmente impacciata. Ero così maldestra. Oh mio Dio! Sai come ognuno ha una fase difficile? Avevo questi occhiali, i capelli corti, ero paffuta…» (ma Katherine interviene rassicurandola: «Non sei mai stata paffuta, mia cara»).

«Mi piace frequentare una scuola regolare. Voglio avere un’esperienza scolastica normale. E’ difficile avere un’infanzia normale quando hai la security con te per tutto il tempo. Ho il “guinzaglio stretto” e sento che se quel guinzaglio viene allentato un pò posso avere certamente una possibilità per un’infanzia normale, perché ho amici che sono completamente normali, e hey – loro non pensano a me come la figlia di MJ. Loro pensano a me come quella che sono, capisci?».

«Le materie di studio risultano più facili a mio fratello Prince. Non so come faccia. Le materie sono più per la parte sinistra del cervello. Io sono più da parte destra del cervello (quella della creatività) e sto provando diverse cose. Ho fatto fotografia per un pò, poi ho fatto la cheerleader. Poi ho giocato a football americano. Sto provando così tante cose diverse perché sto provando a trovare me stessa, a trovare ciò con cui mi trovo meglio».

Durante l’intervista, i fratelli erano ad una conferenza scolastica sulla robotica a Las Vegas. «E’ piacevole e tranquillo senza di loro. Io e Prince siamo molto diversi. Quando eravamo più giovani eravamo come due gocce d’acqua. Ora non abbiamo più niente in comune» (sebbene, stando alle parole della giornalista, insieme si divertano molto a giocare a “Mortal kombat”).

La giornalista descrive anche un buffo siparietto tra Paris e Katherine. La nonna non approva certi look della nipote: ai capelli da ribelle del nuovo look lei preferiva quelli lunghi naturali del passato; le ha fatto togliere gli orecchini e prega che Paris non si rovini la pelle con tatuaggi permanenti o con piercing. Ma Paris rivela di avere un altro progetto: come ulteriore tributo al padre, vuole tatuarsi una nota che lui scrisse per lei in cui esprime il suo amore immortale e che lei custodisce gelosamente. «Voglio tatuare quella frase sul mio polso sinistro e il nome di mia nonna tatuato sul mio polso destro – quando sarò abbastanza grande ovviamente».

La discussione ritorna sulla sua passione per la musica e sulla sua collezione di vinili. «La qualità è migliore con il vinile. Semplicemente suona meglio». Poi continua: «Amo tutto degli anni Ottanta. Sicuramente sono nata nel periodo sbagliato. Amo gli Arctic Monkeys, i Pixies, Ac/Dc, Motley Crue, Alice Cooper, gli Smiths. Amo anche i Nirvana – ho la loro collezione completa. Siamo cresciuti ascoltando di tutto. Abbiamo ascoltato molti classici, come quelli della Motown. Papà era un grande fan dei Queen. Oh mio Dio, adoro tantissimo Freddie Mercury».

Per quanto riguarda il suo futuro, Paris rivela: «Voglio diventare un’attrice, ma solo durante il periodo scolastico. Dopo voglio frequentare scuole mediche e diventare un dottore specializzato in chirurgia cardiaca. Voglio aiutare le persone, ecco».

Avendo passato il giorno del compleanno con la madre Debbie Rowe, Paris racconta: «Quando sono con mia mamma non abbiamo la security con noi, che è davvero piacevole. Siamo andate a fare acquisti ad Hollywood. Abbiamo comprato alla Amoeba Records (negozio discografico), è stato davvero divertente».

Da assidua utilizzatrice di social network, racconta: «Di solito finisco nei guai perché twitto un sacco di roba che non dovrei twittare e ci sono un mucchio di storie. Avevo anche Instagram ma i commenti sono diventati un pò eccessivi, così l’ho cancellato. Alcuni iniziano degli scontri nella sezione dei commenti e poi se la prendevano con me per aver cancellato i commenti. Era proprio fastidioso. Su Twitter di solito me la prendevo personalmente quando qualcuno twittava qualcosa. Così, ero tipo “Devo mettervi fine”. Ero proprio scossa. Ora provo a non guardare troppo alle mie menzioni perché c’è così tanto odio lì. Ho smesso di leggerlo. Provo a non leggere della mia famiglia».

Per quanto riguarda i suoi nuovi vicini di casa, tra cui Britney Spears e Justin Bieber, il discorso si sofferma su quest’ultimo che è stato visto di recente fumare della marijuana in luogo pubblico. «Delle ragazzine su Twitter si tagliavano, autolesionandosi per attirare la sua attenzione per farlo smettere. Ma non credo che Justin dovrebbe fare certe cose quando può essere ripreso, così che le sue giovani fan possano non essere influenzate. Immagginate quanto quelle ragazzine diventeranno adulte e avranno figli che chiederanno loro “Oh mamma, dove ti sei procurata quei tagli?”. Come risponderanno? “Quando avevo 12 anni il mio cantante preferito fumò marijuana”. Penso che è proprio irresponsabile da parte sua fare così».

La giornalista conclude dicendo: «E’ chiaro che la signora Jackson sta facendo un ottimo lavoro nel portare avanti l’eredità di suo figlio e crescere una bella, curiosa, intelligente, notevolmente ben educata giovane donna».

 

(Cfr. http://mjj.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=10576451)

Iniziato il processo contro l’AEG LIVE

Lascia un commento

Il 3 aprile è iniziato il processo intentato dalla famiglia Jackson contro la AEG Live, la società che ha organizzato il THIS IS IT TOUR e accusata di aver avuto un ruolo fondamentale per la morte di Michael Jackson.

Contattato telefonicamente dalla CNN nel carcere dove sta scontando 4 anni per omicidio colposo, il dottor Conrad Murray ha dichiarato di non aver ricevuto mandati di comparizione per questo processo. Poi ha espresso l’intenzione di fare ricorso contro la condanna che sta scontando, sebbene tale condanna sia avvenuta il 7 novembre 2011.

Per quanto riguarda l’AEG, la famiglia Jackson vuole dimostrare come la responsabilità dell’operato di Murray sia direttamente riconducibile alle alte sfere dell’AEG.

L’AEG, invece, secondo quanto dichiarato dall’avvocato che la rappresenta Marvin Putnam, “il dottor Murray fu scelto da Michael Jackson. Fu lui a portarlo a Los Angeles. E’ stato il suo medico personale per tanti anni, e continuò a ricoprire questo ruolo sotto la sua diretta supervisione. Solo Jackson aveva facoltà di revocare il suo mandato”.

La dichiarazione secondo cui Murray sarebbe stato il medico personale di MJ per tanti anni è falsa; semplicemente, si erano conosciuti nel 2006, quando Murray curò uno dei figli di MJ a Las Vegas. Oltretutto, secondo quanto risulta dai documenti a sostegno delle accuse contro l’AEG, è proprio questa società ad aver stipulato l’accordo con Murray, denominato “AEG-MURRAY AGREEMENT“, mentre “Michael Jackson non aveva alcun diritto di porre fine all’accordo. Era la AEG che dirigeva, controllava e supervisionava il lavoro di Murray”; inoltre “l’AEG insistette affinché Jackson continuasse le cure con Murray e non ricevesse altri trattamenti con altri medici”, secondo quanto ricostruito nella “denuncia per danni” contro l’AEG presentata da Katherine Jackson il 15 settembre 2010.

A proposito delle responsabilità non esclusivamente di Murray, ecco cosa dichiarò Laura Panunzio (ex collaboratrice e amica di MJ) a luglio 2009: “come mai Murray si trovava a lavorare col cantante ed era stato contemporaneamente assunto dalla AEG, con un contratto di 300,000$, dopo essere stato radiato dall’albo dei medici, nel 2008, per cattiva condotta verso altri pazienti; e guarda caso pare che Murray avesse debiti che ammontavano all’incirca alla cifra pattuita con la AEG”. E aggiunse: “Io penso che si stia cercando premeditatamente di far incolpare un medico da quattro soldi, Murray, usato come capro espiatorio (con la scusa di porre fine ai suoi problemi con l’assunzione da parte della AEG e il contratto di 300,000$), quando i veri responsabili sono altri”.

Altri dettagli su quanto emerso sull’assassinio di MJ sono ben riassunti su Wikipedia, che riporto qui sotto.

Da elementi discussi al processo che lo vedeva imputato per omicidio colposo, si scoprì che Conrad Murray fu assunto dalla AEG Live; il dottore, all’epoca dell’assunzione, era pieno di debiti[17]. Il rapporto tra il medico e la società promotrice dei concerti è comprovato da un contratto anche se non perfezionato, discusso in aula, dal quale si evince che l’assunzione del dottore fu di competenza della AEG[18], che non ricevette mai una copia dello stesso firmata da Michael Jackson per accettazione; esiste solo una copia firmata dal dottor Murray la sera prima che il cantante venisse ucciso. In quel contratto si legge anche che il medico doveva “[…] occuparsi delle necessità mediche dell’artista, riuscire a curarlo in caso di emergenza e provvedere anche ad altri trattamenti medici richiesti da AEG”[19]. A proposito di “trattamenti”, durante le udienze preliminari del processo emerse dalla testimonianza del farmacista Lopez, al quale si era rivolto Murray per ordinare il propofol ed altri medicinali, che il medico richiese anche degli energizzanti, dicendogli che erano per se stesso e Lopez gli procurò dell’ECA (Efedrina, Caffeina, Aspirina),[20], ma dell’efedrina è stata ritrovata nell’organismo di Jackson[21]. Tale sostanza è controindicata per chi soffre d’insonnia in quanto la provoca o la accentua, e causa anche ansia, anoressia e febbre[22]. Murray, probabilmente, somministrava al cantante ECA di giorno come energizzante, propofol e benzodiazepine di notte per farlo dormire[23]. Jackson era stato oggetto di somministrazioni di questo tipo per quasi tre mesi[24].

Durante il processo il Dott. Steven Shafer, esperto di propofol, dimostrò scientificamente l’impossibilità della autosomministrazione dell’anestetico dal parte del cantante[25] e dichiarò che l’ingestione di tale sostanza non produce alcun affetto sull’essere umano[26].

Murray durante le indagini mentì ripetutamente e si contraddisse più volte[27], non si mostrò mai pentito per quello che aveva fatto, arrivando persino a incolpare lo stesso Jackson della sua morte. Tutto ciò gli costò la massima pena prevista per questo genere di reato prevista nello stato della California: infatti il giudice Pastor decise di infliggerla in quanto definì le pratiche che Murray esercitava su Jackson “pazzia medica”, “esperimenti in medicina che non possono essere tollerati” e ritenne che l’aspetto più intollerante del comportamento di Murray in tutta questa vicenda fu ed è, appunto, la totale la mancanza di senso di colpa e rimorso per quanto accaduto[28].

Circostanze sospette

Nel 2008 Jackson vendette una quota del Neverland Ranch alla Colony Capital[29]; come testimoniò Randy Phillps al processo Murray, questa società successivamente lo contattò per organizzare i concerti[30] probabilmente per recuperare il denaro speso per Neverland. Così Phillips contattò Tohme Tohme, all’epoca “manager” della pop star, un uomo d’affari dai trascorsi tutt’altro che chiari di cui Michael Jackson aveva paura[31][32].

A maggio 2009 Jackson tentò di licenziare Tohme Tohme attraverso una lettera[33] ma il ”manager” stranamente apparirà alle spalle del fratello di Michael , Jermaine, quando quest’ultimo annuncerà che la pop star è morta e comparirà nei credits del film “This is it” come “Personal Advisor”[34]. I concerti inizialmente dovevano essere 10, ma divennero improvvisamente 50 e Jackson confidò ad alcuni fan di non aver mai concordato tutte quelle date, bensì 10, appunto[35]. Paul Gongaware, dirigente di AEG, durante l’interrogatorio del vice procuratore Deborah Brazil, esitò quando gli fu chiesto chi avesse firmato il contratto per 31 concerti all’arena O2 di Londra, dichiarando inizialmente che era stata solo la Aeg Live[36]. Non esiste, comunque, nessun contratto che prevede 50 date. Quando cominciarono a trapelare le voci riguardo al fatto che Jackson non aveva concordato tutti quegli show e che non stava bene, Randy Phillps e il regista dello show Kenny Ortega si affrettarono a dichiarare pubblicamente, nel periodo immediatamente antecedente alla morte, che le condizioni psico fisiche del cantante erano ottime[37], mentre in realtà sapevano che Jackson non stava bene, come dimostra lo scambio di mail intercorso tra i due[38], nonché scambi di mail tra i funzionari di AEG[39]. Anche il Dott. Allan Metzger, medico della star, sul banco dei testimoni, parlò delle paure del cantante riguardo al fatto che le sue condizioni di salute non gli avrebbero permesso di sostenere tutti quegli show e che soffriva d’insonnia, soprattutto durante i tour[40].

Ulteriori scambi di mail tra Murray e AEG rivelano che quest’ultima società era a conoscenza dei trattamenti pericolosi che il medico praticava su Jackson[41].

In un’altra mail spedita ad un altro dirigente di AEG, Randy Phillps scrisse che Jackson non avrebbe più potuto tirarsi indietro altrimenti lo avrebbe atteso il disastro finaziario[42][43]; questo perché il contratto tra la AEG Live e Michael Jackson è parso essere stato redatto con il solo scopo di distruggere finanziariamente la pop star e le due firme di Jackson sembrano essere diverse[44]. Sempre da missive inviate via web, presentate in aula al processo Murray[45], si è scoperto che l’assicurazione pretendeva un’ulteriore visita medica a Londra, mentre le condizioni di Jackson stavano peggiorando, prima di estendere la polizza sulle date aggiunte di cui AEG aveva già venduto i biglietti. La morte della star fu una benedizione per AEG, come scrisse lo stesso Randy Phillps in una mail[46], considerati anche i profitti che ne sono succeduti e in seguito ai quali quest’ultimo è stato riconfermato presidente della AEG Live[47]. Varie strategie di recupero e guadagno, infatti, vennero attuate: biglietti commemorativi in cambio di rimorsi,la proiezioni in tutte le sale cinematografiche del film “This is it” e la commercializzazione dei dvd, i cd della colonna sonora, lo spettacolo di Londra[48], la vendita di oggetti di merchandising e aste dello stesso materiale[49]. Per quanto riguarda il film “This is it”, durante le udienze preliminari emerse che, alla prima, Kenny Ortega aveva mentito sul banco dei testimoni, dichiarando che le telecamere che avevano ripreso le prove dei concerti erano due[50] per sottolineare il fatto che dovevano essere riprese private destinate esclusivamente all’archivio personale del cantante, invece successivamente, in quella del 16 giugno 2011, risultò che erano di più, come se si dovesse girare effettivamente un film[51][52].

Aeg avrebbe voluto persino guadagnare sul Memorial di Michael Jackson, ma viste le proteste, dovette desistere[53]. La società promotrice pensava di riscuotere anche la polizza assicurativa che copriva le prime date dei concerti e che includeva la morte per overdose da farmaci, ma considerato che il propofol è un anestetico da somministrare esclusivamente in ambito ospedaliero, unitamente alla testimonianza di un funzionario della Lloyd’s che dichiara di aver ricevuto dal Dr. Murray la rassicurazione della perfetta forma del cantante che però, secondo l’orario della chiamata, era già morto[54], la compagnia di assicurazione Lloyd’s si rifiutò di pagare e a giugno 2011 depositò una citazione in tribunale[55]. Quando furono rese note le mail che si scambiavano i promotori dei concerti, le quali comprovano che essi erano a conoscenza delle condizioni psicofisiche non affatto buone di Michael Jackson[56], AEG rinunciò alla causa[57].

L’investigatrice del Coroner Elissa Fleak testimoniò che c’era il camino acceso (era il 25 giugno) nella stanza dove il cantante è deceduto. Tra l’altro non era la sua stanza da letto abituale[58]. Il rigor mortis probabilmente si verificò in un momento successivo per cui Jackson potrebbe essere morto anche molto tempo prima: il medico legale non fu in grado di stabilire l’ora del decesso che non è riportata sul referto autoptico.

Non fu possibile stabilire chi fosse a Carlwood effettivamente la notte dell’omicidio in quanto i video relativi alle registrazioni delle telecamere di sorveglianza sono spariti. Il procuratore David Walgren, durante la Status Conference del 16 marzo 2011, affermò che l’accusa stava ancora cercando di contattare il dipartimento di polizia di Los Angeles e la società del sistema di sicurezza per sapere se fossero disponibili altre registrazioni oltre a quelle che gli erano state recapitate, riguardanti l’esterno della residenza di Jackson e le porte di ingresso. Durante il processo Murray, dalla testimonianza del signor Alexander Suppal, uno specialista in sorveglianza della polizia di Los Angeles, risultò che nessuno gli ordinò di scaricare altri filmati dai nastri delle telecamere di sorveglianza della casa di Michael Jackson, oltre a quelli di pochi minuti relativi all’arrivo di Murray e poi dell’artista alla proprietà la notte del 25 giugno 2009. Suppal dichiarò che fu il detective Martinez a prendere la decisione di scaricare solo quei filmati[59].

Il procuratore Walgren durante il controinterrogatorio del dottor White, l’esperto di propofol testimone per la difesa, lo portò a dire che, considerate le quantità di lorazepam e propofol risultanti nell’organismo della star, non avrebbe senso pensare che Murray volesse continuare a sedare un Michael Jackson già sedato: ciò sarebbe spiegabile solo nel caso in cui il medico avesse voluto fargli del male volontariamente[60] e lo ha ribadito anche nella sua arringa finale: “…Murray ha voluto mettere ko Michael Jackson, se si vuole credere che non fosse già ko!”[61]. Anche dall’ultima testimonianza del dottor Steven Shafer, esperto di propofol per l’accusa, è emerso che in base a studi effettuati nel 2002, le quantità di propofol e benzodiazepine somministrate da Murray a Jackson erano maggiori di quelle che Shafer stesso aveva inizialmente ipotizzato[62]. Infine nel Memorandum del procuratore leggiamo: “Il modo in cui il crimine è stato eseguito crimine indica pianificazione, sofisticazione o professionismo (…) Le prove mostrano senza ombra di dubbio che l’imputato sapeva che ciò che stava facendo era sbagliato (…) L’imputato si è approfittato di una posizione di fiducia o confidenza per commettere il crimine…”[63].

Tutto ciò ha destato dei sospetti in merito al fatto che la morte della star potrebbe non trattarsi di omicidio colposo, ma qualcosa di più. Le indagini, però, furono rivolte solo verso Murray, lasciando in sospeso numerosi interrogativi al riguardo. Inoltre i discografici (Sony), manager della star[64] e la stessa AEG Live avrebbero effettuato cospicui finanziamenti alle carriere di alcune figure istituzionali che, visto il loro ruolo, sarebbero potute essere personaggi chiave per risolvere i misteri dell’omicidio in questione. Ciò ha sollevato ulteriori sospetti in merito[65]. La famiglia Jackson ha mosso una causa civile contro la AEG Live, in quanto la ritiene responsabile di frode, negligenza, inflizione di stress emotivo e cospirazione civile, elementi che avrebbero condotto alla morte la pop star[66]

La Rowe approva l’affidamento congiunto tra Katherine e TJ

Lascia un commento

Piccolo aggiornamento sulla questione dell’affidamento dei figli di MJ.
Visti gli avvenimenti degli ultimi tempi nella famiglia Jackson, anche la madre naturale di Prince e Paris si è interessata alla situazione dei suoi figli.
Presso la Corte Superiore della contea di Los Angeles, Debbie Rowe ha depositato dei documenti con cui approva l’affidamento congiunto tra Katherine e TJ, il 34enne terzogenito di Tito.
In questi documenti, però, si afferma: “Se l’accordo raggiunto da TJ Jackson e Katherine Jackson diventa insostenibile, instabile, insicuro o in qualsiasi modo contrario agli interessi dei bambini, la signora Rowe chiederà l’intervento del tribunale”.
Dopo l’affidamento congiunto, che è stato stabilito mentre Katherine era scomparsa in Arizona, il giudice ha deciso che la Rowe dovrà essere informata nel caso in cui venissero apportate modifiche all’accordo per la tutela dei 3 ragazzi.

Lotta interna nella famiglia Jackson

Lascia un commento

Avevamo riportato un articolo del New York Post tradotto su MJFANSQUARE che riguardava la lotta interna nella famiglia Jackson portata alla luce dai twit di Paris. Articolo abbastanza inattendibile, visto che attribuiva delle frasi a Janet e a Paris in base al video di sorveglianza pubblicato precedentemente, che è senza audio!!!

Pubblichiamo, invece, la traduzione (tratta da mjjforum.it) di una lettera di Jermaine pubblicata sul suo twitter, sempre sulla questione del testamento.

Inoltre c’è il comunicato dell’avvocato di Janet che porta alla luce un altro possibile scenario.

Più in basso, il comunicato di Howard Weitzman, avvocato dell’Estate di MJ, che ha interdetto l’accesso alla casa di Katherine per alcuni membri della famiglia Jackson.

Da segnalare che ora l’affidamento dei figli di MJ è in condivisione tra Katherine e TJ Jackson (figlio di Tito).

A proposito del testamento, Howard Mann, socio d’affari di Katherine contro i quali l’Estate ha sollevato una questione di “copyright” per un libro che dovevano pubblicare, nel processo che si terrà a fine agosto/inizio settembre porterà delle prove che metterebbero seriamente in dubbio la validità del testamento di MJ del 2002.

La prima udienza è prevista per il 27 agosto.

——————

COMUNICATO DI JERMAINE

“Ieri, ho avuto una telefonata con mio figlio Jaafar che mi ha spezzato il cuore. Mi ha chiesto: “È vero che non potremo più visitare la casa della nonna come una famiglia?”

Adesso basta..dopo un lungo esame di coscienza, è chiaro che sia il momento per noi di vivere secondo per parole di Michael sull’amore, non sulla guerra. In questo spirito, offro questa dichiarazione come un modo per estendere un ramo d’ulivo. Di conseguenza, ritiro la mia firma dalla lettera che è stata inviata all’Estate, che non sarebbe mai dovuta essere pubblica.

Conservo ancora profonde riserve su molte delle questioni che coinvolgono l’Estate e continuerò a portare controllo e una voce risoluta ovunque ci sia motivo per preoccuparsi. Ma il modo giusto per affrontare tali questioni attraverso è fare uso di canali appropriati e attraverso un dialogo privato, non un conflitto pubblico.

Qualsiasi siano le false dichiarazioni che i tabloid online che hanno portato la gente a credere di tutto ciò, la mia principale preoccupazione è sempre e solo stata radicata nel benessere di nostra madre, nell’ambiente in cui vive. Nessuno là fuori ha un’idea circa le sollecitazioni e le pressioni a cui è stata a lungo sottoposta, prima degli ultimi avvenimenti ed io, come tutti in famiglia, adoro la terra su cui cammina.

Inoltre, la perdita di Michael di tre anni fa è una ferita per noi ancora fresca. Il dolore sempre presente mi perseguita con domande sul fatto che lo abbiamo lasciato troppo da solo o se abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per aiutarlo quando il mondo dello spettacolo lo ha circondato. Perciò, quando si tratta dal benessere dei nostri cari, e specialmente di nostra madre, forse siamo comprensibilmente e fieramente iperprotettivi.

Come ha confermato l’avvocato Perry Sanders, un controllo sanitario aveva rilevato un’alta pressione sanguigna di mia madre. Il riposo era l’unica motivazione per la quale è stata in Arizona. Prince ha anche portato le sue borse giù per le scale e l’ha invitata a riposarsi, perché veniamo tutti dalla stessa educazione premurosa.

Quando lei era via, e i bambini erano affidati a TJ (il figlio di Tito), non c’è mai stato un malintenzionato tentativo di impedire ai ragazzi di parlare con la loro nonna. Eravamo semplicemente preoccupati che una chiamata da casa avrebbe comportato (o provocato) innanzitutto conversazioni con individui con cui siamo in controversia, e un conseguente innalzamento della pressione, che non era ciò che le era stato prescritto dal medico. Per questo motivo siamo andati nella casa di Calabasas per parlare direttamente con i bambini e per discutere su come avrebbero potuto incontrare la nonna. L’accesso ci è stato negato dalla sicurezza, ed era chiaro che i sospetti reciproci avevano permesso che glie eventi andassero fuori dal controllo.

Mi dispiace che sia stato permessi che questi eventi raggiungessero un simile livello. Mi dispiace per ogni disagio causato a Prince, Paris e Blanket. Tutto questo non è mai stata intenzione mia e di Janet, Rebbie e Randy. Andando avanti, il modo migliore per garantire il benessere a nostra mamma e quello dei figli di Michael è quello di avere un dialogo collettivo e privato.

Degli errori sono stati fatti e delle cose irrazionali sono state dette da entrambi i lati, in ambiente di forte carica emotiva. È giunta l’ora per tutti noi di tracciare una linea nella sabbia e di muoverci verso la pace, la cooperazione, l’amore e la guarigione. Spero vivamente che potremo trovare nei nostri cuori la forza per farlo. Perché al di là di qualsiasi altra cosa e sopra ogni cosa, ciò che conta…è la famiglia.”

————————-

COMUNICATO DELL’AVVOCATO DI JANET

“Sono l’avvocato di Janet Jackson. Faccio questa dichiarazione a nome suo e di Randy e Rebbie Jackson, a proposito dei recenti avvenimenti che coinvolgono loro, la loro famiglia, e l’Estate del loro defunto fratello Michael Jackson.

Sin dal momento della perdita di Michael, la preoccupazione principale di Janet, Randy e Rebbie è stata e continua ad essere la sicurezza e il benessere dei suoi figli, della madre Katherine e dell’intera famiglia. Purtroppo, queste persone sono state danneggiate dalle azioni degli esecutori dell’Estate di Michael, John Branca e John McClain dell’avvocato Howard Weitzman e delle persone pagate per eseguire i loro ordini.

La campagna negativa generata dagli esecutori e dai loro agenti è inarrestabile. Nelle ultime settimane i media hanno ricevuto delle segnalazioni assurde – tutte dimostratesi false – a proposito del rapimento di Katherine Jackson e di abusi fisici e verbali di un minore. Gli esecutori e i loro agenti hanno anche recentemente emesso un comunicato per impedire a Janet, Rebbie e Randy Jackson di visitare nella sua casa la loro madre 82enne e i figli di Michael.

Le azioni degli esecutori e di chi lavora per loro possono essere comprese solamente alla luce dei dubbi sul testamento di Janet, Randy e Rebbie. Gli esecutori non hanno mai fornito una spiegazione valida su come Michael abbia potuto firmare il testamento in California mentre prove inconfutabili stabiliscono che si trovava a New York.

È importante sottolineare che Janet, Rebbie e Randy hanno messo in dubbio la veridicità del testamento senza alcuna motivazione economica, non guadagnerebbero nulla finanziariamente parlando se venisse dimostrato che il testamento non è valido. Vale la pena ripeterlo: non guadagnerebbero nulla finanziariamente parlando se venisse dimostrato che il testamento non è valido. I figli di Michael saranno i beneficiari della sua Estate. Quello che succederà se venisse dimostrato che il testamento non è valido è che gli esecutori verranno sostituiti e l’Estate e la tutela dei ragazzi verranno gestiti in modo tale da poter tutelare i migliori interessi dei ragazzi, che è ciò che Michael desiderava. Le persone che ci perderebbero di più se venisse provata la falsità del testamento sono, ovviamente, gli esecutori e quelli sul loro “libro paga”.

Janet, Randy e Rebbie proseguiranno nella loro ricerca della verità, per fare in modo che i desideri del loro fratello Michael vengano realizzati.”

————————

LETTERA DI WEITZMAN

“Date le circostanze delle ultime due settimane, e al fine di proteggere i bambini e la signora Jackson, gli esecutori credono che non sarebbe opportuno consentire alle seguenti persone l’accesso nella residenza o nell’area della proprietà e abbiamo ordinato alla sicurezza di impedire che le seguenti persone potessero entrare nella residenza: Randy Jackson e uno dei suoi figli, Janet Jackson, Rebbie Jackson e uno dei suoi figli, Jermaine Jackson, sua moglie e uno dei suoi figli, Janice Smith, o chiunque altro sia stato coinvolto negli ultimi avvenimenti che hanno portato alla separazione e all’incapacità di comunicare alla signora Jackson con i figli di Michael, o qualsiasi altro agente o rappresentante di questi individui.

Non ci saranno altri membri della sicurezza o autisti ammessi nella proprietà ad eccezione di quelli nominati dall’Estate di Michael Jackson. A Joe Jackson è preclusa la possibilità di entrare nella proprietà. Howard Mann, che è nel contenzioso contro l’Estate e che sta lavorando con i fratelli Jackson che hanno scritto la “lettera”, non dovrebbe essere ammesso nella proprietà.”

Per quanto riguarda la “lettera” a cui si fa riferimento, si tratta di quella firmata da Janet, Jermaine, Randy, Rebbie e Tito Jackson, dove si chiedono le dimissioni degli esecutori dell’Estate.

La lettera scritta da Weitzman continua dicendo:

“Ovviamente Paris, Prince e Blanket, T.J e i suoi fratelli, Tito, Marlon, Jackie e i loro coniugi, i membri attuali della sicurezza (assunti dall’Estate), il personale (per TJ), Meg Lodise, Michael Kane, Sandra Ribera, Parry Sanders, Trent Jackson, voi (Charles Shultz) e tutte le altre persone autorizzate da TJ (a parte quelli sopra elencati), sono autorizzati ad entrare e a rimanere nella proprietà.

È indispensabile per l’Estate che d’ora in avanti venga assicurato un ambiente sicuro ed appropriato per i figli di Michael Jackson e per sua madre.”

Misteriosa assenza e ricomparsa di Katherine Jackson

Lascia un commento

Strani movimenti sono avvenuti in questi giorni nella famiglia Jackson.
Paris fino a stamattina lamentava un’assenza prolungata e ingiustificata della nonna Katherine. Un mistero che sembra abbia indotto un altro nipote di Katherine, Trent, a dichiarare la nonna come “persona scomparsa”.
Alcuni dei figli di Katherine si erano affrettati a smentire e a dichiarare che la sua assenza era dovuta a motivi di salute, ma intanto anche Marlon su Twitter si domandava: “Sono stanco di non sapere dov’è mia madre. Le ho parlato l’altra notte, ma non sembrava lei. Mi è stato detto da Janet, Randy e Jermaine che non potevo vederla per ordine del dottore, ma li vedo in televisione con lei. Com’è che non mi hanno chiamato in modo che potessi essere anch’io con lei?”.
Finalmente, nelle prime ore di oggi (alle 12 circa in Italia), Paris ha annunciato che Katherine è tornata: “grandma’s here!”, ha twittato (anche se le era stato promesso che l’avrebbe rivista ieri).
Un mistero che sembra confermare una lotta interna nella famiglia e un vociferato tentativo di allontanare i figli di MJ dalla nonna. Tesi che sembrerebbe sia stata confermata anche da Prince, in qualche modo.
Da un lato ci sarebbe il gruppo composto da Tito, Randy, Jermaine, Janet e Rebbie: coloro che ricordano la possibile irregolarità del testamento di MJ preso in considerazione.
Questo gruppo sembra essere anche quello che vorrebbe allontanare i 3 figli di MJ da Katherine.
Sembra che Tito abbia anche richiesto di avere la custodia dei 3 ragazzi, mentre Randy, Jermaine e Janet sarebbero stati ripresi da una videocamera di sicurezza che mostrerebbe un “litigio” con Prince e Paris, con Janet che tenta di togliere il cellulare a Paris forse per evitare che continui ad usare Twitter (video diffuso da TMZ).
Comunque, Katherine è ricomparsa, e per ora si può fare un sospiro di sollievo, in attesa di ulteriori sviluppi e maggiori informazioni.

Fonti: mjjforum.it, ansa.it, twitter.com, tmz.com

Il video:

3 anni dall’assassinio di MJ

Lascia un commento

Oggi è il 3° anniversario della morte di Michael Jackson.

1096 giorni dal suo assassinio con cui si è impedito che avvenisse il ritorno del Re Del Pop e che si arrivasse alla conclusione del contratto con la Sony che lo teneva legato da quasi due decenni.

Attualmente, l’unico ad aver pagato, almeno per una parte di responsabilità che è stata appurata, è stato il dottor Conrad Murray, condannato a 4 anni di reclusione il 7 novembre 2011 perché riconosciuto colpevole di semplice omicidio colposo non intenzionale.

Intanto, ci sono altri processi ancora pendenti. Primo fra tutti, quello intentato da Katherine Jackson contro l’AEG per negligenza. Il giudice ha deciso di accorpare a questa causa anche quella di Joe Jackson contro il dottor Murray.

Il mese scorso, però, l’AEG ha ottenuto di posticipare l’inizio del processo per potersi preparare alla causa, così la data, precedentemente fissata al 10 settembre, è stata spostata al 2 aprile 2013.

Quanto ci vorrà prima che tutta la verità riesca ad emergere?

Calcolando che per la trattativa Stato-mafia qui in Italia stanno emergendo nuovi dettagli ancora adesso dopo 20 anni, chissà che non bisognerà aspettare altrettanto anche per quest’altro caso.