Il 3 aprile è iniziato il processo intentato dalla famiglia Jackson contro la AEG Live, la società che ha organizzato il THIS IS IT TOUR e accusata di aver avuto un ruolo fondamentale per la morte di Michael Jackson.

Contattato telefonicamente dalla CNN nel carcere dove sta scontando 4 anni per omicidio colposo, il dottor Conrad Murray ha dichiarato di non aver ricevuto mandati di comparizione per questo processo. Poi ha espresso l’intenzione di fare ricorso contro la condanna che sta scontando, sebbene tale condanna sia avvenuta il 7 novembre 2011.

Per quanto riguarda l’AEG, la famiglia Jackson vuole dimostrare come la responsabilità dell’operato di Murray sia direttamente riconducibile alle alte sfere dell’AEG.

L’AEG, invece, secondo quanto dichiarato dall’avvocato che la rappresenta Marvin Putnam, “il dottor Murray fu scelto da Michael Jackson. Fu lui a portarlo a Los Angeles. E’ stato il suo medico personale per tanti anni, e continuò a ricoprire questo ruolo sotto la sua diretta supervisione. Solo Jackson aveva facoltà di revocare il suo mandato”.

La dichiarazione secondo cui Murray sarebbe stato il medico personale di MJ per tanti anni è falsa; semplicemente, si erano conosciuti nel 2006, quando Murray curò uno dei figli di MJ a Las Vegas. Oltretutto, secondo quanto risulta dai documenti a sostegno delle accuse contro l’AEG, è proprio questa società ad aver stipulato l’accordo con Murray, denominato “AEG-MURRAY AGREEMENT“, mentre “Michael Jackson non aveva alcun diritto di porre fine all’accordo. Era la AEG che dirigeva, controllava e supervisionava il lavoro di Murray”; inoltre “l’AEG insistette affinché Jackson continuasse le cure con Murray e non ricevesse altri trattamenti con altri medici”, secondo quanto ricostruito nella “denuncia per danni” contro l’AEG presentata da Katherine Jackson il 15 settembre 2010.

A proposito delle responsabilità non esclusivamente di Murray, ecco cosa dichiarò Laura Panunzio (ex collaboratrice e amica di MJ) a luglio 2009: “come mai Murray si trovava a lavorare col cantante ed era stato contemporaneamente assunto dalla AEG, con un contratto di 300,000$, dopo essere stato radiato dall’albo dei medici, nel 2008, per cattiva condotta verso altri pazienti; e guarda caso pare che Murray avesse debiti che ammontavano all’incirca alla cifra pattuita con la AEG”. E aggiunse: “Io penso che si stia cercando premeditatamente di far incolpare un medico da quattro soldi, Murray, usato come capro espiatorio (con la scusa di porre fine ai suoi problemi con l’assunzione da parte della AEG e il contratto di 300,000$), quando i veri responsabili sono altri”.

Altri dettagli su quanto emerso sull’assassinio di MJ sono ben riassunti su Wikipedia, che riporto qui sotto.

Da elementi discussi al processo che lo vedeva imputato per omicidio colposo, si scoprì che Conrad Murray fu assunto dalla AEG Live; il dottore, all’epoca dell’assunzione, era pieno di debiti[17]. Il rapporto tra il medico e la società promotrice dei concerti è comprovato da un contratto anche se non perfezionato, discusso in aula, dal quale si evince che l’assunzione del dottore fu di competenza della AEG[18], che non ricevette mai una copia dello stesso firmata da Michael Jackson per accettazione; esiste solo una copia firmata dal dottor Murray la sera prima che il cantante venisse ucciso. In quel contratto si legge anche che il medico doveva “[…] occuparsi delle necessità mediche dell’artista, riuscire a curarlo in caso di emergenza e provvedere anche ad altri trattamenti medici richiesti da AEG”[19]. A proposito di “trattamenti”, durante le udienze preliminari del processo emerse dalla testimonianza del farmacista Lopez, al quale si era rivolto Murray per ordinare il propofol ed altri medicinali, che il medico richiese anche degli energizzanti, dicendogli che erano per se stesso e Lopez gli procurò dell’ECA (Efedrina, Caffeina, Aspirina),[20], ma dell’efedrina è stata ritrovata nell’organismo di Jackson[21]. Tale sostanza è controindicata per chi soffre d’insonnia in quanto la provoca o la accentua, e causa anche ansia, anoressia e febbre[22]. Murray, probabilmente, somministrava al cantante ECA di giorno come energizzante, propofol e benzodiazepine di notte per farlo dormire[23]. Jackson era stato oggetto di somministrazioni di questo tipo per quasi tre mesi[24].

Durante il processo il Dott. Steven Shafer, esperto di propofol, dimostrò scientificamente l’impossibilità della autosomministrazione dell’anestetico dal parte del cantante[25] e dichiarò che l’ingestione di tale sostanza non produce alcun affetto sull’essere umano[26].

Murray durante le indagini mentì ripetutamente e si contraddisse più volte[27], non si mostrò mai pentito per quello che aveva fatto, arrivando persino a incolpare lo stesso Jackson della sua morte. Tutto ciò gli costò la massima pena prevista per questo genere di reato prevista nello stato della California: infatti il giudice Pastor decise di infliggerla in quanto definì le pratiche che Murray esercitava su Jackson “pazzia medica”, “esperimenti in medicina che non possono essere tollerati” e ritenne che l’aspetto più intollerante del comportamento di Murray in tutta questa vicenda fu ed è, appunto, la totale la mancanza di senso di colpa e rimorso per quanto accaduto[28].

Circostanze sospette

Nel 2008 Jackson vendette una quota del Neverland Ranch alla Colony Capital[29]; come testimoniò Randy Phillps al processo Murray, questa società successivamente lo contattò per organizzare i concerti[30] probabilmente per recuperare il denaro speso per Neverland. Così Phillips contattò Tohme Tohme, all’epoca “manager” della pop star, un uomo d’affari dai trascorsi tutt’altro che chiari di cui Michael Jackson aveva paura[31][32].

A maggio 2009 Jackson tentò di licenziare Tohme Tohme attraverso una lettera[33] ma il ”manager” stranamente apparirà alle spalle del fratello di Michael , Jermaine, quando quest’ultimo annuncerà che la pop star è morta e comparirà nei credits del film “This is it” come “Personal Advisor”[34]. I concerti inizialmente dovevano essere 10, ma divennero improvvisamente 50 e Jackson confidò ad alcuni fan di non aver mai concordato tutte quelle date, bensì 10, appunto[35]. Paul Gongaware, dirigente di AEG, durante l’interrogatorio del vice procuratore Deborah Brazil, esitò quando gli fu chiesto chi avesse firmato il contratto per 31 concerti all’arena O2 di Londra, dichiarando inizialmente che era stata solo la Aeg Live[36]. Non esiste, comunque, nessun contratto che prevede 50 date. Quando cominciarono a trapelare le voci riguardo al fatto che Jackson non aveva concordato tutti quegli show e che non stava bene, Randy Phillps e il regista dello show Kenny Ortega si affrettarono a dichiarare pubblicamente, nel periodo immediatamente antecedente alla morte, che le condizioni psico fisiche del cantante erano ottime[37], mentre in realtà sapevano che Jackson non stava bene, come dimostra lo scambio di mail intercorso tra i due[38], nonché scambi di mail tra i funzionari di AEG[39]. Anche il Dott. Allan Metzger, medico della star, sul banco dei testimoni, parlò delle paure del cantante riguardo al fatto che le sue condizioni di salute non gli avrebbero permesso di sostenere tutti quegli show e che soffriva d’insonnia, soprattutto durante i tour[40].

Ulteriori scambi di mail tra Murray e AEG rivelano che quest’ultima società era a conoscenza dei trattamenti pericolosi che il medico praticava su Jackson[41].

In un’altra mail spedita ad un altro dirigente di AEG, Randy Phillps scrisse che Jackson non avrebbe più potuto tirarsi indietro altrimenti lo avrebbe atteso il disastro finaziario[42][43]; questo perché il contratto tra la AEG Live e Michael Jackson è parso essere stato redatto con il solo scopo di distruggere finanziariamente la pop star e le due firme di Jackson sembrano essere diverse[44]. Sempre da missive inviate via web, presentate in aula al processo Murray[45], si è scoperto che l’assicurazione pretendeva un’ulteriore visita medica a Londra, mentre le condizioni di Jackson stavano peggiorando, prima di estendere la polizza sulle date aggiunte di cui AEG aveva già venduto i biglietti. La morte della star fu una benedizione per AEG, come scrisse lo stesso Randy Phillps in una mail[46], considerati anche i profitti che ne sono succeduti e in seguito ai quali quest’ultimo è stato riconfermato presidente della AEG Live[47]. Varie strategie di recupero e guadagno, infatti, vennero attuate: biglietti commemorativi in cambio di rimorsi,la proiezioni in tutte le sale cinematografiche del film “This is it” e la commercializzazione dei dvd, i cd della colonna sonora, lo spettacolo di Londra[48], la vendita di oggetti di merchandising e aste dello stesso materiale[49]. Per quanto riguarda il film “This is it”, durante le udienze preliminari emerse che, alla prima, Kenny Ortega aveva mentito sul banco dei testimoni, dichiarando che le telecamere che avevano ripreso le prove dei concerti erano due[50] per sottolineare il fatto che dovevano essere riprese private destinate esclusivamente all’archivio personale del cantante, invece successivamente, in quella del 16 giugno 2011, risultò che erano di più, come se si dovesse girare effettivamente un film[51][52].

Aeg avrebbe voluto persino guadagnare sul Memorial di Michael Jackson, ma viste le proteste, dovette desistere[53]. La società promotrice pensava di riscuotere anche la polizza assicurativa che copriva le prime date dei concerti e che includeva la morte per overdose da farmaci, ma considerato che il propofol è un anestetico da somministrare esclusivamente in ambito ospedaliero, unitamente alla testimonianza di un funzionario della Lloyd’s che dichiara di aver ricevuto dal Dr. Murray la rassicurazione della perfetta forma del cantante che però, secondo l’orario della chiamata, era già morto[54], la compagnia di assicurazione Lloyd’s si rifiutò di pagare e a giugno 2011 depositò una citazione in tribunale[55]. Quando furono rese note le mail che si scambiavano i promotori dei concerti, le quali comprovano che essi erano a conoscenza delle condizioni psicofisiche non affatto buone di Michael Jackson[56], AEG rinunciò alla causa[57].

L’investigatrice del Coroner Elissa Fleak testimoniò che c’era il camino acceso (era il 25 giugno) nella stanza dove il cantante è deceduto. Tra l’altro non era la sua stanza da letto abituale[58]. Il rigor mortis probabilmente si verificò in un momento successivo per cui Jackson potrebbe essere morto anche molto tempo prima: il medico legale non fu in grado di stabilire l’ora del decesso che non è riportata sul referto autoptico.

Non fu possibile stabilire chi fosse a Carlwood effettivamente la notte dell’omicidio in quanto i video relativi alle registrazioni delle telecamere di sorveglianza sono spariti. Il procuratore David Walgren, durante la Status Conference del 16 marzo 2011, affermò che l’accusa stava ancora cercando di contattare il dipartimento di polizia di Los Angeles e la società del sistema di sicurezza per sapere se fossero disponibili altre registrazioni oltre a quelle che gli erano state recapitate, riguardanti l’esterno della residenza di Jackson e le porte di ingresso. Durante il processo Murray, dalla testimonianza del signor Alexander Suppal, uno specialista in sorveglianza della polizia di Los Angeles, risultò che nessuno gli ordinò di scaricare altri filmati dai nastri delle telecamere di sorveglianza della casa di Michael Jackson, oltre a quelli di pochi minuti relativi all’arrivo di Murray e poi dell’artista alla proprietà la notte del 25 giugno 2009. Suppal dichiarò che fu il detective Martinez a prendere la decisione di scaricare solo quei filmati[59].

Il procuratore Walgren durante il controinterrogatorio del dottor White, l’esperto di propofol testimone per la difesa, lo portò a dire che, considerate le quantità di lorazepam e propofol risultanti nell’organismo della star, non avrebbe senso pensare che Murray volesse continuare a sedare un Michael Jackson già sedato: ciò sarebbe spiegabile solo nel caso in cui il medico avesse voluto fargli del male volontariamente[60] e lo ha ribadito anche nella sua arringa finale: “…Murray ha voluto mettere ko Michael Jackson, se si vuole credere che non fosse già ko!”[61]. Anche dall’ultima testimonianza del dottor Steven Shafer, esperto di propofol per l’accusa, è emerso che in base a studi effettuati nel 2002, le quantità di propofol e benzodiazepine somministrate da Murray a Jackson erano maggiori di quelle che Shafer stesso aveva inizialmente ipotizzato[62]. Infine nel Memorandum del procuratore leggiamo: “Il modo in cui il crimine è stato eseguito crimine indica pianificazione, sofisticazione o professionismo (…) Le prove mostrano senza ombra di dubbio che l’imputato sapeva che ciò che stava facendo era sbagliato (…) L’imputato si è approfittato di una posizione di fiducia o confidenza per commettere il crimine…”[63].

Tutto ciò ha destato dei sospetti in merito al fatto che la morte della star potrebbe non trattarsi di omicidio colposo, ma qualcosa di più. Le indagini, però, furono rivolte solo verso Murray, lasciando in sospeso numerosi interrogativi al riguardo. Inoltre i discografici (Sony), manager della star[64] e la stessa AEG Live avrebbero effettuato cospicui finanziamenti alle carriere di alcune figure istituzionali che, visto il loro ruolo, sarebbero potute essere personaggi chiave per risolvere i misteri dell’omicidio in questione. Ciò ha sollevato ulteriori sospetti in merito[65]. La famiglia Jackson ha mosso una causa civile contro la AEG Live, in quanto la ritiene responsabile di frode, negligenza, inflizione di stress emotivo e cospirazione civile, elementi che avrebbero condotto alla morte la pop star[66]