Piccola divagazione. Quest’anno ricorre il centenario della Conferenza Internazionale sul Tempo, svoltasi nel 1912 a Parigi.

Nell’Ottocento, con le invenzioni del treno e del telegrafo, iniziò a farsi sentire il problema del fuso orario, dato che ogni città aveva il proprio basandosi sulla posizione del Sole.

Il treno iniziò a permettere spostamenti più rapidi che evidenziarono le differenze d’orario. Furono proprio le ferrovie a spingere inizialmente verso l’instaurazione di un’ora mondiale, o meglio di un sistema orario ordinato, anche perché un treno nell’attraversare gli Stati Uniti dalla costa Orientale alla Costa Occidentale si sarebbe imbattuto in oltre 200 fusi orari differenti, con una conseguente confusione per gli orari di partenza e di arrivo.

Il telegrafo poi, che iniziò a consentire comunicazioni istantanee a grandi distanze, palesava chiaramente questa problematica.

Iniziarono, dunque, i primi tentativi di mettere ordine agli orari mondiali. Da un lato c’erano le ferrovie, che il 18 novembre 1883 imposero una loro ora ufficiale; dall’altro lato i governi che si riunirono a Washington nel 1884 per la prima conferenza sul meridiano fondamentale con cui si stabilì Greenwich come meridiano zero e si divise la Terra in 24 fusi orari separati da un’ora.

Alla conferenza parteciparono 25 paesi, ma nonostante la praticità del sistema stabilito, il mondo fu lento ad adottarlo: il Giappone si coordinò nel 1888, Belgio e Olanda nel 1892, Germania, Austria-Ungheria e Italia nel 1893, ma in tutto il mondo persistette una generale confusione.

La Francia nel 1891 aveva stabilito come ora nazionale quella di Argentan, di 9 minuti e 21 secondi in anticipo rispetto a quella di Greenwich. Ad ogni modo, fu proprio la Francia che ad un certo punto decise di mettersi alla guida

«del movimento per l’ora mondiale unificata basato sulle direttive emanate nel 1884. Se il meridiano zero doveva essere sul suolo inglese, almeno l’istituzione dell’ora mondiale avrebbe avuto luogo in Francia. Così, il presidente Raymond Poincaré fece ospirate a Parigi la Conferenza Internazionale sul Tempo nel 1912, che elaborò un metodo uniforme per determinare e conservare segnali orari accurati e trasmetterli nel mondo.

Tutto ciò fu reso possibile dal radiotelegrafo. Fin dal 1905, la marina militare USA aveva trasmesso da Washington segnali orari con il radiotelegrafo. La torre Eiffel nel 1910 trasmise l’ora di Parigi ancor prima che essa fosse dichiarata legalmente l’ora della Francia. Dal 1912, il sistema fu allargato con installazioni a Nancy, Charleville e Langres, così che l’intero paese poteva ricevere simultaneamente gli stessi segnali. Houllevigue si vantò del fatto che  Parigi “soppiantata da Greenwich come origine dei meridiani, è stata proclamata centro orario iniziale, orologio dell’universo”. L’osservatorio di Parigi avrebbe preso le letture astronomiche e le avrebbe inviate alla torre Eiffel, la quale le avrebbe a sua volta ritrasmesse alle otto stazioni dislocate sul globo. Alle ore 10 del mattino del 1 Luglio 1913, la torre Eiffel inviò il primo segnale orario trasmesso al mondo. Una volta istituita la struttura di una rete elettronica globale, l’indipendenza delle ore locali cominciò a crollare. Qualsivoglia fascino l’ora locale potesse avere avuto un tempo, il mondo era destinato a risvegliarsi con i ronzii e i rintocchi di campane provcati da impulsi che si propagavano nel mondo alla velocità della luce.»

(Sthephen Kern, Il tempo e lo spazio, Il Mulino, Bologna, 2002, p. 20-21).

Beh, argomento molto interessante soprattutto per noi che adesso in tempo reale possiamo seguire e seguiamo avvenimenti in tutto il mondo, e in particolare in California che è a 9 fusi orari di distanza.

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